L’ex renziana Prestipino lancia Roma Riformista: “Noi fondamentali per il Pd. Le periferie? Si riconquistano con la cultura”

Ha scelto di restare nel Pd senza seguire Matteo Renzi. Ma da ex renziana ora si fa portabandiera a sinistra delle istanze riformiste. Patrizia Prestipino, deputata del Partito democratico, eletta alle politiche 2018 nel collegio uninominale dell’Eur con il massimo delle preferenze su Roma, un passato di attivismo sul territorio come presidente di municipio, sembra quasi pronta a scendere in campo per le amministrative 2021.

A sentirla parlare dal palco del cinema Broadway di Centocelle, dove insieme al ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha lanciato il progetto Roma Riformista, tutto lo farebbe pensare. Lei glissa facile: “Parlarne adesso è prematuro”. Ma le idee per la Capitale le ha, e guardano indietro al modello Roma di veltroniana memoria. Un principio su tutti: la cultura come vettore chiave per recuperare le periferie. 

Accanto al ministro Guerini ha lanciato “Roma riformista”. Sembra quasi un programma da candidato sindaco.

Come discorso mi pare prematuro. Ora è tempo di pensare alle idee. Il mio obiettivo è quello di assicurare nel partito democratico uno spazio per i riformisti. Sono l’unica deputata che ha vinto un collegio a Roma tra gli ex renziani, quindi l’unica riformista del partito romano. L’unica a rappresentare il mondo della Leopolda che nel Pd deve avere una casa. 

Un messaggio al partito quindi… E il riformismo applicato a Roma cosa significa invece?

Penso a un vero e proprio decentramento ai municipi, di fatto oggi con pochissimi poteri di dare risposte concrete ai cittadini. Dalla cura del verde alla manutenzione delle strade, parliamo di temi che devono passare nelle mani dei parlamentini, oggi ridotti a sfogatoio dei romani. E poi è indispensabile un’operazione di semplificazione delle procedure burocratiche. Superando una fase che è quella che ha segnato gli anni di Raggi, in cui si ha paura di tutto, arroccarsi sul timore di essere indagati per un firma su un atto o su un altro,significa paralizzare una città.

Ha parlato dal palco del teatro Broadway di Centocelle. La grande sfida della sinistra per le prossime amministrative sarà proprio quella di parlare alle periferie. Come si fa?

Non si può affrontare la questione solo in termini di sicurezza e forza dell’ordine. O meglio, la sicurezza e il decoro urbano passano per i presidi delle grandi opere, vedi la metro C che ha cambiato di fatto il volto di Centocelle, e la cultura. La cultura è la sentinella più importante. Quando una libreria chiude è una grande sconfitta per tutti. Vedi Booklet a Tor Bella Monaca. E così biblioteche, teatri, cinema. 

La cultura che torna al centro. Un po’ nostalgica del modello Roma veltroniano?

Non ho nostalgia del passato ma credo che sia stato e sia un modello di buon governo a cui guardare. Ancor di più lo credo del Rutelli 1. Rutelli tirò su una città devastata, lo fece con una squadra di amministratori giovani e preparati, e fece grandi opere che nessuno ha più fatto a Roma. Oltre ad aver sfruttato al massimo delle potenzialità i grandi eventi. 

Il partito ha stabilito che in autunno ci saranno le elezioni primarie per la scelta del candidato sindaco della coalizione. E’ d’accordo?

Sì purché siano primarie serie, non tipo quelle Morassut-Giachetti (del 2016, ndr) per dire, che diano asilo insomma a rappresentanze civico-politico-culturali di ogni parte del centrosinistra. Dall’ala più vicina a movimenti e centri sociali all’anima liberale della sinistra. La scelta deve rappresentare la sintesi di più anime di una grande alleanza. 

Enrico Letta è uno dei nomi che più piace nel partito. Lei che dice?

E’ una personalità straordinaria, ma lo vedo un po’ fuori dai giochi oltre che dalla politica, non so quanto sarebbe compresa una candidatura così. 

Ha altre idee? 

Per me Paolo Gentiloni sarebbe il nome perfetto. O anche David Sassoli. Oggi non basta più vincere però, però bisogna saper governare. 

Vede all’orizzonte possibili alleanze con i Cinque Stelle per il 2021?

Sono loro ad aver escluso qualunque tipo di alleanza a livello locale. E comunque oggi non è pensabile nessun tipo di sostegno a Raggi. La sua è stata un’esperienza assolutamente fallimentare che farebbe inorridire il nostro elettorato. Piuttosto dobbiamo parlare all’elettorato grillino e tentare di recuperarlo, quello sì. 

Fonte : Roma Today