Le 5 migliori serie irlandesi da recuperare in occasione di San Patrizio

La vita quotidiana di tre preti cattolici – padre Ted, padre Dougal e padre Jack – caduti in disgrazia agli occhi del Vaticano dopo vere o presunte malefatte ed esiliati dal loro vescovo in una sperduta isola irlandese. Il primo è stato accusato di essersi intascato i soldi delle donazioni alla chiesa, il secondo pare abbia disonorato numerose suore di un convento e l’ultimo è reo di bere un po’ troppo. La serie – probabilmente lo show dove si beve più tè della storia della televisione – prodotta a metà degli anni ’90, è la più celebre e amata d’Irlanda, merito delle buffe situazioni in cui si caccia lo sfortunato protagonista Ted, perennemente impegnato a risolvere i piccoli problemi dei parrocchiani e a impelagarsi in agguerrite (si fa per dire) faide con il sacerdote rivale Padre Dick. Il tutto ideato dai geniali autori Graham Linehan e Arthur Matthews. Un vero classico. La vita di un sacerdote cattolico britannico, Padre Clifford, che viene spedito in un microscopico e pittoresco villaggio irlandese “governato” da un rigido e antipatico prete ma che riesce, con infinita pazienza e il supporto dei parrocchiani, a integrarsi con la comunità rurale locale. Tra i compaesani spiccano la tosta proprietaria del pub locale Assumpta, il riccone della cittadina Brian e sua figlia Niamh, e il fidanzato Ambrose, poliziotto. Con la terza annata il protagonista cambia e il cast di rivoluziona un po’, mantenendo intatte le dinamiche che lo hanno reso uno show molto seguito per sei stagioni. Pietra miliare della serialità irlandese prodotta a cavallo del millennio, Ballykissangel (il nome deriva dall’irlandese “Baile Coisc Aingeal”, “il villaggio dell’angelo caduto”) nei suoi cinque anni di programmazione lanciò future star come il bello e maledetto Colin Farrell, ai tempi appena ventenne (nelle ultime stagioni faceva il cattivo ragazzo del paese), la futura supervillain Cersei di Game of Thrones Lena Headey e l’attore del Coleraine più famoso, accattivante e bravo di sempre, il James Nesbitt di Cold Feet e Jekyll.   La mafia irlandese esiste! Love/Hate è una serie in cinque stagione che debuttò nel 2010 sulla tv di stato Rté (la Bbc, o Rai, irlandese). John Boy è il boss spietato e furbo di una banda locale (una sorta di Peaky Blinders contemporanea) divisa tra rivalità interne e faide con altri criminali. Darren è un giovane membro della gang che fatica a venire a patti con la violenza quotidiana della sua attività. La prima stagione, cruda, imprevedibile e non adatta ai più sensibili, finisce con un cliffhanger che ti coercizza al binge-watching più ansioso. Man mano che ci si affeziona ai personaggi, più che dalla parte criminale si è coinvolti da quelle che scava nella psiche dei protagonisti e nelle loro dinamiche familiari. Love/Hate è stata una tra le serie criminal più vista in patria di sempre e vedeva protagonista nelle prime due stagioni il mellifluo attore dublinese Aidan Gillan, noto ai più più come il diabolico Ditocorto di Game of Thrones e ai meno come l’iconico Stuart di Queer as Folk (nonché come il machiavellico Tommy Carcetti in The Wire). In tempi non sospetti lanciò anche gli altri due protagonisti, il Robert Sheehan di The Umbrella Academy e la Ruth Negga di Preacher.   La Scully di X-Files a caccia di serial killer. Stella Gibson (Gillian Anderson) è un ufficiale della polizia di Belfast disposta a tutto per catturare un omicida seriale che uccide giovani donne e continua a sfuggirle clamorosamente nonostante gli sforzi suoi e della sua unità di investigazione. Show super serio, algido e impenetrabile come la sua protagonista, l’anafettiva, calcolatrice e intelligentissima Stella Gibson, The Fall deve parte del suo successo al traino della fama di Jamie Dornan, attore lanciato da C’era una volta e reso strafamoso dalla saga erotica di 50 sfumature che qui fa la parte del serial killer belloccio, tormentato e disturbato che nasconde la propria deviata natura dietro alla facciata di amorevole marito e padre. A oggi The Fall, coproduzione tra Bbc e Rté del 2013 vista in Italia su Sky, è una delle serie a tema omicidi seriali più cupe, coinvolgenti e sottovalutate. Peccato solo si sia diluita in tre stagioni, ne sarebbero bastate due.   Commedia al femminile incentrata su quattro ragazze del Derry che negli anni ’90 affrontano i patemi tipici del passaggio all’età adulta. Le protagoniste, che frequentano tutte una scuola femminile cattolica, sono Erin, sua cugina Orla, e le amiche Clare e Michelle. Il fulcro della narrazione è la loro quotidianità, fatta di relazioni familiari più o meno complicate (e molto affollate). Il bello dello show è la facilità con cui ci si immedesima con le protagoniste, dall’ironica, vivace e desiderosa di affermazione Erin alla più introversa Orla passando per la ribelle Michelle e per Clare, gay, pragmatica e assertiva. Sitcom con una buona dose di humour nero prodotta dal canale britannico che non sbaglia una produzione seriale, Channel 4, Derry Girls è visibile su Netflix, ormai piattaforma prediletta delle serie internazionali (in barba allo stra dominio americano che ancora impera sulle televisioni in chiaro).  

Fonte : Wired