Quante sono le imprese e le persone che stanno lavorando in Italia?

Dai dati dell’Istat emerge che 15,4 milioni di persone che fanno andare avanti 2,3 milioni di imprese ritenute “essenziali”

(Photo by Stefano Guidi/Getty Images)

Lockdown sì, ma non per tutti. Anche dopo i vincoli più stringenti fissati domenica 22 marzo dal governo per contrastare la diffusione del coronavirus, in Italia continuano a lavorare a pieno regime ogni giorno 15,4 milioni di persone che fanno andare avanti 2,3 milioni di imprese “essenziali” da 1.800 miliardi di euro di fatturato. I numeri sono stati messi in fila dall’Istat che ha presentato al Parlamento una memoria sulle prime misure prese dall’esecutivo per contrastare una crisi che, si legge, potrà determinare “uno shock di dimensioni inimmaginabili all’economia internazionale”.

In un Paese letteralmente in stand-by, le imprese attive perché indispensabili sono il 48,7% del totale e in tempi di pace sono quelle capaci di generare “circa due terzi del valore aggiunto complessivo (512 miliardi di euro) ed il 53,1% delle esportazioni totali”. Le percentuali di chi è ancora al lavoro in queste settimane crescono in base alla classe dimensionale delle varie aziende: se tra le microimprese (meno di 10 addetti) il 50,7% ha avuto il via libera ad andare avanti con il lavoro; tra le piccole imprese si sale al 58,7% e tra le medie imprese al 69,2%.

“Nel segmento delle grandi imprese (quelle con 250 e più addetti), l’incidenza delle aziende che proseguono l’attività – rileva l’Istat – è pari al 71,6% per quelle con 250-499 addetti ed al 67,6% per le unità con 500 e più addetti”.

La Lombardia con oltre 450mila imprese guida la classifica delle regioni con il maggior numero di aziende attive ed è seguita da Lazio e Campania che ne contano 250mila e 195mila. 

I settori che invece possono vantare il maggior numero di unità attive sono le attività professionali, scientifiche e tecniche, il commercio al dettaglio e la salute, con ospedali e laboratori che lavorano ormai da un mese ben oltre il massimo delle loro potenzialità. Settimane difficili invece per chi si occupa di arte e sport, così come per le imprese dell’immobiliare del turismo: per tutti loro sono di fatto vacanze forzate con fatturati azzerati.

Ricavi al 22% per ristoranti, manifattura al 50%

Dal punto di vista dei ricavi “il totale dei settori non sottoposti a vincoli di attività incidono in maniera più significativa (per quasi il 59%) dal punto di vista del giro d’affari” (1.800 miliardi le attive contro 1.200 le sospese). Ma se sette segmenti viaggiano al 100%, come sanità e informazione, alberghi e ristoranti affannano e raccolgono potenzialmente appena il 22% dei ricavi (19,4 miliardi di euro su dati 2017). Il commercio al dettaglio e la manifattura perdono per strada aziende che valgono metà degli incassi di settore.

Le regioni che rischiano di sentire di più le restrizioni anti-coronavirus sono invece Basilicata, Molise e Marche dove le serrate hanno colpito un’impresa su due. Va bene a Lombardia e Campania (57% e 60% le attive), ma va decisamente meglio a Liguria, Lazio, Sicilia e Sardegna: tutte regioni che possono contare su aziende attive capaci di macinare più del 70% del fatturato locale.

Lavora il 66% degli occupati, 486mila over-65

A far girare la macchina delle imprese sono come detto oltre 15,43 milioni di persone chiamate a svolgere attività lavorative bollate come “essenziali” dal governo. Tantissimi lavoratori: sono il 66% dei 23,36 milioni di occupati censiti mediamente dall’Istat nel 2019; 7 milioni tra loro sono donne e in 486mila over-65.

A casa restano 7,9 milioni di persone e a molti di loro toccheranno cassa integrazione, se dipendenti, o bonus una tantum da 600 euro, se autonomi. Di partite Iva, conta l’Istat, ne possono lavorare 2,3 milioni, il 60% del totale. Il resto è in attesa, così come il 50% degli autonomi con dipendenti costretti ad aspettare la fine dell’epidemia per rimettersi in gioco.

Gli oltre 15 milioni di lavoratori sono nella stragrande maggioranza  dipendenti a tempo indeterminato (10,4 milioni). Oltre 2 milioni di persone rientrano nel maxi-aggregato delle professioni, dall’immobiliare al noleggio, e 1,9 milioni di lavoratori sono dell’industria. A parte i settori che viaggiano al massimo, nell’agricoltura è operativo il 94% della forza lavoro e nel commercio più di un dipendente su due (54,5%).

L’assoluta incertezza dell’Istat sulla crisi

Per capire davvero quale sarà l’impatto del coronavirus sull’economia italiana e internazionale, l’Istat invita a osservare i primi indicatori congiunturali relativi a marzo.

“Al momento – rileva l’istituto – permane una assoluta incertezza sull’evoluzione e sui tempi di rientro dell’emergenza sanitaria e si stanno manifestando effetti negativi diffusi, per i quali non è ancora possibile alcuna quantificazione”. Anche dall’osservatorio statistico gli occhi sono puntati sulle scelte di politica monetaria alla studio delle banche centrali in tutto il mondo e sulle decisioni strategiche dei singoli stati. Ma “a oggi – chiosa l’Istat – nessun pacchetto di misure risulta disegnato nel dettaglio”.

Fonte : Wired