Instagram, quel filtro è da cambiare: con nasi piccoli e labbra gonfie promuove la chirurgia plastica

NASI TROPPO sfinati e labbra troppo carnose. Quel filtro promuove la chirurgia plastica e quindi va modificato. Questo è successo per uno degli effetti di maggior successo degli ultimi giorni, battezzato “Lil Icey Eyes”, che nell’ultima settimana aveva praticamente colonizzato Instagram e TikTok. Essendo disponibile solo sulla prima piattaforma, veniva – anzi, viene ancora – condiviso sulla seconda pubblicando i video realizzati e savati sempre tramite Instagram. In sostanza trasforma il volto di chi lo usa applicando, in realtà aumentata, gli occhi azzurri (ma ne esistono anche altre versioni), un trucco particolare e appunto intervenendo anche su naso e labbra. Troppo, a giudizio del social videofotografico. Messo a punto da Paige Piskin, una creativa che ha guadagnato centinaia di migliaia di follower solo grazie alla messa a punto di nuovi filtri, è stato modificato un giorno fa.
 
L’autrice è intervenuta in prima persona con un post sul proprio profilo Instagram, spiegando di aver dovuto ritoccare il filtro di grande successo per allinearsi alle regole della piattaforma. In effetti, dallo scorso ottobre, il social guidato da Adam Mosseri ha stretto le maglie su questo tipo di filtri per così dire “estetici”. Andiamo con ordine: cosa sono i filtri? Sono effetti visivi, spessi estremamente creativi o giocosi altre volte appunto esclusivamente estetici, che si possono applicare a foto e video su diverse piattaforme, direttamente dalla fotocamera. Se molti sono ufficiali, lanciati cioè in questo caso direttamente da Instagram, la stragrande maggioranza è ormai realizzata e proposta su un “negozio virtuale” riservato dagli utenti. Alcuni dei quali ne hanno appunto fatto una ragione di lavoro e di successo. “Lil Icey Eyes”, che ha affascinato anche diverse celebrità fra cui le star della piattaforma Lisa e Lena Mantler, gemelle tedesche da 15,2 milioni di follower, si è dunque scontrato con la recente decisione di Instagram: mettere al bandoi filtri che usano, sfruttano o in qualche maniera promuovono gli effetti della chirurgia plastica. O almeno chiederne la modifica.
 
Dallo scorso agosto, infatti, Facebook (che controlla Instagram) ha deciso di consentire a tutti gli utenti di utilizzare lo strumento Spark Ar, un software dedicato a creare e caricare animazioni e filtri personalizzati. Per chi non sapesse come scovare quei filtri, il percorso è semplice: si trovano nella galleria degli effetti accessibile dalla sezione “Cerca altri effetti” alla fine della barra dedicata nella fotocamera di Instagram. L’icona è quella della lente d’ingrandimento. Quando se ne individua uno che ci piace si può usare in una storia di prova, si può scaricare per averlo sempre a disposizione fra i propri effetti oppure lo si può suggerire agli amici. Anche diverse celebrità, da Ariana Grande a Chiara Ferragni, si sono messe all’opera rilasciando i propri.
 
In poco tempo fra i molti problemi nati con la “liberalizzazione del filtro” si è distinto fra i più forti proprio quello legato alla modifica dei connotati. Non in chiave comica o grottesca, ovviamente, ma quando i filtri propongono modifiche più sfumate e scivolose. Così, lo scorso autunno, al social non è rimasta che una strada: fare fuori i filtri che possano in qualche maniera colpire il benessere degli utenti, proponendo sistemi per vedersi in modo realisticamente molto diverso da quello che in effetti sono. Uno dei casi più celebri era stato il filtro “Plastica”, creato da Teresa Fogolari e usato centinaia di milioni di volte, che mostrava gli effetti sul volto di interventi di chirurgia estetica. Oppure “Holy Natural”, che interveniva accentuando gli zigomi, sovrapponendo labbra a canotto e lentiggini, o ancora “Fix Me”, che addirittura entrava nel dettaglio ospedaliero sovrapponendo alla faccia dell’utente i tipici tratti preoperatori a pennarelli. Abbastanza inquietante.
 
Il problema di partenza viene dalla scienza. Alcune ricerche hanno infatti suggerito come questo genere di effetti visivi possa impattare negativamente sulla salute mentale degli utenti, specialmente dei più giovani. Uno studio dello scorso giugno, pubblicato sul Journal of the American Medical Association, aveva per esempio spiegato che usare un qualche tipo di filtro facciale aumenterebbe la propensione a considerare la possibilità di sottoporsi a un intervento di chirurgia plastica. Insomma, questi sistemi agirebbero sulla sicurezza e sull’autostima delle persone e come pubblicità indiretta, almeno in alcuni casi, di quelle operazioni.
 
Per molti, fra cui proprio i creatori, accusare questi filtri di procurare una sorta di “dismorfismo corporeo digitale” è un’esagerazione. La stessa Piskin ha scritto che non crede che le persone usino questi filtri perché vogliano davvero apparire diverse ma solo perché sono divertenti. In effetti la battaglia contro i filtri estetici è piuttosto complicata: in fondo anche i più divertenti e diffusi, come quelli che aggiungono orecchie da coniglio o altri elementi fiabeschi o fantasiosi, spesso intervengono sulla pelle, schiariscono i denti o ingrandiscono gli occhi. Insomma propongono un qualche tipo di quella che ormai viene chiamata “digital beautification”.

Fonte : Repubblica