Soul ha un nuovo trailer: la Pixar si fa sempre più concettuale

Addentrandosi nelle emozioni che abitano la mente umana, la Pixar e Pete Docter sono riusciti con Inside Out a dare forma concreta a un’energia creativa potenziale fino a quel momento inespressa in termini concettuali e di sperimentazione. Sono tanti i titoli indimenticabili che lo studio portato al successo da John Lasseter ha confezionato nel corso degli anni, da Toy Story a Coco, da Monsters and Co. fino a Up. Tutti film che in fase embrionale hanno avuto un flusso significativo di brillanti idee che hanno saputo pompare poi al cuore dello sviluppo stilistico e creativo. Giocattoli che prendono vita, i mostri nell’armadio dei bambini che vivono in un mondo parallelo, l’aldilà secondo la cultura messicana: tutte basi geniali da cui partire per edificare storie di una potenza emotiva dirompente, per alcuni segnante, capace di rigenerare ricordi che si credevano ormai perduti.

Con Inside Out si è fatto però quel passo in più verso la concettualizzazione di un’idea ben più complessa, quella di raccontare la crescita, le difficoltà e il cambiamento entrando letteralmente nella testa di una piccola protagonista, e da lì edificare un nuovo mondo in qualche modo coerente con il lento e difficile fiorire della vita.

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Ci sono riusciti senza dare peso a una storia vera e propria ma seguendo il flusso degli interrogativi e dei sentimenti che volevano raccontare, basandosi proprio su quei ricordi che negli anni hanno contribuito a risvegliare nel grande pubblico, prendendoli come totem di riferimento e costruendoci intorno strutture, personaggi e passaggi di grande impatto visivo e artistico, confezionando un grande capolavoro d’intenti.

In Inside Out ci si interrogava però sui misteri della mente umana, sulle varie parti che compongono e formano la persona, mentre nel prossimo e attesissimo Soul si vuole ora andare oltre e passare all’universale invisibile, all’insondabile tutto che ci rende chi siamo: la nostra anima.

L’aldilà stilizzato della Pixar

Quello che colpisce nell’ultimo trailer di Soul di Pete Docter è la splendida geometria stilistica delle immagini, i contrasti che si creano tra realtà e fantasia. Se nella precedente opera del regista c’era un mondo a visione di bambino, certamente lavorato al cesello per adattarsi alle esigenze narrative e artistiche del progetto, qui si va oltre. Non solo si percepisce un’atmosfera dai colori più caldi e rarefatti ma sembra che la stessa voglia raccontare già da sola la musica che muove le intenzioni del personaggio. Esterno o interno che sia, ogni ambiente della New York City di Joe Gardner sembra quasi pensato per dare al pubblico le stesse sensazioni percepibili in un locale Jazz, tra romanticismo e malinconia, incanto e stupore.

Colori autunnali vividissimi, albe e tramonti a colpire il profilo di una città dove luci e ombre sono renderizzate alla perfezione e la scelta di un genere musicale caldo, elegante e sensuale fanno della realtà di Joe un posto accogliente, segnalando però anche un certo torpore nostalgico della sua esistenza. Forse è per questo che a un passo dal raggiungere il suo sogno, preso dall’entusiasmo della possibilità di realizzazione assoluta – per quanto gli riguarda -, il protagonista cade in un tombino aperto ed entra in coma, lasciando che la sua anima giunga nell’aldilà.

Qui l’impeccabile costruzione animata degli ambienti lascia spazio a una stilizzazione quasi esasperata, pensata sicuramente per creare un contrasto concettuale tra la pienezza e la complessità della realtà e del corpo e la semplice essenza dell’anima, almeno visivamente, perché poi spesso è il contorno a distrarre dalle cose realmente importanti.

Nel panico dopo aver capito di essere in procinto di “passare oltre“, Joe esce dalla scalinata verso l’aldilà e cade nell’Anzitempo. Qui è interessante notare una scelta stilistica che miscela proprio come in Inside Out uno stile animato in CGI a quello tradizionale, a mano, quasi frame by frame. La geometria dell’immagine cambia ancora e trascina il protagonista in questo luogo dove le anime sviluppano “interessi, personalità e manie” prima di gettarsi letteralmente sulla Terra per entrare nel corpo di bambini appena nati. Questo significa che intenzionalmente, nella visione di Docter, l’anima domina in senso assoluto e immanente la personalità dell’Uomo, che poi verrà in qualche modo condizionata dagli eventi e dal contesto della vita ma che, come il DNA, ha basi e segmenti precisi a comporla, unica, inimitabile. Conseguentemente, ogni vita è importante e irripetibile, il che dà un certo valore alla storia di Joe e della compagna 22, ancora in addestramento ma ribelle, intenzionata a restare nell’Anzitempo per sempre.

Fantastico vedere dunque le anime sperimentare “la vita” attraverso dei costrutti che dovrebbero far lorscegliere di cosa andare pazze, se ad esempio di pizza o di dolci, soltanto a sensazione, senza tatto, gusto od olfatto. Ancor più meraviglioso è poi entrare in quella che sembra “la plancia” dell’intera esistenza di Joe, dove probabilmente può ammirare passato e presente di sé, in cerca di un modo per tornare indietro, provando nel mentre a convincere 22 a scoprire insieme a lui il valore della vita, dell’inizio e della fine.

Vale la pena vivere tanto per poi andarsene?“, domanda la piccola anima a Joe, che è poi un modo pixeriano per interrogarsi sulla questione fondamentale: che senso ha la vita? La sua risposta Soul ce la darà il 16 settembre 2020.

Fonte : Everyeye