Da Khashoggi a Valdez, Minecraft fa rivivere l’informazione censurata

Una biblioteca dove poter trovare decine di articoli scritti da giornalisti censurati, esiliati o uccisi nei loro Paesi di origine. Esiste, ed è visitabile, nel mondo virtuale di Minecraft, videogioco online nel quale i partecipanti si ritrovano in una realtà simulata e casuale dove possono però interagire e costruire. Alle circa 145 milioni di persone che si connettono ogni mese sulla piattaforma del videogame sarà possibile accedere ai pezzi scritti da giornalisti provenienti da cinque Paesi, accomunati da un basso livello di libertà di stampa stando all’indice del World Press Freedom Index: Egitto, Messico, Russia, Arabia Saudita e Vietnam.
RSF used this backdoor to build “The Uncensored Library”: A library that is now accessible on an open server for #Minecraft players around the globe. #TruthFindsAWay pic.twitter.com/ROGQU1ledh— RSF (@RSF_inter) March 12, 2020
Tra gli articoli disponibili negli scaffali virtuali della biblioteca (The Uncensored Library), anche quelli di Jamal Khashoggi, editorialista della testata americana Washington Post critico verso la casa reale Saudita, ucciso nel consolato arabo di Istanbul nel 2018, ma anche le indagini di Javier Valdez, reporter messicano fondatore di un quotidiano d’inchiesta sulla corruzione assassinato nel 2017.
Il progetto, lanciato la scorsa settimana in occasione della giornata mondiale contro le cyber-censura, è stato realizzato dall’organizzazione in difesa della libertà di stampa Reporters Sans Frontieres, il collettivo di web designer Blockworks, la società di produzione digitale olandese Mediamonks e l’agenzia pubblicitaria tedesca Dbb Germany.

Secondo il consigliere delegato di Reporters Sans Frontieres, Christian Mihr, la questione importante è che “molti giovani crescono senza la possibilità di formarsi una loro opinione” a causa della censura in vigore in alcuni Paesi. Per Mihr, usando “come mezzo Minecraft, il videogioco più popolare al mondo” si riesce a dare a questi ragazzi, anche nei Paesi che censurano, “accesso all’informazione indipendente”.


Fonte : Repubblica