Coronavirus, R.E.M: It’s the End of the World… torna (purtroppo) in cima alle classifiche

Nel 1987 i R.E.M. pubblicarono la canzone It’s the End of the World as We Know It (And I Feel Fine): questo brano fu il secondo estratto dal quinto album della band, Document, e fu subito un grande successo. La band, però, di sicuro non si sarebbe mai aspettata che questa canzone sarebbe tornata attuale 33 anni dopo.

Ai tempi del Coronavirus, un’emergenza globale che sta sconvolgendo la vita di tutti quanti, questa canzone dal tema apocalittico non poteva che tornare di moda e sono in tanti a sceglierla come colonna sonora di questi giorni di quarantena: non appena è stata dichiarata la pandemia, il brano è infatti tornato in classifica e in poche ore è salito di otto posizioni, arrivando alla numero 64 nella Top Songs di iTunes negli Stati Uniti. Sembra incredibile, eppure un brano del 1987 oggi sta rubando posizioni a brani moderni di artisti giovani e di successo.

Le origini di questa canzone sono da rintracciare agli inizi della carriera dei R.E.M., quando Michael Stipe e i suoi compagni si ritrovarono a una festa a New York organizzata dal leggendario critico musicale Lester Bangs. Gli unici cibi offerti agli ospiti durante questo party erano caramelle, oltre alla torta di compleanno. “Avevo letto un sacco di roba di Lester Bangs e pensavo fosse il migliore – ha raccontato in seguito il chitarrista Peter Bucklui se ne stava lì e ogni volta che qualcuno gli passava vicino, come un mantra, lui aveva qualcosa da dirgli”. Qualche tempo dopo Michael Stipe raccontò di aver sognato di andare a una festa come quella dove tutti gli invitati, tranne lui, avevano nomi le cui iniziali erano L e B. Tutto questo è stato inserito nella canzone insieme a diverse altre immagini che il cantante vide in tv.

It’s the End of the World as We Know It (And I Feel Fine) parla di terremoti, incidenti aerei, catastrofi naturali: è un lungo flusso di coscienza in cui l’autore immagina un futuro catastrofico, a causa degli effetti della Guerra Fredda, delle guerre di religione e del danneggiamento dell’ambiente dovuto all’inquinamento. Nel coro il bassista Mike Mills canta: “Time I had some time alone”, ossia “è tempo che io me ne stia da solo”, come a esprimere un desiderio di solitudine di fronte a questo scenario.

Per certi aspetti, insomma, questa canzone fu quasi profetica, vista la situazione in cui ci troviamo oggi. Quando il brano uscì raggiunse la posizione numero 69 nella classifica Billboard Hot 100, un buon risultato ma ben lontano da quello riscosso dal primo singolo estratto da Document, ossia The One I Love, pezzo che raggiunse la top ten. Nella Mainstream Rock Chart, ad ogni modo, la canzone dal tema apocalittico arrivò alla sedicesima posizione. E oggi ritorna in classifica grazie al suo testo più attuale che mai, riportando l’attenzione sui R.E.M., una grande band che, oltre a questa, ci ha regalato tantissime altre perle indimenticabili.

Fonte : Virgin Radio