Medici ospedalieri in prima linea contro il virus, “ma mancano camici e mascherine”

“Con l’arrivo del coronavirus l’opinione pubblica ha preso coscienza delle precarie condizioni di lavoro dei medici ospedalieri. Dal 21 febbraio sono protagonisti di rinunce come la revoca delle ferie già concesse e il blocco di ulteriore concessione di ferie, il blocco dei riposi e la possibilità di lavorare ininterrottamente fino all’arrivo di un collega per il cambio”. È quanto dichiara Alessandro Garau, segretario generale del Coas – Medici dirigenti.

“Ma se queste rinunce – sottolinea Garau – sono quasi abituali e accettate per necessità, è stata sicuramente meno accettata e spiegabile la decisione di dare dietro firma per ricevuta al personale a diretto contatto con le persone i D.P.I., cioè i dispositivi di protezione individuale (Camici, maschere facciali, mascherine, guanti, camici cappellini e calzari) in quanto non esistevano scorte in azienda. Così l’eroismo dei colleghi direttamente impegnati nella assistenza e trattamento di questi ammalati o casi sospetti, è stato veramente superiore a qualsiasi aspettativa, in quanto coscienti di rischiare la vita per salvarla agli altri”.

Fonte : Agi