La prima firma chimica di esopianeta: un incrocio tra Terra e Nettuno

I dati provenienti da due telescopi della Nasa, Spitzer e Hubble, hanno permesso agli scienziati di rilevare per la prima volta la traccia chimica lasciata da un esopianeta con dimensioni non distanti da quelle della Terra. Il corpo celeste in questione, Gliese 3470 b, ha una massa compresa tra quella terrestre e quella di Nettuno: come spiega la Nasa, è impossibile “trovare pianeti di questo tipo all’interno del Sistema Solare, ma sono comuni attorno ad altre stelle”. Il ‘cacciatore’ di esopianeti Kepler, che ha terminato il proprio servizio nel 2018, aveva già scoperto molti mondi simili per taglia; tuttavia, gli astronomi non erano mai stati in grado di analizzarne la natura chimica.

Caratteristiche introvabili nel Sistema Solare

Gliese 3470 è la stella attorno alla quale orbita il quasi omonimo esopianeta, situato nella costellazione del Cancro. Secondo la Nasa, Gliese 3470 b potrebbe essere definito “un incrocio tra la Terra e Nettuno”, con una massa 12,6 volte superiore a quella terrestre ma minore di quella del pianeta più lontano dal Sole all’interno del nostro sistema planetario. Il corpo celeste possiede un nucleo roccioso rivestito da una densa atmosfera di idrogeno e elio: è l’assenza di elementi pesanti quali ossigeno e carbonio a rendere il pianeta diverso da tutti quelli del Sistema Solare. Secondo Björn Benneke, ricercatore dell’Università di Montreal, contrariamente a quanto il team si aspettasse “abbiamo trovato un’atmosfera così povera di elementi pesanti che la composizione ricorda quella del Sole, ricca di elio e idrogeno”.

La firma chimica dell’esopianeta

Benneke ritiene che una possibile spiegazione di queste caratteristiche riguardi la vicinanza di Gliese 3470 b, fin dalla nascita, alla stella nana rossa che presenta una massa dimezzata rispetto al Sole. Nato come un corpo roccioso, il pianeta avrebbe poi attratto idrogeno ed elio con la propria forza di gravità dal disco primordiale di gas che circondava Gliese 3470. Gli astronomi hanno rilevato la traccia chimica dell’esopianeta combinando i dati di Hubble e Spitzer per misurare prima il calo di luminosità mentre questo transitava di fronte alla stella e poi la perdita di luce riflessa quando il corpo celeste si eclissava dietro la nana rossa. I risultati dello studio rappresentano una grande scoperta dalla prospettiva della formazione planetaria, che potrà aiutare a svelare i misteri di sempre più pianeti simili a quello analizzato, cercando di capire se possano esistere condizioni per ospitare la vita anche fuori dal Sistema Solare.

Fonte : Sky Tg24