I temi dei ragazzi ai tempi del coronavirus (e della didattica a distanza)

Tema: “Racconta come stai affrontando l’emergenza Coronavirus e la chiusura delle scuole”. Lo svolgimento è vario: c’è chi tradisce insofferenza rispetto alla quaratena e, in disparte, aggiunge “Sto male prof, mi dia qualcosa da fare”; chi, più stoico, combatte l’isolamento domestico a colpi di Tik Tok e di social network; chi, infine, scrive con entusiasmo di aver “imparato a piantare i bulbi di tulipano in giardino insieme alla nonna”. A raccontarci le emozioni dei ragazzi ai tempi dell’emergenza sanitaria è Stefania Cava, professoressa di italiano, storia e geografia presso la scuola media Vittorio Alfieri di Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria. “All’inizio un po’ tutti gli alunni hanno percepito questa situazione quasi come una vacanza”, spiega. Ma poi col passare dei giorni gli animi sono cambiati: “Oggi è esattamente un mese che manchiamo da scuola. Il mio ultimo giorno di lavoro è stato venerdì 21 febbraio, poi il mercoledì successivo sarei dovuta tornare in classe ma non è stato così. Con i ragazzi neanche abbiamo fatto in tempo a salutarci”.

È la violenza del virus, che ci ha costretto a chiuderci in casa in rispetto delle norme anti-contagio imposte dal Governo. Un organismo tanto microscopico quanto capace di sovvertire i macrosistemi politici ed economici del mondo intero. “Una situazione che sconvolge noi adulti, figuriamoci la mente dei ragazzi”, spiega Cava, alle prese con la didattica a distanza. E così la professoressa ha assegnato loro un tema per comprendere domande e risposte, battaglie ed armi degli studenti di prima e seconda media, che si trovano nel pieno di quella fase pre-adolescenziale in cui “la comunità di simili è la cosa più forte che hanno” e il distanziamento sociale pesa più che in altre età. “La loro sensibilità non è più quella di un bambino, quindi percepiscono il virus come una minaccia ma allo stesso tempo avrebbero voglia di prendere la bicicletta ed uscire. Non tutti possiedono una connessione ad Internet così efficace da potersi distrarre con Netflix. Alcuni hanno un solo tablet a famiglia e magari due o tre fratelli con cui condividerlo”.

Insomma, quella ‘Generazione Z’ a cui abbiamo imparato ad associare l’aggettivo ‘iperconnessa’, si trova oggi a sperimentare la noia. E non c’è abituata. “Più che spaventati, i ragazzi sono impazienti. A farla da padrone è la nostalgia della vita quotidiana, il desiderio di tornare presto sui banchi di scuola, tra i compagni”. E di riabbracciare fidanzati e fidanzate. Ma se esiste un modo per guardare al futuro con fiducia in un momento storico in cui il presente sembra infinito e carico di incertezze, questo è guardare negli occhi dei figli, luminosi di fantasia. “Tanti di loro, soprattutto i ragazzi della prima, sono rimasti a casa dei nonni perché i genitori ancora lavorano. E dai nonni, che non hanno Internet né i videogiochi, hanno imparato ad apprezzare il valore delle attività manuali. Qualcuno ha imparato a fare il pane, altri a piantare fiori in giardino”. La prof definisce poi “sconvolgente” il ritorno alla lettura. “Alcuni mi scrivono per chiedermi consigli sui libri. Io suggerisco ‘Queste oscure materie’ di Philip Pullman e la saga fantasy di ‘Harry Potter’, perché ideale per un’evasione dalla realtà. Poi ognuno di loro ha gusti particolari: c’è chi mi chiede libri storici, chi fumetti o testi romantici”.

Emblematico è anche il ritorno ad una dimensione familiare pre-tecnologica. “Alcuni ragazzi raccontano di trascorrere più tempo con i papà che prima lavoravano in trasferta. Insomma, in qualche modo stanno cercando di trarre il bello da questa situazione. È dalla famiglia che bambini e adolescenti traggono rassicurazione in questo momento difficile”. Quali consigli, dunque, per i genitori che si trovano a dover spiegare il coronavirus ai figli? “Ogni ragazzo è a sé. Non esiste una formula valida per tutti. L’importante è non lasciarli a briglia sciolta. Spiegare loro l’importanza di attenersi alle misure restrittive e che questa situazione può essere l’occasione per riscoprire passioni o, magari, per recuperare ciò che è rimasto in sospeso o che non si ha avuto voglia di studiare”

Come funziona la didattica a distanza

Il ruolo degli insegnanti è, oggi più che mai, non solo quello di impartire lezioni e controllare verifiche, quanto quello di supportare i ragazzi in un percorso di sostegno allo sviluppo personale. “Cerco di parlare il loro linguaggio, pur mantenendo sempre chiara la gerarchia dei ruoli – prosegue la professoressa – Voglio che si sentano liberi di raccontarmi il malessere che vivono in questa situazione, ma che al tempo stesso siano consapevoli che se non studiano prendono 4″. E proprio a beneficio del confronto, Cava e i suoi alunni hanno ideato il momento dell’ ‘intervallo’, rigorosamente interattivo, attraverso una videochiamata: “Sono stati i ragazzi a proporlo. Una volta a settimana, alle quattro del pomeriggio, ognuno prende la merenda, si mette davanti al pc e racconta le sue impressioni sulla quarantena”. La professoressa, poi, ha creato una chat su Instagram. Avere dimestichezza con la tecnologia è il valore aggiunto dei prof più giovani: “Ma c’è uno scambio costruttivo tra colleghi – precisa – I professori più grandi portano la loro esperienza, noi diamo suggerimenti sull’uso del Web”.  

E come funziona, dunque, la didattica a distanza? La professoressa Cava registra ogni mattina lezioni su Youtube e le pubblica all’ora di pranzo: “Sto diventando una YouTuber”, scherza. Alcuni colleghi, invece, organizzano videolezioni di gruppo in diretta, “ma io preferisco che gli alunni possano tornare indietro nel video se qualcosa non è chiaro, in modo da riascoltare il concetto”, precisa. I compiti vengono poi assegnati agli allievi e trascritti sul registro elettronico. Tra i primi insegnamenti impartiti agli alunni all’inizio dell’emergenza sanitaria, c’è stato quello relativo all‘importanza di costruire una nuova routine: “Ho spiegato loro che non siamo di fronte ad una vacanza, ma ad un cambiamento temporaneo delle nostre vite. E che darsi delle scadenze è fondamentale per non permettere alla confusione di prendere il sopravvento”. Significativa in questo senso è anche la modulazione degli orari: “Se stanno vivendo uno stato d’animo difficile, i ragazzi possono scrivermi a qualsiasi ora. Ma di questioni scolastiche si parla in orari prestabiliti, proprio come avveniva in classe”. 

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Le misure restrittive riservate alla scuola ad oggi sono in vigore fino al 3 aprile, ma è probabile che gli sviluppi dell’emergenza sanitaria renderanno necessaria una proroga. E, sebbene “l’impegno dei docenti è massimo, perché amiamo i nostri ragazzi e non ne lasceremo indietro neanche uno”, alcune criticità sono ancora in via di risoluzione. “Come da direttive ministeriali, abbiamo indicato alla Preside quali sono i ragazzi che hanno problemi ad accedere alla didattica online, sia per la lentezza della rete, che in questi giorni è sovraccarica, sia per la mancanza di device. Un altro problema, che al momento sembra stia rientrando, riguarda la chiusura delle cartolerie e dei reparti dei supermercati adibiti alla vendita di cancelleria: può risultare banale, ma i ragazzi iniziavano a finire i fogli”. Infine, uno sguardo al futuro: “L’evouzione dell’emergenza è correlata al comportamento dei cittadini: se le persone continuano ad uscire di casa perché credono che le cose brutte capitano solo agli altri, il virus continuerà a circolare. Una parte di me spera di tornare in classe a maggio, un’altra risponde che non sarà così. Di certi c’è che a noi i nostri ragazzi mancano tantissimo”. 

Fonte : Today