La Russia sta di nuovo interferendo con la corsa alla Casa Bianca?

A quanto pare sta per ripetersi quanto accaduto nel 2016. L’intelligence americana ha avvertito il Congresso sul fatto che i russi stanno manovrando per aiutare Donald Trump anche nelle elezioni del 2020. Secondo il New York Times, le tecniche di interferenza potrebbero essere nuove

(foto: Mikhail Svetlov/Getty Images)

La Russia starebbe già intervenendo per interferire nella campagna presidenziale 2020 negli Stati Uniti, con l’obiettivo di allungare di altri quattro anni la permanenza di Donald Trump alla Casa Bianca. A riferirlo è il New York Times, insieme ad altri media americani, che cita cinque diverse fonti anonime secondo cui, la scorsa settimana, i funzionari dell’intelligence degli Stati Uniti hanno avvertito della questione la Camera dei rappresentanti. A quanto si apprende la Russia sarebbe intenzionata a mettere il suo zampino sia nella campagna elettorale delle primarie democratiche sia in quella delle elezioni presidenziali, come aveva già fatto nel 2016.

La mossa dell’intelligence di comunicare queste informazioni avrebbe infastidito Trump, che si è lamentato del fatto che i democratici le avrebbero usate contro di lui, soprattutto ora che l’impeachment è archiviato. Secondo quanto scrive il quotidiano di New York sarebbe proprio questo il motivo che ha spinto Trump a rimproverare il capo dell’intelligence nazionale Joseph Maguire, che a breve sarà sostituito da Richard Grenell, l’ambasciatore statunitense in Germania, anche se da Washington hanno detto che il cambio era in programma da tempo. Non va poi dimenticato che Trump ha più volte ribadito che quanto affermato da Cia e Fbi in merito alle precedenti interferenze fosse costruito ad arte per delegittimarlo di fronte alla sconfitta di Hillary Clinton.

Anche i deputati repubblicani hanno storto il naso, contestando quanto riferito dall’intelligence e sostenendo che in realtà che l’inquilino della Casa Bianca è stato duro con la Russia e ha rafforzato la sicurezza in Europa. Ma, scrive invece il Washington Post, una funzionaria ha riferito che che il governo russo ha una esplicita “preferenza” per Trump. Il modo in cui la Russia starebbe interferendo per avvantaggiarlo nella campagna elettorale, si legge sul Nyt, è soprattutto accrescendo i conflitti interni alla popolazione e la sfiducia verso il modello della democrazia liberale. Un po’ come è già accaduto quattro anni fa, ma con qualche novità. Le fonti infatti sostengono che il Cremlino metterà in gioco nuovi strumenti: “un uso più creativo di Facebook e degli altri social network”, ad esempio. Il quotidiano cita anche un cambio di strategia: oltre alla creazione di account falsi, si farà leva sugli stessi cittadini per la diffusione di fake news. Così si aggirerebbero “le regole dei social media che vietano il discorso non autentico”.

Cosa era successo nel 2016?

La questione può essere riassunta con la parola Russiagate, il nome della complessa inchiesta giudiziaria avviata proprio a seguito di presunte ingerenze della Russia nel condizionare la campagna elettorale statunitense. Il modo con cui si ritiene la Russia aveva avvantaggiato Trump risiede essenzialmente in attacchi informatici e disinformazione. A capo delle indagini c’è il procuratore speciale Robert Mueller che, a oggi, sta indagando su ipotesi di reato importanti e molto gravi, come ad esempio spionaggio a favore di potenze estere. Uno degli sviluppi delle ultime ore è la condanna a tre anni e quattro mesi per Roger Stone, consulente politico statunitense ed ex consigliere del presidente Donald Trump.

Fonte : Wired