Rackete, Bibbiano e i pusher “citofonati”: tutte le battaglie perse del sovranismo

La capitana della Sea Watch agì correttamente nel forzare il blocco navale. Così motiva la Cassazione e così si chiude un’altra battaglia fatta di odio e social, iniziata dalla destra sovranista

Alla fine, si è scoperto che Carola Rackete agì correttamente quando forzò il divieto di sbarco nel porto di Lampedusa dei migranti soccorsi in mare. Per mesi il popolo italiano è stato così tanto bombardato dalle accuse sovraniste contro la comandante della Sea Watchnemica dello stato” e che “ha attentato alla vita dei nostri militari”, che quasi ha finito per accettare quella narrazione. Ma come molto spesso accade, il megafono identitario dei Salvini e delle Meloni ha rivelato una cruda verità: i pilastri su cui si basa la loro comunicazione politica non sono altro che aria fritta.

Nel giugno scorso, dopo 17 giorni in mare, Rackete decise di forzare il blocco dei porti salviniano ed entrò unilateralmente a Lampedusa. Un’imbarcazione della Guardia di Finanza si mise tra la Sea Watch 3 e la banchina, per impedire l’attracco, e ne seguì una colluttazione tra i due mezzi. I video dimostrano che si trattò di un leggero impatto, ma non per i sovranisti. Essi dal primo secondo hanno descritto l’episodio come una versione nostrana del Titanic, tra barche a picco e militari “salvi miracolosamente”. Mese dopo mese, questa narrazione si è gonfiata, nei comizi e nelle tv la capitana tedesca è stata descritta come una pirata del mare senza remora ed è così che la destra ha potuto aggiornare la sua tabella dei nemici del popolo italiano, aggiungendo una nuova riga sotto ai vari Saviano, Boldrini e via dicendo.

Nelle scorse ore però la Cassazione si è pronunciata a proposito dell’episodio di Lampedusa. E ha affermato la liceità dell’azione di Rackete, avvenuta “seguendo le disposizioni sul salvataggio in mare perché l’obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro“. D’improvviso, quella narrazione sovranista gonfiatasi in barba ai video e alla testimonianze sui fatti, si è ritrovata demolita da un organo giudiziario, dunque indipendente. E si è scoperto che se c’è qualcuno che non ha agito coerentemente con il rispetto della vita umana, quelli sono stati i militari che pur di non permettere lo sbarco dei naufraghi hanno sacrificato la loro imbarcazione.

Ma d’altronde, non è la prima volta che scopriamo che i sovranisti ci hanno riempito le orecchie di notizie rivelatesi poi false. Un caso su tutti è quello di Bibbiano, diventato il simbolo, per le destre, del pericolo nazionale rappresentato dal Partito democratico. Il sindaco di centrosinistra del paese emiliano era stato indagato per la concessione di una sala comunale alla onlus coinvolta nello scandalo affidi. La sua posizione non ha mai avuto a che fare con il fronte dei minori ma solo con l’abuso di ufficio, eppure questo è bastato perché Salvini e la sua compagnia lo trasformassero nel mostro coinvolto in prima linea negli abusi ed estendessero la sua storia a livello nazionale, con il Pd rinominato “il partito di Bibbiano”. Una narrazione mistificatoria, ancor di più indebolita dall’intervento recente della Cassazione, che ha dichiarato infondate le misure cautelari nei confronti del sindaco. Anche stavolta, quindi, la comunicazione sovranista si è nutrita di un falso ideologico.

C’è poi il caso Riace. Mimmo Lucano, l’ex sindaco, è stato descritto da Salvini come “uno zero” e il simbolo del business dell’accoglienza. Il leader leghista ha stappato le bottiglie quando è stato arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e proprio su questo ha costruito i suoi attacchi alla “sinistra dei porti aperti”. Poi la Cassazione ha ridimensionato il tutto, sottolineando che “mancano indizi di comportamenti fraudolenti”, mentre il tribunale di Locri gli ha revocato il divieto di dimora nel comune calabrese. Anche qui, il “mostro Lucano” era una creatura esistente solo nella narrazione sovranista, smentita dai fogli giudiziari.

Ci sono poi le citofonateagli spacciatori del quartiere” che si scoprono poi essere minorenni indifesi, “la Libia porto sicuro” mentre le milizie locali bombardano i centri di detenzione per migranti, “le ong taxi del mare” con le varie procure nazionali che di volta in volta archiviano i procedimenti di accusa nei loro confronti. Di continuo, Salvini e i suoi aficionados ci bombardano di informazioni che poi si rivelano non solo senza fondamento, ma smentite ufficialmente. Il fatto che questo non avvenga nell’immediato consente però alla narrazione manipolata di attecchire sul territorio nazionale, contribuendo all’amplificazione di quel gap tra percezione e realtà che è uno dei mali di questo paese.

Fonte : Wired