Quanti posti di lavoro ha creato davvero il reddito di cittadinanza?

“Oggi ci arriva una bellissima notizia su uno dei temi che sta più a cuore, giustamente, agli italiani, e cioè proprio il lavoro: quasi 40mila persone che ricevono il reddito di cittadinanza hanno trovato un lavoro”. La nota lieta è arrivata direttamente dall’account Twitter della ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, tra gli…

(Foto di Antonio Masiello/Getty Images)

“Oggi ci arriva una bellissima notizia su uno dei temi che sta più a cuore, giustamente, agli italiani, e cioè proprio il lavoro: quasi 40mila persone che ricevono il reddito di cittadinanza hanno trovato un lavoro”. La nota lieta è arrivata direttamente dall’account Twitter della ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, tra gli artefici della misura, e fa riferimento ai dati diffusi lo scorso 14 febbraio dall’Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive guidata da Mimmo Parisi.

È la cosiddetta fase due della misura di sostegno al lavoro voluta dal Movimento 5 stelle, ormai “più che partita” secondo lo stesso Parisi, che ha commentato i numeri forniti dalla sua agenzia con ottimismo. La notizia è di quelle veramente ghiotte e in breve ha fatto il giro dei media nazionali, finendo per approdare sul Blog delle Stelle, che ha annunciato il traguardo raggiunto con il titolo: “Grazie al reddito di cittadinanza 40mila nuovi posti di lavoro”.

L’entusiasmo, a una prima occhiata, sembrerebbe più che giustificato: quasi 40mila persone sono riuscite a trovare un’occupazione grazie alla misura introdotta dall’esecutivo gialloverde, un numero che “se non è buon punto di partenza dopo quattro mesi, andiamo tutti a casa”, per citare sempre Parisi in un’intervista alla Stampa. Come spesso accade, però, la realtà è un po’ più complessa di così, e tra le righe del comunicato Anpal si nasconde una fotografia decisamente meno confortante.

Quali sono davvero gli effetti del reddito di cittadinanza?

Innanzitutto, vale la pena partire da una considerazione ovvia: se il reddito di cittadinanza avesse prodotto direttamente tutti i 40mila nuovi posti di lavoro, come afferma il Movimento 5 stelle, si tratterebbe dell’1,7% dei beneficiari, il 4,3% dei percettori effettivamente inseribili in un percorso lavorativo. Un numero che sale al 15%, considerando solo gli oltre 250mila sottoscrittori del patto per il lavoro, per il 65% composto da contratti a tempo determinato, che dunque potrebbero già essere arrivati a scadenza. Un titolo certamente meno ad effetto rispetto a quello dei 40mila nuovi occupati, ma comunque niente affatto disprezzabile, dato il tempo trascorso.

Sappiamo con certezza, però, che non tutti i nuovi rapporti lavorativi sono stati attivamente favoriti dalla struttura del reddito di cittadinanza. A spiegarlo, sempre tra le righe, è la stessa Anpal, che nel suo cruscotto statistico sottolinea come il 54% dei nuovi impiegati abbia trovato un lavoro entro i primi sei mesi dal riconoscimento della misura. Il che significa che nella maggior parte dei casi il reimpiego è arrivato prima dell’entrata in servizio dei navigator, avvenuta solo nel settembre scorso.

Pensare che i navigator possano aver avuto un ruolo cruciale nell’attivazione dei nuovi contratti sarebbe effettivamente un bel salto logico, anche considerando che al secondo posto tra le regioni con più nuovi assunti figura la Campania – dove 4625 percettori hanno trovato lavoro – da mesi al centro di un braccio di ferro tra il governatore Vincenzo De Luca e i navigator, ancora senza contratto. Ad oggi, secondo Anpal, i navigatori hanno offerto ai beneficiari di reddito di cittadinanza 9534 tra “vacancies e opportunità formative/orientative”, proposte che non sono necessariamente di lavoro e ovviamente non tutte andate a buon fine (ma su questo punto l’agenzia non fornisce dati più precisi).

Il futuro della misura

Uno dei temi più caldi all’interno della maggioranza è proprio quello riguardante il futuro del reddito di cittadinanza, per il quale è stata prevista una spesa di 23 miliardi di euro spalmati su tre anni.  Tra i principali detrattori della misura di contrasto alla povertà c’è Italia Viva, con la senatrice Annamaria Parente, che nei giorni scorsi ha accusato il presidente dell’Anpal Parisi di aver fornito “numeri presunti ed imprecisi”, riguardo quello che i renziani considerano un provvedimento assistenziale e a basso moltiplicatore.

L’ex premier Matteo Renzi, da parte sua, ha a più riprese manifestato la necessità di abolire il capitolo di spesa relativo, ma proprio in queste ore è arrivato lo stop del ministro dell’Economia Roberto Gualtieriche ha definito il reddito di cittadinanza “un importante contributo alla crescita” – secondo il commissario europeo Paolo Gentiloni il suo apporto avrà un effetto complessivo tra 0,1 e 0,2 punti percentuali – nonché “un efficace strumento di lotta alla povertà”. L’orientamento prevalente nella maggioranza sembra essere per un miglioramento della misura, soprattutto “nella parte che riguarda le politiche attive”, stando alle dichiarazioni di Gualtieri.

Il prossimo vero scoglio del reddito di cittadinanza sarà invece il lancio del sistema digitale per incrociare domanda e offerta di lavoro, una piattaforma che potrà costare fino a 25 milioni di euro e che nei piani dovrebbe mettersi in moto entro agosto 2021. Tenuta del governo permettendo.

Fonte : Wired