Coronavirus, metro e bus ridotti. La protesta: “Lavoratori ospedalieri a piedi e senza trasporti”

L’emergenza Coronavirus svuota le strade e i mezzi pubblici e le amministrazioni locali si adeguano. Su disposizione della Regione, il Comune di Roma e Atac hanno varato una rimodulazione [qui tutti i dettagli]: servizio ridotto, secondo l’orario estivo, con la conclusione alle 21.00 per metro, bus e tram. Meno trasporti rispetto al periodo estivo. Poco conta, diranno in tanti, soprattutto pensando a quel restate a casa diventato l’imperativo seguito da milioni di italiani e romani. E invece questa riduzione impatta, in qualche caso anche tanto, su molti lavoratori impegnati all’interno degli ospedali. 

In queste ore alla redazione di RomaToday stanno arrivando numerose proteste da parte di infermieri, oss, addetti alle pulizie rimasti praticamente senza mezzo per raggiungere il posto di lavoro o per tornare a casa. Il problema è sia per il turno serale, per quanto riguarda il rientro a casa, sia per il primo turno della mattina. “Stasera finirò di lavorare alle 21.30”, racconta un infermiere del Nuovo Regina Margherita residente al Prenestino, “e sarà impossibile tornare a casa con i mezzi. Usare l’auto? Qui è impossibile parcheggiare e il ticket costa quasi come una giornata di lavoro“. 

Gli fa eco un Oss del Bambino Gesù: “Sarò costretto ad arrivare tardi al lavoro la mattina. Il primo bus alle 5.30 rende impossibile essere sul posto in orario. Da Centocelle al Gianicolo occorre almeno un’ora”. Nel caso dei turni di mattina è l’assenza dei bus notturni a penalizzare: “Di solito”, racconta Alessandro a RomaToday, “prendendo l’ultimo notturno riuscivo ad essere in centro per prendere la prima corsa del mattino ed essere così puntuale a lavoro. Ora ciò è impossibile”. 

Un problema in più in questo momento di emergenza sanitaria: “Con gente che fa doppi e tripli turni”, racconta un’infermiera, “uscire e non sapere come tornare a casa è un’ulteriore fonte di stress. Come farò? Nei prossimi giorni risolverò chiedendo un passaggio. Poi si vedrà”. 

Qualcuno se la prende con la sindaca Raggi. La rimodulazione di Atac risponde in realtà ad un’ordinanza regionale che giovedì ha chiesto la rimodulazione del servizio. Nell’ordinanza c’è però anche scritto

“In ottemperanza all’Ordinanza della Regione Lazio vengono garantiti i servizi minimi essenziali privilegiando l’integrazione tra le varie modalità, favorendo quella con minore possibilità di contatto tra persone e scegliendo, tra più soluzioni atte a garantire sufficienti servizi di trasporto, quella che permetta maggiore superficie disponibile per i viaggiatori e comunque almeno un metro di distanza tra i passeggeri. Obiettivo garantire la massima sicurezza per utenti e operatori.

Le aziende di Tpl manterranno i livelli di servizio adeguati sulle linee di superficie che consentono collegamenti con le strutture sanitarie e ospedaliere e con le realtà produttive in servizio.

Inoltre per il trasporto pubblico non di linea l’amministrazione capitolina ha previsto, in accordo con il nuovo quadro generale della mobilità delineato sulla base di quanto disposto dall’ordinanza della Regione Lazio, una riduzione del 33 per cento del servizio taxi”.

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Abbiamo provato a capire in che modo questa riduzione manterrà “i livelli di servizio adeguati sulle linee di superficie che consentono collegamenti con le strutture sanitarie e ospedaliere e con le realtà produttive in servizio”, ma al momento rispetto alle casistiche riportate nel pezzo ciò non è chiaro. Tutti i bus infatti concluderanno il servizio alle 21: non è segnalata alcuna eccezione per linee del trasporto pubblico che raggiungono gli ospedali. La riduzione da stasera, sabato 14 marzo, vivrà la sua prova del nove: la speranza è che le perplessità e le proteste degli operatori sanitari non si traducano in disagi per loro e per il servizio che offrono. 
 

Fonte : Roma Today