Movimento 5 stelle, la “fuga” da Rousseau può essere un problema vero

La situazione è tutt’altro che semplice all’interno del Movimento 5 stelle, a tutti i livelli. L’ultimo problema riguarda il basso numero dei candidati per le elezioni regionali del maggio prossimo (si vota in Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto). Sembra passata un’era geologica da quando l’apertura delle selezioni su Rousseau si trasformava in una competizione verace e molto agguerrita: al momento la situazione è ben diversa.

Gli aspiranti consiglieri regionali sarebbero davvero pochi. Oggi, sulla piattaforma della ‘democrazia diretta’ 5 Stelle, dalle ore 10 alle ore 19, gli iscritti del MoVimento 5 Stelle residenti in Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto voteranno la lista dei nomi dei candidati portavoce nei rispettivi Consigli regionali. Ma nella fase delle candidature c’è stata una calma fin troppo piatta.

Regionarie, la “fuga da Rousseau”: pochi candidati consiglieri

I numeri lo illustrano chiaramente.  A Napoli e provincia si contano solo 58 candidati. A Benevento il numero scende a 7, mentre se ne contano 13 ad Avellino, 22 a Caserta e 18 a Salerno. Numeri esigui anche in Liguria, con una sparuta presenza di donne. “Se la corsa al posto di consigliere regionale, generalmente molto ambito, ha questo tipo di affluenza, si preannuncia un clamoroso flop alle urne”, ragiona a taccuini chiusi con l’Adnkronos un eletto pentastellato, scuotendo il capo.

La fuga da Rousseau non sarebbe passara inosservata nemmeno tra i vertici del movimento. Anche così si spiegherebbe almeno in parte la scelta di posticipare il termine ultimo per presentare le candidature alle ‘regionarie’. In una mail interna lo slittamento era stato ufficialmente motivato a con la necessità di “venire incontro alle esigenze di tanti che ci hanno scritto in questi giorni per chiedere una proroga delle candidature a causa di una difficoltà nel reperire i certificati richiesti in tempo”.

Non è solo una questione di numeri, certo, ma se la partecipazione su Rousseau scende sotto il livello di guardia diventa quasi impossibile proporsi come alfieri della democrazia diretta, anche solo a livello comunicativo.

Movimento 5 stelle, il nodo alleanze in vista delle elezioni regionali 2020

L’elefante nella stanza è poi il nodo delle alleanze: presentarsi da soli alle prossime regionali (senza di fatto reali chance di vittoria in nessuna delle regioni al voto) oppure riproporre a livello regionale, dove possibile, l’alleanza giallorossa che guida il paese? E’ ancora tutto in alto mare ed è impossibile oggi come oggi capirà come finirà.

A proposito di alleanze ieri Max Bugani, vicino a Casaleggio e ora  acapo dello staff di Raggi a Roma, ha illustrato le contraddizioni insite nel M5s di oggi: “Per me la discussione non va spostata su Pd o non Pd. Quando definisci i tuoi obiettivi diventa più facile anche capire chi ti può aiutare di più a raggiungerli. Però sinceramente mi fa ridere andare in piazza con i cartelli ‘no alleanze’ mentre governiamo il Paese con altre quattro forze politiche. Serve chiarezza anche nei messaggi che vogliamo comunicare. Se vuoi essere credibile prima stacchi la spina al governo e poi gridi ‘basta alleanze’. Oppure ti rimbocchi le maniche e valuti in ogni Regione e in ogni Comune quali forze possano darti una mano a portare avanti il tuo programma. Esattamente come fai in Parlamento. Si chiama politica, altrimenti può nascere il sospetto legittimo di essere presi in giro”.“

In Campania, dopo il ‘passo indietro’ della consigliera Valeria Ciarambino, il Movimento ha lanciato la corsa del ministro Sergio Costa alla presidenza della Regione. Sono in molti nelle file grilline ad auspicare il via libera a un progetto civico con il centrosinistra che veda proprio Costa nelle vesti di frontman: ma non mancano le resistenze interne. Il Pd dal canto suo ha aperto al dialogo col M5S partendo dalla ricandidatura del governatore uscente Vincenzo De Luca, indigeribile ai 5 Stelle. Ma a livello sotterraneo le due parti continuano a trattare.

Problemi anche in Liguria, dove la consigliera Alice Salvatore – vincitrice delle ‘regionarie’ online per la scelta del candidato governatore – continua a ribadire il no alle alleanze con gli altri partiti, mentre una larga fetta di eletti nazionali e locali spinge per un accordo civico col centrosinistra. La palla è nelle mani del capo politico Vito Crimi, a cui gli attivisti hanno chiesto di indire un voto su Rousseau per decidere sulle alleanze. 

Elezioni regionali, dove e quando si vota nel 2020

Fonte : Today