Dopo Freud, 5 luminari che meriterebbero una serie

Grazie ai suoi lavori sulla macchina analitica di Babbage e all’abbozzo di algoritmo legato ai numeri di Berouli, Ada Lovelace, matematica e scrittrice del XIX secolo, è da più parti considerata come la prima programmatrice di computer della storia. I suoi studi rappresentarono un passo avanti fondamentale per l’emancipazione per le donne dell’epoca. Ma la sua vita fu ricca e stravagante anche oltre i primati accademici: nata nel 1815, infatti, era figlia del famoso poeta e politico Lord Byron (anche lui degno delle biografie più romanzate) e di Anne Isabella Milbanke, a sua volta pioniera della matematica. Cresciuta con la madre (Byron morì nella guerra d’indipendenza greca del 1824), Ada s’interessò fin da giovane alla matematica ed ebbe modo di frequentare i nomi più illustri dell’intellighenzia dell’epoca, da Charles Dickens a Michael Faraday. Negli ultimi anni di vita, minati da un cancro uterino, subì in modo opprimente le pressioni della madre, allontanandosi perfino dal marito, il conte di Lovelace, per via di una rivelazione mai resa nota. Insomma, aneddoti per riempire stagioni e stagioni Prima ancora di Freud, la concezione del mondo contemporaneo venne modificata dagli studi di Charles Darwin e dalle sue rivelazioni sull’evoluzione e sulla selezione naturale. Il suo Le origini della specie del 1859 cambiò letteralmente il mondo in cui viviamo. Cresciuto in una famiglia di atei progressisti, attivi politicamente per riformare la società attraverso l’abolizione della schiavitù e l’emancipazione femminile, Darwin (nato nel 1809) iniziò a studiare medicina e chirurgia ma – complice forse la sua debolezza di stomaco – si rivolse ben presto a ornitologia ed entomologia. Lo studio del mondo naturale lo appassionò a tal punto da partire, nonostante le preoccupazioni del padre, a bordo della nave da ricognizione scientifica Beagle nel 1831: visitò così mezzo mondo, comprese le mitiche Galapagos, accumulando le osservazioni che sarebbero state poi fondamentali per le sue teorie. Teorie che ebbero subito un’eco internazionale, sebbene osteggiate da alcuni settori dell’accademia e della religione, alle cui obiezioni Darwin cercò di rispondere sempre puntualmente, nonostante una salute malferma che misteriosamente lo tormentò per tutta la vita adulta, fino alla morte nel 1882. Fra viaggi in luoghi meravigliosi e intrighi accademici, la serie tv perfetta Prima donna a vincere il premio Nobel, prima persona in assoluto e finora unica donna ad averne vinti due e l’unica persona ad averne vinti in due settori diversi (per la fisica nel 1903 e per la chimica nel 1911), Marie Curie è l’emblema dei traguardi raggiunti dalle donne nel mondo delle scienze. Nata Maria Salomea Skłodowska nel 1867 in Polonia, studiò all’università clandestina di Varsavia prima di trasferirsi con la sorella (anche lei grande studiosa) a Parigi nel 1891: qui incontrò il marito Pierre Curie, che l’assistette in molte delle sue ricerche (e con cui condivise il Nobel per la fisica). Scoprì il fenomeno della radioattività (di cui coniò il termine), individuò il polonio e il radio, intuì l’utilità degli isotopi nella cura dei tumori e durante la prima guerra mondiale mise a punto delle macchine da radiografia portatili, che lei stessa utilizzò come volontaria negli ospedali da campo. Nonostante i suoi risultati senza precedenti non fu immune al clima xenofobo che vigeva nella Francia dell’epoca (basti ricordare l’affare Dreyfus) e fu anche oggetto di parecchi scandali, fra cui quello per la sua relazione con un ex allievo di Pierre, morto nel frattempo nel 1906. Lei morì nel 1934 per complicazioni dovute all’esposizione continua alle radiazioni ma, nonostante le siano stati dedicati già alcuni film, sarebbe interessante vedere sviluppata la sua vita in una serie tv complessa e articolata Nato nel 1867, Francis Lloyd Wright è sicuramente uno degli architetti contemporanei più apprezzati e dallo stile riconoscibile: le sue teorie sull’architettura organica, che trovasse cioè un equilibrio dinamico fra costruzioni artificiali stilizzate e funzionali e ambiente naturale circostante hanno cambiato significativamente il volto dell’architettura del Novecento. Il suo genio creativo non si limitò solo ad abitazioni memorabili incastonate nella natura (come la celebre Fallingwater o il complesso di Taliesin in Wisconsin), ma modellò anche grattacieli, scuole, musei (il Guggenheim di New York), hotel, mobili e molto altro. Personaggio illustre e conferenziere molto quotato in tutto il mondo, ebbe anche una vita pittoresca e movimentata, nel bene e nel male: si sposò tre volte, spesso accavallando le sue relazioni (abbandono prima moglie e figli riparando in Italia, fra Fiesole e Firenze, mentre fu anche arrestato per l’accusa da parte dell’ex marito della terza moglie di avergli rapito la figlia), e superò diverse tragedie, come l’incendio del 1914 a Taliesin: un cameriere appiccò fuoco alla parte residenziale della struttura, uccidendo prima a colpi di ascia 7 persone (fra cui Mamah Borthwick Cheney, eccentrica amante dell’architetto) per poi tentare il suicidio e lasciarsi infine morire di fame in prigione. Storie nelle storie, dunque, per un materiale artistico e narrativo ricchissimo In questa carrellata internazionale doverosa è anche una presenza italiana e chi meglio potrebbe onorare questo consesso di Rita Levi-Montalcini? La neurologa, che per i suoi studi sull’accrescimento della fibra nervosa venne insignita del premio Nobel per la medicina nel 1986, è vissuta fino a 103 anni e ha avuto un’esistenza ricca non solo di soddisfazioni scientifiche e accademiche, ma anche di molti avvenimenti e di strenue resistenze. Nata in una famiglia ebrea sefardita, Levi-Montalcini fuggì in Belgio alla promulgazione delle leggi razziali del 1938, ma tornò a Torino due anni dopo proseguendo le sue ricerche in un laboratorio allestito nella propria casa, per poi nascondersi a Firenze. Dopo una lunga carriera internazionale e nonostante la cecità che la colpì a 90 anni, è stata anche nominata senatrice a vita, contribuendo con il suo voto a dirimere annose questioni della politica italiana negli anni Duemila. “Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente”, disse in una sua famosa dichiarazione e una mente così luminosa (che fu anche sulla primissima copertina di Wired Italia) dovrebbe essere omaggiata con un degno tributo, anche seriale

Fonte : Wired