INTERVISTA | Alla scoperta di Tommaso Baldasso, il “giovane veterano” della Virtus Roma

Tommaso Baldasso classe 1998, Playmaker/guardia di 1.91 cm. Si forma cestisticamente  nelle giovanili di Torino e successivamente disputa il campionato di serie B difendendo i colori della PMS Basketball sempre sotto l’ombra della Mole Antonelliana. Il fratello Lorenzo attualmente gioca con la maglia dell’Andrea Costa Imola. Presenza costante e di spicco nella varie nazionali giovanili ha bruciato molte tappe nella sua avventura da professionista.  

Dall’estate del 2016 veste la maglia della Virtus Roma e dopo tre anni di militanza in A2 conquista la massima serie con i romani dopo la vittoriosa stagione 2019/2020. Appassionato, vitale e simpaticamente sfrontato è ormai uno dei punti fermi della formazione capitolina e il giocatore con la maggiore militanza nel roster. Dotato di buona esplosività, taglia fisica rilevante per il ruolo e di un discreto tiro da fuori è in costante progresso tecnico e si sta confermando anche nella nuova categoria.

In campionato viaggia a una media di 6.7 punti, 3.0 rimbalzi e 1.7 assist per partita con una percentuale del 43.6% dal campo e il 34,3% nel tiro da fuori. Nell’ultima partita di campionato sul campo della Fortitudo Bologna ha collezionato 17 punti, 4 rimbalzi e 3 assist dimostrandosi uno dei migliori in campo per la Virtus.

Ciao Tommaso, ormai sei un veterano. Come ti trovi a Roma?

Mi sono trasferito a soli 18 anni e l’impatto non è stato semplice, traslocare in una città molto più grande di Torino per certi aspetti mi ha un pochino spaventato. Per fortuna mi sono ambientato molto in fretta ed ho imparato ad apprezzare tutto quello che un luogo magnifico come questo è in grado di offrire per un ragazzo della mia età. Sono maturato molto nel corso di questi anni, questo mi ha permesso di capire meglio questa realtà e sono felice di aver conosciuto molte persone che mi hanno aiutato a viverla al meglio. Posso affermare con certezza di essere follemente innamorato di Roma e di ogni aspetto che la compone. Mi sono trovato sempre a mio agio ma devo dire che il campionato di A2 dello scorso anno con cui è arrivata la promozione mi ha aiutato ancora di più nel processo di inserimento, quando riesci a vincere sei sempre più tranquillo con qualsiasi attività fuori dal campo da gioco. A pensarci bene i periodi chiave per migliorare la mia qualità di vita in città sono stati indubbiamente il primo e il terzo anno,  uno snodo fondamentale per la mia crescita personale.

Come ti sei innamorato di questo sport?

Ho cominciato a giocare a basket un’estate di tanti anni a Collegno che poi è casa mia. Stavo rientrando da una partita di calcio insieme a mio padre e mio fratello, ci siamo imbattuti in un campetto e ho provato a tirare a canestro imitando istintivamente i gesti di papà e anche se ovviamente non ho raggiunto il ferro è scattata la scintilla. Dopo quella giornata ho cominciato a praticare anche questo sport e in poco tempo è nato un amore profondo per il gioco.   

L’anno scorso non è stata una annata semplice ma avete conquistato la promozione e te la sei cavata egregiamente. Quest’anno dopo un periodo di adattamento alla massima serie stai dimostrando di poter recitare un ruolo importante come attesta la partita di Bologna. Questi 4 anni di Virtus sono stati un percorso di sviluppo continuo?               

Arrivare in questo contesto mi ha permesso di crescere e di sviluppare in modo continuo la mia identità di gioco e di plasmare il mio carattere affrontando vari momenti difficili. Al principio riuscire a cambiare il mio gioco e adattarlo dal settore giovanile e una serie B fatta di under dove mi giocavo la salvezza a una serie A2 di ottimo livello non è stato certamente una impresa semplice.  Il secondo anno poi è stato quello più difficile anche perchè ho giocato da titolare e con i play-out la pressione non è stata semplice da gestire. Ho affrontato una crisi nel mezzo della stagione, una fase complessa dove non riuscivo a giocare come potevo ma è stato un periodo importante da cui ho ricavato un insegnamento prezioso e ha trasformato il mio modo di stare in campo. Grazie alla guida di Piero Bucchi l’anno successivo ho dovuto provare a ritagliarmi un ruolo in una squadra di dieci protagonisti e quando poi ci sono riuscito ho capito che quella era la via. Vincere il campionato è stata una esperienza molto significativa che mi ha fatto affrontare una serie di situazioni che mi hanno ulteriormente migliorato. Direi che questo quarto anno nella massima serie sta seguendo un copione molto simile, mi sento molto più convinto dei miei mezzi e ho un po’ più voglia di arrivare. Ho una grande voglia  di realizzare i miei obiettivi e di aiutare allo stesso tempo la squadra. 

Quali sono i tuoi obiettivi personali?

Alcuni sono dei grandi sogni ma più di tutto voglio riuscire a diventare il miglior giocatore possibile rispetto alle mie possibilità. Naturalmente mi piacerebbe giocare in Europa, fare le coppe e maturare un esperienza nelle squadre italiane che giocano al vertice e se possibile riabbracciare la nazionale.

Sei considerato un giocatore scaramantico, in squadra sotto questo aspetto chi è più “fissato” tu o Giovanni Pini?

Io ho numerose fisime più che delle scaramanzie vere e proprie, ho dei gesti rituali che ripeto tante volte e numerose routine ma sto provando a liberarmene perchè mi rendo conto che non cambiano assolutamente nulla. Tante volte si diventa schiavi di queste abitudini e Giovanni da questo punto di vista è un mattacchione vero e proprio, tutto sommato è davvero una bella sfida.

Come nasce la storia dell’ hashtag “illegale”?

Nasce nel mio primo anno nella capitale, ero reduce da un’estate con la nazionale under 18 dove avevamo un gruppo fantastico e purtroppo per una serie di problemi non siamo riusciti a giocare in Turchia. In quel momento è nato l’hashtag e grazie anche al terzo posto negli Europei successivi è definitivamente decollato e siamo riusciti a trasformarlo in un un tormentone simpatico. 

C’è un giocatore che ti ha colpito più degli altri in serie A?

In assoluto direi i due nomi di maggior spicco in campionato: Sergio Rodríguez e Miloš Teodosić che sono davvero di un’altra categoria rispetto al resto della concorrenza. Davvero impressionanti.

Cosa fai quando non giochi a pallacanestro?

Mi piace uscire soprattutto adesso che il clima è migliorato e magari fare una passeggiata a Ostia, in senso assoluto adoro rilassarmi anche senza fare nulla di specifico. Non ho un hobby particolare che assorbe la maggior parte del mio tempo libero e della mia attenzione. Trovo naturale passare il tempo con le persone a cui voglio bene e con cui condivido qualche interesse o andare alla scoperta di qualcosa di nuovo. Se ne ho possibilità faccio volentieri un giro in centro per visitare i negozi che ancora conosco poco e magari comprare qualcosa per mio fratello che non passa spesso per Roma. Ogni tanto mi dedico anche ai videogiochi e di solito gioco a Fifa ma solo ed esclusivamente con il Torino di cui sono un grande tifoso, gli altri titoli onestamente mi appassionano meno.

E la tua passione per i tatuaggi?

Sono molto amante dei tatuaggi e ne ho fatto un altro solo pochi giorni fa, tengo particolarmente a quello del Colosseo che mi avvicina idealmente ancora di più alla città’ e l’ho voluto fare perchè da quando sono arrivato qui sto veramente bene. E’ un piccolo gesto da parte mia per sottolineare un segno di appartenenza per un luogo che mi ha adottato e a cui tengo veramente tanto. 

 

Fonte : Roma Today