Hunters è un singolare revenge movie in formato seriale

Un gruppetto di vittime dell’Olocausto in cerca di vendetta dà la caccia ai nazisti rifugiatisi negli Usa nel dopoguerra. La serie con Al Pacino su Amazon Prime Video dal 21 febbraio è uno strambo mix di storia, dramma, trash e umorismo nero

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Vivere una bella vita non è la miglior vendetta. La miglior vendetta è la vendetta” è la frase memorabile di Hunters, la serie dal 21 febbraio sulla piattaforma digitale Amazon Prime Video con protagonisti un Al Pacino bravissimo e spaventoso e il Logan Lerman della saga cinematografica di Percy Jackson. La vendetta in oggetto è quella dei sopravvissuti all’Olocausto che nella serie danno la caccia agli ufficiali nazisti rifugiatisi in America alla fine del secondo conflitto mondiale, prima di venire perseguiti per i crimini di guerra commessi. È quello che scopre Jonah Heidelbaum, un teenager nerd che ama i fumetti e Star Wars, cresciuto dalla nonna con cui vive nella New York del 1977. Quest’ultima, scampata alle persecuzioni tedesche, ha contribuito alla creazione di un team che scova i nazisti riusciti a rifarsi una vita negli Stati Uniti, poi li sevizia e li uccide. Jonah non è particolarmente devoto alla religione ebraica, ma subisce comunque le vessazioni dei bulli razzisti che sopporta con rassegnazione finché l’incontro con uno dei tedeschi, sadico malato di mente, e quello con il ricco e anziano Meyer Offerman, a capo dei vendicatori, non cambiano la sua vita.

Offerman – che Jonah paragona a Bruce Wayne sia per l’esagerata ricchezza sia per l’aura da oscuro vigilante che lo avvolge – è un vecchio agguerrito che ha dedicato la sua vita allo sterminio dei suoi nemici, missione che esegue con una solerzia e un gusto che spesso fanno sconfinare l’esecuzione delle vittime (citiamo solo la doccia casalinga che gasa…) nel trash delle pellicole splatter di serie B in stile Troma. Hunters è una comedy nerissima e grottesca con un bizzarro elemento supereroistico: i membri della squadra di Offerman sono un eterogeneo (c’è pure una suora, oltre alla coppia formata dai meravigliosi caratteristi Carol Kane e Saul Rubinek) gruppetto di vigilante assetati di sangue che potrebbe tranquillamente fare parte dei “Boys” che sbudellano i supereroi cattivi di un’altra serie Amazon.

Hunters fa parte di quella schiera di film di vendetta (in questo caso) che portano agli estremi il concetto di ritorsione, una rivalsa che va ben oltre il mero contrappasso o la giustizia karmica ma che si accanisce sugli ex aguzzini con tutto l’odio, la cattiveria e la crudeltà covati in decenni dal personaggio di Pacino e dai suoi accoliti. La soddisfazione vicaria che deriva dall’assistere alle fantasiose, sadiche e disgustose punizioni inferte dalle ex vittime dei lager aiuta lo show a conquistarsi il pubblico – basti pensare ai revenge movie asiatici, agli spaghetti western o ai period di Quentin Tarantino. A differenza di questi – nei quali la legittimità delle stragi perpetrate da chi ha subito un torto non vengono messe in discussione, Hunters prende in considerazione anche il punto di vista di Jonah, il quale non ha sperimentato gli orrori, le persecuzioni e le torture dei lager.

Al netto delle scene più conflittuali, l’opera del creatore David Weil e del produttore Jordan Peele (Scappa – Get Out) è anche divertente. Brillantemente, riesce a mantenere l’equilibrio tra le premesse estremamente drammatiche e blck humour: le atmosfere opprimenti che ammantano le scene in cui i giustizieri si lasciano accecare dalla prospettiva dell’avvento di un Quarto Reich si affiancano a quelle assurde e ilari come l’iniziale, incentrata su una donna che a una festa riconosce un ex nazista e ha una reazione esagerata e isterica. Intessuto in quella scena c’è anche l’autentico cordoglio per le vittime dell’Olocausto, disperate come quella donna e come Offerman, divorato dal dolore.

Hunters, se si è amanti delle tinte forti e delle sfumature super trash (con elementi di coprofagia), è una serie apprezzabile, talmente ben confezionata (dalla messa in scena alle interpretazioni del cast) e talmente strana da valere la pena darle un’occhiata. Il problema di riuscire a fruirla riguarda chi disdegna i momenti quasi torture porn e chi non è in grado di accantonare le implicazione morali dello show implicite nel fanatismo e nelle scelte dei violenti protagonisti.

Fonte : Wired