Le auto elettriche sono sempre più green, anche nel design

Il mondo a quattro ruote sta profondamente mutando in nome di un maggiore rispetto dell’ambiente. Così, tra ecodesign ed economia circolare, i materiali di scarto e “poveri” invadono gli abitacoli

Il pensiero creativo, la curiosità e la passione sono spesso i semi che fanno germogliare l’innovazione e, nei casi più felici, contribuiscono a generare contaminazioni virtuose. Sotto questo aspetto, il tema della sostenibilità ne costituisce l’esemplificazione più efficace.

L’industria automotive osserva continuamente il settore fashion quale fonte di tendenze e d’ispirazione progettuale. Perciò, la sensibilità verso l’ambiente ha assunto un’importanza primaria, spingendo sempre più costruttori a sviluppare originali proposte ecocompatibili. In questo contesto, la tecnologia elettrica diviene manifesto della nuova estetica d’innovazione. Così Jaguar ha lavorato con l’azienda tessile danese Kvadrat per creare un rivestimento premium da applicare negli interni del modello i-Pace. Si tratta di una stoffa ottenuta dall’unione tra misto-lana e fibre plastiche riciclate, con prestazioni tecniche pari o superiori alla pelle.

E Renault, mediante un consorzio d’imprese, (tra cui si segnalano Filatures Du Parc e Adient, società specializzate nella progettazione e produzione tessile) ha brevettato un materiale realizzato con cinture di sicurezza usate, avanzi di tessuti e fibre di poliestere ottenute dal recupero di bottiglie in PET, con una riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 60% rispetto agli standard produttivi classici. Questa particolare miscela costituisce i rivestimenti dei sedili, della plancia, della leva del cambio e delle guarnizioni delle portiere nella piccola Zoe, ricoprendo una superficie pari a 8 metri quadrati. Inoltre, soddisfa alti requisiti soprattutto a livello di comfort, pulizia, resistenza ai raggi UV e durabilità.

L’attenzione verso la sostenibilità si esprime però anche in altri modi. La Bmw i3 contiene degli inserti in legno d’eucalipto sul cruscotto. Tale risorsa non solo è rinnovabile e proveniente da foreste certificate, ma è protetta con sostanze naturali. In questo modo viene valorizzata la sua essenza di materia “viva”, poiché nel tempo può modificare le proprie caratteristiche tattili e cromatiche, formando un’interessante patina. Tale ricerca di autenticità, semplificazione e leggerezza è declinata anche nelle fodere dei pannelli porta. Questi componenti, fabbricati in biocompositi, consentono una riduzione del peso tra il 10 e il 50% rispetto alle analoghe parti realizzate con polimeri d’origine fossile. Nell’abitacolo della vettura bavarese, ciò ha portato a una trasformazione del concetto di preziosità estetica. Non ci sono infatti rivestimenti in pelle o altri materiali con finiture particolari sopra i pannelli ma, al contrario, questi elementi (in fibra di kenaf) sono “nudi” e donano un peculiare senso d’intimità e di comodità.

Tutte queste iniziative testimoniano quindi un grande cambiamento nell’identità e nei valori di riferimento dell’automobile, emblema della nostra società moderna. Non è infatti un caso che Renault sia entrata a far parte del network Circular Economy 100 (CE100), promosso dalla Ellen McArthur Foundation. Si tratta di una piattaforma globale che riunisce aziende leader, innovatori emergenti e regioni per accelerare la transizione verso un’economia circolare. Questo impegno coinvolge quindi tutto il mondo, compresa l’Italia, grazie all’adesione di Enel, cui hanno fatto seguito A2A e il Comune di Milano. Chissà, forse siamo davvero all’alba dell’era sostenibile…

Fonte : Wired