Coronavirus, Cgil: “Assunzioni oltre l’emergenza, servono 5mila nuove unità in due anni”

Andare oltre l’emergenza Coronavirus con assunzioni straordinarie nel settore sanitario pari a 5mila nuove unità nei prossimi due anni. I sindacati l’avevano denunciato a più ripetizioni anche prima che la necessità di fermare i contagi mettesse a dura prova l’intero sistema sanitario regionale, solo recentemente uscito da dieci anni di commissariamento, lo ribadiscono anche oggi: “L’emergenza ha reso evidente la necessità di incrementare il servizio sanitario pubblico nella regione a partire da posti letto e personale“, scrivono in una nota Natale di Cola, segretario Cgil di Roma e Lazio, e Giancarlo Cenciarelli, Segretario Generale Fp Cgil Roma e Lazio.

“Le 800 assunzioni lampo che sono state annunciate, e che si aggiungono alle 1000 concordate prima dell’emergenza, non bastano. Il numero va raddoppiato, programmando per quest’anno almeno 2500 assunzioni di medici, infermieri, operatori socio sanitari e ogni altra figura professionale necessaria, e altrettante per il prossimo, arrivando ad almeno 5000 nuove risorse nel biennio”, continuano. “Se si vuole investire veramente nel sistema sanitario, si deve andare oltre l’emergenza con un vero cambio di passo, superando la precarietà, con un investimento straordinario per rilanciare i servizi”.

Queste le richieste alla Regione Lazio: “Deve essere chiaro l’impegno ad assumere un ingente numero di personale, e ad assumere a tempo indeterminato. Le proposte di lavoro a tempo determinato rallentano le procedure: molti idonei infatti si trovano costretti a rinunciare a contratti a 12 mesi, non rinnovabili a fine emergenza, avendo già un impiego nel privato”, proseguono i sindacalisti.

L’attenzione si sposta poi anche sui dispositivi di protezione per tutto il personale impiegato in questi giorni all’interno degli ospedali, dagli operatori sanitari e socio sanitari delle strutture pubbliche e private accreditate ai lavoratori del sistema appalti che garantiscono il funzionamento delle strutture, dalle pulizie, ai pasti, alla sanificazione, all’accoglienza e alla sicurezza. “Il personale in servizio va tutelato. Servono protocolli chiari e adeguati dispositivi di protezione. La realtà è che ancora mancano Dispositivi di protezione individuale adeguati in molte aziende sanitarie, come guanti, tute, mascherine chirurgiche e FFP2 – FFP3”, scrivono, e questa carenza “mette a rischio la salute di tutti”.

Non solo. “Secondo le direttive nazionali, regionali e delle singole amministrazioni, chi è venuto a contatto con casi positivi non è sottoposto a tampone: non possiamo accettare che i lavoratori mettano a rischio la propria salute, quella dei propri cari e dei cittadini che continuano ad assistere. Eventuali focolai che isolerebbero decine di infermieri, medici e operatori socio sanitari metterebbero in ginocchio il sistema. Servono subito direttive più stringenti, la priorità è difendere e tutelare la salute di tutti i lavoratori”. 

Per quanto riguarda i dispositivi di protezione, a far sentire la propria voce sono anche Anna Rita Amato e Antonino Gentile del Direttivo dell’Unione Lavoratori Sanità Roma e Lazio: “Le indicazioni emanate dal Ministero della Salute e ribadite nella circolare prot. n 0005443 del 22 febbraio 2020 riguardo all’ utilizzo dei DPI per il contatto con un caso sospetto/confermato di Covid-19 contrastano con quelle della Regione Lazio che prevede solo l’uso della mascherina chirurgica al posto delle maschere FFP2 e FFP3”. Al contrario, continuano, “il personale sanitario in contatto con un caso sospetto o confermato di COVID-19 deve indossare DPI adeguati, consistenti in filtranti respiratori FFP2 (utilizzare sempre FF3 per le procedure che generano aerosol), protezione facciale, camice impermeabile a maniche lunghe, guanti. Purtroppo i limiti attuali di risorse e di personale nella sanità laziale non consentono il lusso di far ammalare chi sta in trincea”. 

Fonte : Roma Today