Taglio delle tasse e bonus in busta paga, c’è (più di) un problema

Come cambieranno i salari con il taglio del cuneo fiscale? In attesa del provvedimento l’Ufficio parlamentare di bilancio ha fatto il punto della situazione in audizione alla commissione Finanze al Senato. “L’ammontare aggiuntivo massimo è riconosciuto ai redditi tra i 26.600 e 28mila euro ma importi rilevanti sono previsti anche per i redditi tra i 28mila e 35mila euro” spiega il presidente dell’Upb Giuseppe Pisauro.

Per la platea dell’ex bonus Renzi il beneficio aggiuntivo è di 240 euro annui, ovvero di 20 euro in più per 12 mesi.

Taglio delle tasse, servono 2 miliardi in più

Se il governo aveva preventivato tre miliardi di euro per il taglio del cuneo, il rinnovo per gli anni successivi della misura fiscale richiederebbe l’individuazione di risorse aggiuntive pari a 1,8 miliardi oltre al pieno utilizzo del Fondo per la riduzione del carico fiscale costituito con la legge di bilancio per il 2020 (5 miliardi) e delle somme attualmente destinate al bonus 80 euro (9,7 miliardi).

“A regime, ipotizzando il rinnovo della ulteriore detrazione dal 2021, le due misure beneficeranno oltre 15 milioni di lavoratori dipendenti per un importo medio aggiuntivo di circa 450 euro”.

Taglio delle tasse, cosa non funziona

Non solo problemi di finanziamenti, l’ufficio parlamentare di bilancio mette in mostra anche come il taglio del cuneo complica la riforma organica e strutturale dell’Irpef “peraltro annunciata dal governo – spiega Pisauro – considerato isolatamente, esso accentua le disparità di trattamento fiscale tra soggetti con fonti di reddito e con caratteristiche familiari diverse e inasprisce l’irregolarità delle aliquote marginali”. 

Il governo “dimentica” pensionati e lavoratori a basso reddito

taglio tasse ubp-2

Il taglio del cuneo fiscale secondo l’Upb rischia di violare il principio di equità orizzontale, in quanto “tratta in misura molto diversa contribuenti con redditi simili”.

“Come il bonus 80 euro, le nuove misure non riducono il carico fiscale per i lavoratori dipendenti incapienti per il reddito di specie e invece riconoscono, per effetto del trasferimento monetario, una sorta di imposta negativa pari all’intero beneficio in corrispondenza di redditi pari a 8.150. Tale imposta negativa crea così un effetto discontinuità particolarmente marcato rispetto a coloro che hanno redditi appena al di sotto di tale soglia. Ne conseguono una violazione del principio di equità orizzontale ed effetti distorsivi, in quanto i lavoratori avranno un incentivo a mostrare redditi coincidenti con tale soglia o appena superiori a essa”.

Per il presidente Upb il meccanismo proposto dal decreto amplia ulteriormente il vantaggio fiscale a beneficio dei nuclei bireddito, già strutturalmente favoriti da un sistema fiscale su base individuale come l’Irpef.

Una stroncatura quindi del piano d’azione stilato dal Ministero delle finanze. Val bene ricordare che la fase uno dovrebbe prevedere un taglio delle tasse di 500 euro per l’anno 2020 e di mille per 2021 per coloro che hanno redditi tra i 26mila e i 35mila euro secondo un mix di interventi che da Luglio coinvolgerebbero circa 16 milioni di lavoratori

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Nel dettaglio il cosiddetto bonus irpef dovrebbe portare ad un beneficio di

  • 100 euro mensili (ad integrazione dell’attuale Bonus Irpef) ai lavoratori dipendenti che hanno un reddito inferiore ai 28.000 euro;
  • al di sopra di tale soglia, l’importo decresce fino ad arrivare al valore di 80 euro in corrispondenza di un reddito di 35.000 euro.
  • Superato tale livello, l’importo del beneficio continua a decrescere fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro di reddito.

Il nodo restano gli incapienti, per cui resterebbe l’appiglio al reddito di cittadinanza. Se infatti sarà complesso estendere la riduzione delle tasse al ceto medio alto, è allo studio un aiuto per i redditi bassi (tra 8mila e 15mila) per cui la detrazione non sarebbe tecnicamente possibile.

Tuttavia se i dati economici confermati dagli ultimi rapporti Istat non beneficeranno di una inversione di tendenza, verrà messa una seria ipoteca sugli obiettivi di spesa del governo. In questa condizione sarà sempre più difficile intervenire sui rapporti di finanza pubblica vincolando qualsiasi progetto di riforma strutturale a far di conto con gli spiccioli dell’erario.

Inoltre con un tale tasso di decrescita, l’impegno del Governo per le note politiche di defiscalizzazioni, passate alla cronaca come il taglio del cuneo fiscale in calendario per il prossimo luglio, dovranno tenere conto di maggiori vincoli di bilancio.

Non a caso oggi il premier Giuseppe Conte ha parlato di emergenza nazionale: “Non possiamo accettare un tasso di crescita allo 0,3%” ha detto intervenendo alla cerimonia di firma del Protocollo d’Intesa fra la Presidenza del Consiglio e la Banca Europea per gli Investimenti. Un Protocollo di intesa per il sostegno dell’attività di InvestItalia, la struttura della Presidenza del consiglio dedicata al rilancio degli investimenti pubblici e privati. “La Bei – ha concluso Conte – ci aiuterà a spendere le risorse che abbiamo, dobbiamo spenderle meglio per realizzare progetti più verdi e più digitali”. 

Fonte : Today