Carne sintetica, che cos’è e dove mangiarla

Via via che la sostenibilità degli allevamenti intensivi per la produzione della carne che mettiamo nel nostro piatto viene messa in discussione, le varie alternative alle proteine animali che il mercato alimentare ci offre si fanno largo nel frigorifero dei consumatori: dai derivati della soia ai legumi, passando per il seitan. La carne sintetica è l’ultima arrivata tra le proposte dedicate a quanti desiderano rimpiazzare la carne – quella vera – con proteine alternative che però simulino anche aspetto, sapore e consistenza della carne e possano sostituirsi a lei in tutti i vari e possibili utilizzi. Ma da dove arriva e di cosa è fatta la carne sintetica? 

La carne impossibile diventa possibile

L’idea della creazione di un prodotto che potesse dare al palato la stessa soddisfazione di una bistecca, di un hamburger o di una polpetta è venuta in mente nel 2011 a Patrick Brown, allora professore di biochimica alla Stanford University School of Medicine. Fondatore e CEO di Impossible Foods, produttrice di Impossible Meat, Brown realizza la sua carne-non-carne con soia e patate: il sapore e il colore sono ottenuti grazie alla leghemoglobina di soia (heme), una proteina vegetale che si ritrova nei legumi e le cui proprietà sono simili a quelle dell’emoglobina del sangue animale; gli olii vegetali (cocco e girasole) sono usati per replicare l’untuosità del grasso della carne e la metilcellulosa e l’amido ne regolano invece la consistenza.

L’obiettivo di Brown, vegano, è quello di diffondere la cultura del non utilizzo degli animali per la produzione di cibo, “sia per il bene della gente che del pianeta”. Per questo la missione di Impossible Foods è quella di produrre non solo carne, ma anche pesce e latticini direttamente dalle piante. 

Come si legge sulle pagine dell’azienda, nel 2016 è nato il primo prodotto “impossibile”, l’Impossible Burger.

Oltre la carne c’è la carne sintetica

Sul mercato della carne sintetica Beyond Meat è un diretto concorrente di Impossible Burger. Fondata da Ethan Brown nel 2013, l’azienda ha l’obiettivo di creare The Future of Protein, ovvero  hamburger, salsicce o macinato, rigorosamente di origine vegetale. Anche in questo caso l’attenzione si focalizza  sulla sostenibilità degli allevamenti intensivi e sull’opportunità di mantenere un comportamento alimentare che a quanto pare non fa bene né all’uomo né al nostro pianeta. Così, le proteine della non-carne di Brown sono derivate dai piselli, dalle fave e dal riso, il colore della carne viene dato dal succo di barbabietola e anche in questo caso gli olii vegetali sono utilizzati per donare alla carne-non-carne il giusto grado di untuosità. A livello qualitativo, i prodotti di Beyond Meat vantano, a detta dell’azienda, “livelli proteici uguali se non superiori rispetto a quelli della controparte animale, zero colesterolo, meno grassi saturi e assenza di antibiotici e ormoni”. Sulla carta tutti buoni motivi per non farsi mancare quantomeno un assaggio di questa carne che va oltre la carne. La carne di Beyond Meat può essere acquistata online ma è anche presente sul territorio italiano in un gran numero di ristoranti. La pagina di ricerca per località aiuta a rintracciare gli esercizi che la propongono nel loro menù.

Un passo verso la sostenibilità da parte dei fast food?

Se proprio Beyond Meat e Impossible Foods sono presenti nel settore dei fast food a stelle e strisce con i loro prodotti, nel nostro Paese è stata l’olandese The Vegetarian Butcher. A lanciare lo scorso novembre la sua finta carne nella catena di fast food Burger King, che ha messo in menù i nuovi Rebel Whopper, ovvero dei burger a base di proteine vegetali che sembrano di carne ma non lo sono. Per i suoi hamburger il produttore olandese utilizza le proteine derivate dalla soia e dal grano provenienti da coltivazioni sostenibili. Gli obiettivi di The Vegetarian Butcher sono la commercializzazione di prodotti alimentari di alta qualità, l’eliminazione degli animali dalla catena alimentare e la riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

Proteine alternative e il futuro: l’analisi del World Economic Forum

Come dice un report dedicato alle proteine alternative realizzato dal World Economic Forum, questi sostituti ai cibi derivati dagli animali stanno attirando sia ingenti investimenti finanziari sia l’attenzione da parte della ricerca e dei media, poiché sono visti come il sentiero che consentirà di incontrare i bisogni nutrizionali e la domanda alimentare di 10 miliardi di persone nel 2050. L’analisi del World Economic Forum mette in luce che il fatto di poter disporre di un’ampia gamma di proteine alternative può avere risvolti positivi sia per la salute dell’uomo che per l’ambiente. Tuttavia, precisa lo studio, quando si parla dei sostituti della carne e della necessità di ridurre il consumo globale di carne, “è molto importante garantire che non vengano intraprese politiche che incidono negativamente sul benessere o sui mezzi di sussistenza di alcuni dei gruppi più poveri e svantaggiati del mondo che allo stato attuale dipendono proprio da carne e bestiame”.

Fonte : Sky Tg24