Problemi di connessione? 4 mosse per dare sprint alla rete di casa

Dallo studio degli orari di picco ai trucchi per gestire il wifi, sino a software e piattaforme più “leggeri”: i consigli per decongestionare il traffico sulla rete di casa

(foto: Pixabay)

La quarantena per coronavirus di milioni di italiani sta mettendo a dura prova le reti di casa. Connessioni lente, servizi online inaccessibili, video-conferenze scattose, rotelline di caricamento che girano. Sono tutte istantanee di un’arretratezza infrastrutturale sicuramente nota – il rapporto della Commissione europea sul digitale, Desi 2019, ci posiziona al 19esimo posto nel vecchio continente per livelli di connettività – ma un po’ snobbata. Non resta quindi che ingegnarsi e adottare una serie di strategie per spremere ciò che passa la rete.

1. Conoscere gli orari di picco

Il Milan Internet eXchange, uno fra i principali nodi nazionali di interconnessione delle reti, ha registrato un incremento del 46% del traffico dati da quando è scattato l’obbligo di stare a casa. Si è passati da 0,75 terabit a 1,1 terabit al secondo – da ricordare che un terabit equivale a 125.000 megabit al secondo (Mbps), se si vuole fare un parallelo più comprensibile con il downloading di file. Ciò vuol dire che le utenze domestiche, soprattutto nelle zone meno infrastrutturate, potrebbero subire rallentamenti. Anche perché per la prima volta non solo il traffico si è intensificato durante l’intera giornata, ma a causa delle videoconferenze e le spedizioni di mail con grandi allegati viene stressato anche il canale di upload (caricamento).

Vodafone non a caso ha stimato per la settimana del 9 marzo, rispetto al periodo di pre-emergenza, un incremento del 55% del traffico dati residenziale e del 30% di quello mobile. Open Fiber invece ha comunicato che, a seconda delle città e del momento della giornata, il traffico in download è aumentato del 40-70% mentre quello in upload del 300%.

MIX, gli ultimi dati di traffico

Fondamentale quindi l’individuazione degli orari di picco e di conseguenza quelli meno saturi per programmare attività che richiedono molta banda. In linea di massima Mix ha rilevato che la minore attività si concentra tra la mezzanotte e le 9 della mattina, con la soglia minima registrata dalle 4 alle 7. Si passa da 1 terabit al secondo delle ore di picco (12-22) a circa 0,2 Terabit al secondo. Durante l’orario lavorativo gli unici momenti di flessione ci sono alle 14 e alle 20 in punto, ma durano lo spazio di decine di minuti.

Non resta che concentrarsi sulle ore notturne per alcune operazioni, se si può: si pensi ad esempio ai trasferimenti dati più consistenti. E per la visione di un film in streaming non resta che la seconda serata, quindi dopo le 22. E magari in risoluzione minore.

2. Wifi in casa ben configurato

A prescindere dalla qualità del servizio di connettività a disposizione il collegamento via cavo al proprio router è sempre l’ideale. Sembrerà una banalità, ma il wifi per quanto performante è condizionato nelle prestazioni non solo dalla versione del protocollo impiegato ma anche dall’hardware integrato sui dispositivi, dalla disposizione dei muri e dalle interferenze radio. Vi sono però delle piccole accortezze per sfruttare al meglio il wireless, nel caso non si abbia scelta.

Prima di tutto bisognerebbe posizionare il router in una zona sgombra di oggetti e che consenta al segnale di propagarsi il più liberamente possibile senza impedimenti infrastrutturali. È complicato, ma si possono fare delle prove di riposizionamento vedendo come variano le prestazioni ad esempio del proprio smartphone in giro per casa. Basta disabilitare sul terminale la rete mobile, lasciare in funzione solo il wifi e avviare l’app SpeedTest per ottenere un responso prestazionale.

Analizzatore-wi-fi

La seconda indicazione è di aggiornare i firmware di router e dispositivi impiegati: è l’unico modo per assicurarsi sempre la massima efficienza. Per il router bisogna fare riferimento alle pagine di supporto tecnico del proprio provider oppure del produttore. Dopodiché sarebbe bene capire se si sta impegnando un canale wifi troppo affollato magari dalle utenze dei vicini. Il router può essere attestato su uno dei 13 canali disponibili: la configurazione di fabbrica è standard ma alcuni modelli si cercano automaticamente quello più libero. Il consiglio è di installare una app per smartphone come ad esempio Analizzatore Wifi (Android) o Wifi Analyzer (Windows) e fare un controllo delle connessioni wireless attive. Dopodiché individuare il canale più libero e sfruttando le istruzioni di provider o produttori intervenire sul proprio router via software.

Altro tema sensibile è quello della tecnologia dual-band impiegata ormai dalla maggior parte dei router. A partire dall’introduzione del wifi 4 (oggi siamo alla versione 6) la tradizionale banda 2,4 gigahertz è stata affiancata al 5 gigahertz. La prima copre aree più ampie, soffre meno la presenza di mura e oggetti, ma patisce maggiormente le interferenze wireless. La seconda consente prestazioni velocistiche più alte, ha un raggio di copertura inferiore, non gradisce le mura, ma è meno soggetta a interferenze radio. Anche in questo caso via software si può intervenire sul router per scegliere la banda più adatta oppure lasciare che in automatico decida per noi, se è abbastanza evoluto.

Infine sarebbe bene disabilitare le funzioni wifi su tutti i dispositivi accesi che non vengono usati. Magari durante il giorno si sfruttano solo pc e smartphone, quindi se si ha anche un tablet o una smart tv non costa nulla disabilitarli temporaneamente per sgombrare un po’ il campo.

3. Software e app che si aggiornano da sole

I software normalmente in uso, a meno che non si affidino a tecnologia cloud, non incidono molto sulla banda passante a disposizione. Però bisogna prestare attenzione agli aggiornamenti automatici consistenti che a volte agiscono in background, senza alcun avvertimento per l’utente. Ora, difficile disabilitare tutto ma intervenire sulle impostazioni di Windows e quelle di Office richiede poco tempo. In Windows 10 è sufficiente cliccare sul pulsante Start e poi sull’icona ingranaggio per accedere al pannello Impostazioni. Dopodiché selezionando “Aggiornamento e sicurezza” si può scegliere l’opzione più gradita fra cui la sospensione per 7 giorni oppure con “Opzioni avanzate” stabilire una data precisa.

Per Microsoft Office la procedura è analoga, solo che una volta arrivati a “Aggiornamento e sicurezza” bisogna cliccare su “Impostazioni avanzate” e scorrere la lista per togliere il segno di spunta a “scarica aggiornamenti per altri prodotti Microsoft durante l’aggiornamento di Windows“.

Aggiornamenti automatici su iPhone

Questa accortezza vale anche per gli smartphone o i tablet, se si sfrutta il wifi domestico. Per iPhone e iPad basta accedere a “Impostazioni“, poi “Generali“, infine “Aggiornamento software” e scegliere “No” per gli aggiornamenti automatici. Sui dispositivi Android è sufficiente avviare Google Playstore e cliccare il tasto in alto sinistra con le barrette orizzontali. Dopodiché accedere a “Impostazioni” e poi ad “Aggiornamento automatico” delle app; non resta che scegliere poi “Chiedi ogni volta“.

4. Software alternativi

La videoconferenza impazza in queste settimane, ma tendenzialmente tutti impiegano le stesse applicazioni e quindi non è raro riscontrare problemi di rallentamento. A parte il mondo business – dove vi sono soluzioni professionali a pagamento – l’universo gratuito è molto più vasto di quel che si possa credere. Google Hangouts, Microsoft Teams e Skype sono sicuramente fra i più gettonati (e intasati), quindi potrebbe essere un’occasione per provare valide alternative. Zoom in versione Base consente riunioni illimitate tra due persone e 40 minuti di soglia massima per quelle fino a 100 partecipanti. Previsti i supporti hd, la condivisione del desktop, l’accesso anche tramite chiamata telefonica, etc. Funziona con Mac, Windows, Linux, iOs e Android.

Roundee

Roundee consente di effettuare videoconferenze con al massimo 14 persone, sfruttando tutti i principali browser o lo smartphone. Inoltre durante la sessione è possibile procedere con la registrazione audio-video. Non manca la chat, la condivisione del desktop e la funzione di condividere file di massimo 25 mb. Infine Slack, che è uno dei più flessibili strumenti per il lavoro collaborativo, nella versione gratuita permette una video-conferenza tra due persone, il file sharing e l’integrazione di massimo 10 app come ad esempio Gmail, Dropbox, etc.

Fonte : Wired