Coronavirus, il dramma dell’assistenza domiciliare interrotta

“Non ci possono trattare come merci”. È l’appello di Michele Sanguine, 35enne di Gallarate, in provincia di Varese, che a causa del Coronavirus si è visto negare l’assistenza domiciliare della quale ha bisogno per potersi vestire e spostarsi dal letto alla carrozzina.

“Siamo persone e non è giusto che ci abbandonino”. 

“L’assistenza domiciliare – spiega Michele collegato con MilanoToday via Skype – è fondamentale per le persone come me, e invece da un giorno all’altro sono stato avvisato dalla cooperativa che solitamente me la fornisce che non mi sarebbe più stata data a causa del rischio contagio”. Michele soffre infatti di una grave forma di distrofia muscolare e oltre a esser costretto in sedia a rotelle necessita anche della respirazione assistita.

“Non mi è stato dato neppure il tempo di cercare un’altra soluzione e così ora sono costretto a chiedere agli amici, che devono uscire di casa appositamente nonostante l’ordinanza anti contagio”.

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“Capisco la paura del Coronavirus, è legittima – continua Michele – Tuttavia noi non siamo merci, non è che puoi dire ‘interrompo la fornitura’ come si trattasse di rifornire un negozio. Siamo persone e per legge abbiamo diritto a essere assistiti. Chiedo alle istituzioni che i disabili non siano abbandonati a causa del rischio di contrarre il virus”.

Coronavirus, più tutele per il terzo settore

Agci Solidarietà, Confcooperative Federsolidarietà, Legacoopsociali e Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cgil, Uil Fpl e Uiltucs hanno scritto una lettera al governo per chiedere interventi a tutela del terzo settore. 

Nella lettera si segnala il rischio di tracollo dei presidi sociosanitari, sociali ed educativi garantiti dal mondo della cooperazione sociale.

“Si tratta – dicono – di servizi che hanno una finalità di interesse generale che tutelano 6 milioni di famiglie”.

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“Le attività di interesse generale garantite dalla cooperazione sociale hanno dirette ricadute su persone e famiglie che si vedono negare la possibilità della presa in carico di anziani e disabili a causa della chiusura dei centri diurni, o l’interruzione dell’assistenza e cura domiciliare, oltre che le interruzioni dei servizi educativi”.

Fonte : Today