Bruxelles e il coronavirus: come la capitale d’Europa affronta l’epidemia

Gli assalti ai supermarket; il momento di negazione collettiva; le prime misure e le scorte di birra. La crisi da Covid-19 vissuta da un italiano in Belgio

Le gallerie reali Saint-Hubert, mai così vuote (foto: Thierry Monasse/Getty Images)

Bruxelles – Sono giorni che gli italiani a Bruxelles si sentono come tante Cassandre, potendo vedere il futuro ma senza essere creduti. In molti la sera frequentano corsi di lingua presso le università, e in questi giorni si sono interrogati increduli sul perché le scuole fossero ancora aperte. Continuavano a sentire commenti, i soliti: tanto è come un’influenza o ma ci sono un sacco di fake news, non devi credere a tutto quello che si dice sull’Italia. Altri, di tutti paesi, pensavano sognanti ai viaggi in programma di fare nel weekend in Spagna o nel sud della Francia, come se tutto ciò che sta succedendo a poche centinaia di chilometri dalla capitale d’Europa accadesse su Marte.

Un po’ si può capire: è quanto facevamo anche noi quando il virus era solo in Cina, un paese lontano, una lingua e una cultura lontane dalla nostra. Ma poi è arrivato in Italia, e in due settimane dalle raccomandazioni si è arrivati al lockdown totale di un paese, che giustamente è finito sulle prime pagine di tutti i giornali internazionali.
Purtroppo però, invece di diventare un monito per quei paesi dove ancora il contagio sarebbe arginabile, per tanti cugini europei quei numeri che crescevano vertiginosamente erano solo una prova di un sistema sanitario non adeguato, o della classica mala gestione italiana.

Il Coronavirus nelle istituzioni europee

Anche le istituzioni europee che il Belgio ospita non sono state da meno. Come a riflettere il mancato coordinamento tra gli Stati Membri, si sono dovuti aspettare i primi positivi al test per invitare lo staff a lavorare in smart working. Secondo quanto riferisce Politico, il 12 marzo c’erano già 6 casi in Commissione, 3 nel Consiglio e 1 in Parlamento. Il primo è stato il Parlamento che dapprima ha chiuso l’accesso agli esterni, pi ha spostato le plenarie da Strasburgo a Bruxelles, inclusa quella di aprile, e infine ha invitato lo staff a lavorare da casa. Più timidi sono stati la Commissione e il Consiglio da cui simili raccomandazioni sono arrivate molto più tardi. Cancellati dunque viaggi e riunioni non essenziali, ma il lavoro procede comunque, in alcuni casi diviso in due turni per garantire massima continuità.

La lettera dei medici italiani in Belgio

Di tutta risposta a questo immobilismo, i medici italiani si sono mossi giovedì scorso per sensibilizzare le stesse strutture ospedaliere e prepararle all’ondata che potrebbe arrivare. “Abbiamo deciso, di comune accordo con i colleghi dei due gruppi Facebook Medici italiani in Belgio e Medici italiani a Bruxelles, di inviare ai vertici delle strutture ospedaliere dove lavoriamo una lettera simile a quella inviata dai colleghi omologhi in Francia”, ha detto a Wired Lorenzo D’Uva, chirurgo ortopedico che da quasi un decennio lavora a Bruxelles e amministratore del gruppo Medici italiani in Belgio. “Lo scopo della lettera è rendere gli ospedali belgi partecipi delle buone pratiche prese in Italia, con cui siamo per ovvi motivi in costante contatto”, ha continuato D’Uva. “Speriamo serva a inviare un segnale per l’adozione di misure preventive da adottare quanto prima per evitare l’ingolfamento degli ospedali”.

Le prime misure

Finalmente la sera di giovedì 12 marzo, poche ore dopo l’annuncio del presidente francese Emmanuel Macron della chiusura delle scuole in Francia, anche il governo belga ha varato le prime vere misure restrittive per arginare il problema. Dopo la riunione del Consiglio nazionale di sicurezza, la prima ministra Sophie Wilmès ha annunciato che la gestione della crisi è ora passata dalle singole regioni al governo federale, per garantire una risposta univoca e coerente. Tuttavia si è precisato che il livello di allerta resta il 2: non è dunque salito.

Le lezioni delle scuole saranno sospese fino al 3 aprile e le università sono invitate a proseguire i propri corsi online. Gli asili nido resteranno aperti, mentre l’assistenza all’infanzia sarà garantita almeno per i figli del personale sanitario e delle forze dell’ordine. Infine, le imprese sono invitate a usare il telelavoro e il trasporto pubblico resterà comunque garantito.

A differenza dell’Italia, i negozi resteranno aperti con l’eccezione dei giorni festivi. Alimentari e farmacie non subiranno invece restrizioni. Tutte le attività ricreative come piscine, palestre, discoteche, bar resteranno chiusi fino al 3 aprile. Lo stesso vale per i ristoranti, che però potranno offrire servizio a domicilio.

Gli assalti ai supermercati e l’invito a finire le scorte di birra

Come nei migliori film horror – e come successo in Italia – la mattina di venerdì 13 mercati e supermarket sono stati presi d’assalto. Pasta, olio e parmigiano sono introvabili in molti dei più grandi supermercati. Lo stesso vale per la carta igienica. Molti, di origine forse meno mediterranea, hanno preferito però riempire il carrello di casse di birra.

Pasta introvabile a Bruxelles, BelgioPasta introvabile a Bruxelles, Belgio (foto dell’autore)

Anche in Belgio, insomma, non sono mancati carrelli carichi di triple scorte di ogni genere con code alle casse mai viste prima. E questo nonostante non sia prevista la chiusura dei negozi, appunto. L’isteria è stata tale che i supermercati il giorno successivo hanno dovuto appendere cartelli che limitavano l’acquisto di questi beni ad un massimo di due per persona, ricordando che la produzione e i rifornimenti non erano a rischio.

L’elemento più assurdo (del resto il Belgio è il paese del surrealismo, no?) è che dato che i bar non lavoreranno fino al 3 aprile, molti di questi hanno pubblicizzato sui loro canali social che venerdì sera avrebbero fatto sconti dal 30 al 50% sulle bevande, invitando quindi i clienti ad accorrere in massa. Benché l’impatto economico negativo delle misure appena adottate sia comprensibile, è facilmente intuibile i motivi per cui appelli del genere sono da evitare: avere centinaia di persone sudate ammassate in locali stretti potrebbe essere ideale in un qualsiasi altro venerdì sera, ma quest’ultimo non lo è stato: era un venerdì 13. Di un anno bisesto. Mentre fuori c’è una pandemia. E manca la carta igienica.

Un locale in Belgio invita a fare festa prima del bloccoUn locale in Belgio invita a fare festa prima del blocco

A giudicare da quanto già successo in Italia, è molto difficile poter sperare che queste misure basteranno. Qui non è ancora passato il messaggio #iorestoacasa: le strade sono piene di gente e la distanza di sicurezza di un metro è un miraggio, anche per fare la fila al parco per un waffle.

Appello ai cittadini: donate le vostre mascherine ai medici

Intanto Marc Van Ranst, a capo del laboratorio dell’università KU Leuven in prima linea nella ricerca contro il Corona Virus, ha fatto appello ai cittadini di lasciare alle reception le loro scorte di mascherine. Gli ospedali, nonostante i bassi numeri (per ora) registrati in Belgio, sono già a corto di provviste. Il motivo è che il Paese potrebbe essere stato vittima di frode dall’azienda turca che doveva consegnarne diversi milioni questo weekend.

Vista la crescita lenta ma costante dei casi di coronavirus (domenica 15 marzo si sono registrati 28 casi a Bruxelles, 32 casi in Vallonia e 137 nella regione delle Fiandre) il governo belga, provvisorio e destinato alla gestione degli affari correnti da mesi, sarà ora sostenuto da una coalizione di sette partiti ed avrà poteri speciali nei prossimi 3-6 mesi per fronteggiare questa situazione eccezionale.

Fonte : Wired