Impedire l’impatto di un asteroide sulla Terra: la soluzione del Mit

Quali sono le strategie più efficaci per deflettere un asteroide che punta dritto verso la Terra? A dare una risposta a questa domanda ci ha pensato un team di esperti del Massachusetts Institute of Technology (Mit) che in uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica “Acta Astronautica”, apre nuove prospettive nell’ambito della difesa planetaria.

La serratura gravitazionale

Tali strategie, spiega anche il portale web di Inaf, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, devono considerare inizialmente la massa e la velocità degli asteroidi, oltre al loro passaggio nelle prossimità di quella che in gergo viene definita “serratura gravitazionale” o “gravitational keyhole” ovvero quell’area in cui l’influenza gravitazionale del pianeta modifica l’orbita dell’asteroide indirizzandolo verso l’impatto nelle orbite successive. Un altro fattore da tenere fermamente in considerazione è oquello riguardante la tempistica con cui si viene a conoscenza dell’impatto. Per arrivare a formulare le loro tesi, i ricercatori americani hanno applicato il loro metodo ad Apophis, un asteroide che nel 2029 passerà ad una distanza di 31.200 chilometri dalla Terra e anche a Bennu, l’asteroide obiettivo di Osiris-Rex. Alla fine delle loro ricerche, è stata proposta una sorta di mappa per decidere quale missione di difesa planetaria possa essere ottimale per questi due asteroidi.

Il ruolo degli impattori

“In genere, si considerano soprattutto le strategie per una deflessione all’ultimo minuto, quando l’asteroide è già passato nel keyhole e si trova in rotta di collisione con la Terra”, ha spiegato Sung Wook Paek, autore dello studio. “Io sono interessato a prevenire un passaggio nel keyhole ben prima dell’impatto con la Terra”, ha spiegato l’esperto. Tra le strategie contemplate la più classica è quella della detonazione nucleare con l’utilizzo di “impattori”, ovvero sonde o missili, che possono modificare l’orbita dell’asteroide semplicemente colpendolo. Perché questi siano efficaci occorre però conoscere perfettamente la velocità, il luogo di impatto e la composizione dei missili, oltre che tutte le caratteristiche dell’asteroide e della sua orbita.

Le teorie dei ricercatori

Per questo motivo, secondo lo studio dei ricercatori del Mit, i lanci dalla Terra devono essere due: una prima sonda o missile, spiega ancora Inaf, ha il compito di misurare da vicino le caratteristiche dell’asteroide così da aumentare al massimo le possibilità di successo dell’impattore, lanciato in un secondo momento. Considerando invece un’altra opzione, le sonde del primo lancio possono essere due: la prima misura le caratteristiche dell’asteroide mentre la seconda lo colpisce modificando di poco la sua traiettoria. Quest’ultima situazione è quella che potrebbe essere utilizzata nel caso in cui un asteroide come Apophis rischi di passare nella sua serratura gravitazionale a cinque anni dalla scoperta. Se questo passaggio avviene tra i due e i cinque anni, ci sarebbe il tempo solo per una prima sonda prima del lancio dell’impattore. Se il passaggio nel keyhole dovesse invece avvenire entro un anno dalla scoperta dell’asteroide, potrebbe essere troppo tardi per intervenire in questa modalità.  

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Fonte : Sky Tg24