Il Grande Freddo di Mister Hurt

Per festeggiare i 70 anni di William Hurt , venerdì 20 marzo Sky Cinema Drama ripropone in prima serata Il grande freddo , uno dei tanti capolavori di cui l’attore di Washington D.C. è stato protagonista

Gli spettatori più maturi lo ricorderanno per i film d’autore del suo debutto, a partire dal suo esordio davanti alla macchina da presa Stati di allucinazione, horror fantascientifico diretto dal britannico Ken Russell; quelli più giovani nel ruolo del Segretario di Stato Thaddeus “Thunderbolt” Ross nel dittico targato Marvel sugli Avengers: si chiama William Hurt ed è uno dei volti più intensi e tormentati che abbiano mai calcato i set hollywoodiani degli ultimi quarant’anni.

Dai teatri di Londra a un cult-movie generazionale

Nato nel 1950 a Washington D.C. da una coppia di genitori divorziati, il giovane William si trasferisce a sei anni a New York, dopo aver vissuto un’infanzia a vagabondare per il mondo, con una lunga permanenza nella minuscola Isola di Guam, poco più di un punticino in mezzo al Pacifico. Iscritto alla facoltà di Teologia dal patrigno, si appassiona quasi subito alla recitazione, frequentando l’Accademia d’Arte Drammatica a Londra e la Julliard School nella grande mela; quindi inizia a calcare le tavole del palcoscenico, sviluppando un amore per il teatro che lo accompagnerà per tutta la vita, permettendogli di aggiudicarsi diversi riconoscimenti (tra tutti un Tony Award come miglior attore non protagonista nel 1985, per la pièce Hurlyburly)

Dopo l’esordio di cui si è detto, prende parte a uno dei noir erotici più sofisticati di sempre, Brivido caldo di Lawrence Kasdan, in cui duetta con una Kathleen Turner assai conturbante.

Nel 1983 arriva il film della notorietà, Il grande freddo, ancora diretto da Kasdan, che Sky Cinema Drama ripropone alle 21.00 del 20 marzo, nel giorno del suo settantesimo compleanno. Una pellicola epocale, per diversi motivi: innanzitutto perché si tratta di un affresco generazionale dolceamaro sulla generazione del ’68, in cui si poterono riconoscere in molti. In secondo luogo perché venne interpretato da un cast di giovani promesse che in seguito faranno tutte parlare di sé: Tom Berenger, Glenn Close, Jeff Goldblum, Kevin Kline e Kevin Costner, il quale a causa dei pesanti tagli in sede di montaggio vi appare soltanto nel ruolo del cadavere da cui si dipana l’intera vicenda. Infine perché la colonna sonora è tempestata da una serie di gemme immortali degli anni ’60 (per lo più della celebre etichetta soul Motown), tra cui menzioniamo almeno I Heard It through the Grapevine di Marvin Gaye e You Can’t Always Get What You Want dei Rolling Stone, ma la lista sarebbe davvero molto più lunga.

Un autentico cult-movie in cui William Hurt interpreta, sintomaticamente, il ruolo di un reduce del Vietnam tormentato, eppure capace di esercitare un irresistibile potere seduttivo.

Il bacio della donna ragno: un ruolo da Oscar!

Un paio di anni dopo ecco il film della vita, quello che gli vale il suo primo e unico Oscar (ma anche un BAFTA e premio come miglior attore al Festival di Cannes): Il bacio della donna ragno, diretto dal regista brasiliano ma nato Mar de Plata Héctor Babenco.

Hurt è Luis Molina, un omosessuale recluso nel carcere di una dittatura sudamericana che intreccia un rapporto ambiguo col suo compagno di cella, un rivoluzionario marxista, favoleggiando sui suoi ricordi cinematografici incarnati per lo più dalla bellezza abbacinante di Sonia Braga. Un ruolo in cui l’attore americano poté dar sfoggio delle sue doti migliori: un fascino irresistibile circonfuso di sintomatico mistero, un magnetismo di impronta teatrale, e un’insondabile cupezza interiore screziata qua e là da una sorta di disperata allegria.

Un character che William affinerà ancora in un altro titolo capitale del suo folgorante inizio di carriera: Figli di un dio minore, in cui presta volto, voce e soprattutto linguaggio dei gesti al suo James Leeds, insegnate per audiolesi attivo in un istituto per sordomuti.

Un set galeotto dove Hurt si innamora della partner Marlee Matlin, attrice non udente che per quell’interpretazione vinse l’Oscar, e con cui il nostro intrecciò una turbolenta relazione sentimentale. Marlee del resto non è stata la sola collega a far palpitare il cuore di Hurt che nel 1992 si è legato alla francese Sandrine Bonnaire, conosciuta sul set de La peste, adattamento cinematografico del celebre romanzo scritto da Albert Camus.

Difficile far di meglio dopo un decennio così ricco di performance da applausi, come furono per Hurt gli anni ‘80, a cui si deve almeno aggiungere Dentro la notizia di James L. Brooks in cui interpreta l’ambizioso giornalista Tom Grunick (ruolo che gli vale la terza nomination agli Oscar, dopo quella per Figli di un dio minore); e Turista per caso, in cui torna a collaborare con lo stesso team di Brivido caldo: Lawrence Kasdan in cabina di regia e Kathleen Turner al suo fianco.

100 film in 40 anni, compresi gli Avengers!

Eppure, nei circa 100 film girati in una carriera durata 40 anni, William Hurt ci ha regalato ancora altri ruoli memorabili, come il marito borghese e fedifrago di Mia Farrow in Alice di Woody Allen, oppure lo scrittore afflitto dalla sindrome della pagina bianca di Smoke di Wayne Wang (basato su un racconto dello scrittore Paul Auster, anche co-regista del film non accreditato). Solo per citare due titoli degli anni ’90 ben impressi nella memoria di ogni buon cinefilo.

In tempi più recenti, Hurt ha offerto prove altamente professionali, nelle quali il suo incrollabile carisma si è andato via via coniugando con la saggezza corrucciata che ha iniziato a conferire alle sue interpretazioni l’inesorabile trascorrere delle stagioni. Un ruolo fra i tanti: Richie, il fratello di Viggo Mortensen in A History of Violence di David Cronenberg.

Un professionismo d’alta scuola, prestato peraltro senza alcuna spocchia: lui che era nato cinematograficamente con un imprinting autoriale cosi marcato, non ha esitato a prender parte ai tanto – da qualcuno – vituperati cine-comics, prima ancora che venissero definitivamente sdoganati da pubblico e critica.

Infatti, prima di partecipare al già citato super-blockbuster dei fratelli Russo (ci riferiamo ovviamente a Avengers: Endgame, ad oggi il film più gettonato di sempre), William Hurt si era già esibito in Captain America: Civil War e ne L’incredibile Hulk, nel lontano 2008, molto prima che il filone divenisse il fenomeno cinematografico più redditizio di tutti i tempi. Di cui, a ben vedere, ne costituisce una sorta di pietra miliare: si suole infatti far nascere il cosiddetto “Marvel Cinematic Universe” proprio in quell’anno, quando oltre al film sul gigante verde creato da Stan Lee era uscito il primo Iron Man interpretato da Robert Downey Jr.

Fonte : Sky Tg24