Volontari nel tempo della paura, in campo le squadre della gentilezza

Quando li vedono dentro le loro divise rosse, è come se un lampo di colore e di sole trapassasse i forzati – per obbligo, necessità o timore – dell’isolamento. Volontari della Croce rossa italiana, appassionati ‘incursori della solidarietà’. In un piccolo Comune del Palermitano, Campofelice di Roccella, come in tanti altri centri piccoli e grandi, in questo momento incerto, lo sforzo è che resista il “tempo della gentilezza”.

Squadre ostinate di presenze buone che si affiancano all’esercito dai tanti volti, composto da chi continua a fare la propria parte: i medici e gli infermieri in primo luogo, ma anche le forze dell’ordine o chi non smette di scrutare le strade delle nostre città per aiutare chi non ce la fa. “Siamo volontari a favore delle nostre comunità, del nostro territorio, della nostra terra – affermano – senza risparmiare tempo ed energia”.

Volontari “che lasciano a casa famiglie, anziani, bambini, genitori.. ma non lasciamo mai il cuore e la gentilezza. Siamo persone a fianco di altre persone”. Racconta all’AGI Francesca Battaglia, appena 19 anni, da quattro anni nel comitato della Croce Rossa e rappresentante dei giovani: “Anche noi abbiamo paura, anche noi vorremmo stare a casa con i nostri genitori. Ma vogliamo anche stare fuori per chi ha bisogno, con guanti e mascherine, con vento e pioggia”.

 “Siamo al telefono per ore intere per dare sostegno, garantiamo i beni di prima necessità, ma – viene sottolineato – siamo umani, sentiamo la tristezza di chi incontriamo, la paura e l’angoscia… il terrore di perdere chi si ama. Perché la paura che percepiamo per il coronavirus diventa anche la nostra. La loro quarantena è la nostra”.    

Un gruppo vivace quello di Campofelice di Roccella che vuole aprire squarci nei muri della solitudine costruiti dalla diffidenza, dalla paura, dal bisogno: c’è chi dice: “Diventiamo nipoti, genitori di chi è solo, di chi ci aspetta anche per una semplice bottiglia di succo di frutta… solo per scambiare due parole, per vedere e sentire qualcuno di diverso dalla propria moglie o dalle solite notizie della televisione. Siamo volontari che a ogni chiamata rispondono come se fosse la nostra mamma, nonna, zia…”.    

“Non abbiamo scelto di diventare volontari per indossare una divisa – spiega la giovanissima Francesca – ma abbiamo scelto di portare addosso un emblema che rappresenti un senso di umanità di cui abbiamo tutti bisogno e oggi più che mai siamo qui: con la stessa tenacia, forza, coraggio e passione di sempre”. Una squadra affiatata e resa unita da una comune missione: “Siamo fieri dei mille sorrisi, abbracci, parole, affetto, passione e amicizia che questa divisa ci ha dato in questi anni. Perché adesso siamo questo. L’Italia adesso è una grande famiglia”.  

Così da questa piccola comunità della provincia di Palermo, parte un grande messaggio: “Non siamo eroi, non siamo angeli… siamo persone che mettono a disposizione la loro voglia di vivere, per condividere un po’ di luce e speranza in questi giorni bui, per tornare a sorridere come abbiamo sempre fatto”. 

Fonte : Agi