Coronavirus Italia, Rezza: asintomatici potrebbero essere fino al 30%

Mentre l’Italia si augura che i provvedimenti presi dal governo per contenere la pandemia di Covid-19 (LE ULTIME NOTIZIE IN DIRETTA) diano presto gli effetti sperati, sempre più Paesi d’Europa sono costretti a fare i conti con l’avanzata del coronavirus (LO SPECIALE). Intervistato a Sky TG24, Giovanni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), ha fatto il punto sulla situazione attuale, a livello sia italiano che europeo, soffermandosi in particolare sulla presenza di pazienti asintomatici, uno degli aspetti più controversi discussi fin dai primi tempi successivi all’inizio della circolazione del virus.

Rezza: asintomatici abbassano mortalità, ma sono un problema

Quante sono le che hanno contratto il coronavirus in maniera asintomatica? (TRASMISSIONE ASINTOMATICA: COSA DICONO GLI ESPERTI) Gli esperti avevano fissato questa fetta di individui attorno al 5% ma secondo Rezza sono “probabilmente di più, ci sono studi che mostrano circa dal 18% al 30%”. Questo potrebbe da un lato abbassare il tasso di mortalità, che in Italia risulta al momento superiore a quello registrato mediamente in Cina, poiché “evidentemente c’è molta gente che non è ammalata o si ammala molto lievemente”. D’altro canto, la presenza di molti pazienti affetti da Covid-19 ma con assenza di sintomi “rappresenta un problema dal punto di vista delle misure di contenimento e di controllo, anche se la Cina ha dimostrato che si può fare”.

Coronavirus in Lombardia forse da metà gennaio

Rezza ha poi commentato le misure attuate in Italia, che prevedono la chiusura di tutte le attività commerciali e di vendita al dettaglio, con pochissime eccezioni (LE MISURE DEL GOVERNO). Si tratta secondo l’esperto di “provvedimenti importanti perché bisogna frenare la corsa del virus”, tuttavia “da europeista mi raccapriccia cosa sta accadendo in Europa, il mancato sostegno nel momento del bisogno, lo sgranamento che c’è nell’applicazione delle misure, come se l’economia fosse più importante della sanità”. Rezza ipotizza che dietro questo problema ci sia la “falsa convinzione che siano le misure prese a bloccare l’economia e non la pandemia stessa”. Il direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Iss ha infine elogiato la risposta, oltre che degli italiani in generale, della regione Lombardia, “che ha reagito in maniera encomiabile, trovandosi un virus dentro casa probabilmente da metà gennaio. Chi poteva avere tempo di prendere provvedimenti invece sta ancora aspettando”.

Coronavirus, Iss: “In Italia non è pi...

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Fonte : Sky Tg24