Bad Boys For Life non funziona per il semplice motivo che non siamo più negli anni ’90

Nel tentativo di ricreare lo spirito (totalmente fuori moda e sorpassato) dei primi due film, questo terzo non va molto lontano. Dal 20 febbraio

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Rivedere oggi i primi due Bad Boys, uno del 1995 (il primo film mai girato da Michael Bay, già pieno del suo stile) e l’altro del 2003 (un vero delirio di azione impensabile per chiunque altro), è come fare un tuffo in un mondo in cui consideravamo le donne un bellissimo accessorio, come una bella giacca o una bella auto, e in cui l’omosessualità era occasione per tante gag ma soprattutto qualcosa da cui prendere le distanze. Faceva ridere perché i personaggi dovevano fare di tutto per dimostrare di non essere gay. Insomma non sono invecchiati bene quei due film e se la parte di azione è ancora oggi all’avanguardia, difficilmente battuta o imitata, i toni e le sceneggiature mostrano molto la corda.

Ne prende atto Bad Boys For Life, il terzo film della trilogia che vorrebbe andare avanti (lo spiega il finale sui titoli di coda, in cui c’è un assaggio di possibili evoluzioni future della trama) ma che ha perso il suo comandante. Michael Bay non dirige questo film, lo fanno semmai Adil Ei Arbil e Bilall Fallah, registi d’azione che vengono dal Belgi, lasciano a Michael Bay il benefit di un cammeo (è il cerimoniere del matrimonio che entra in scena con la sua tipica inquadratura a 360 gradi, quella con la videocamera che gira intorno al soggetto) e cercano di mandare in porto una barca che deve rispondere a tante esigenze.

Bad Boys For Life non è un film per ragazzi. Martin Lawrence e Will Smith non sono star per il loro gusto, è un film nostalgico che vuole a tratti ritirare fuori quell’idea di cinema d’azione un po’ passata ma che cerca di farlo con rispetto per i nuovi equilibri politici e sociali di oggi. È un film che si rivolge ad un pubblico già in là con gli anni, perché i suoi protagonisti lo sono (Will Smith ha 52 anni e Martin Lawrence 55) e perché come negli action geriatrici sceglie di raccontare lo scontro tra la “vecchia scuola” e la “nuova scuola”, il mondo analogico contro quello digitale e elettronico. Sono scelte di campo che danno al film il tono dell’ultima grande avventura (anche dei decessi eccellenti confermeranno l’impressione), da fine di un’era e rimpianto per quegli anni.

Ovviamente i due registi dal Belgio non sono Michael Bay (nessuno è Michael Bay), lo imitano ma non raggiungono il suo livello di delirio e perfezione, questo terzo capitolo è decisamente più sottotono del secondo benché arrivi in anni in cui l’action movie è diventato ben più sofisticato di prima. È una storia in cui Lawrence e Smith non mancano di interpretare la loro parte, cioè di animare dialoghi conditi d’umorismo sbruffone, la quintessenza del “Hey bro’!”, lo swag dei fratelli neri, la coolness del rimorchio a tutti i costi e il trionfo delle ragazze guardate con sorriso languido. Fa ridere oggi vederli che si comportano così a 30 anni, figuriamoci a 50!

In un’epoca in cui il film d’azione non è più la caramellosa avventura di due simpaticoni ma qualcosa di sempre grave, anche quando è tratto dai fumetti, in cui se c’è da ridere si ride dei protagonisti (come nei film di supereroi) e raramente con il protagonista, Bad Boys For Life vuole tirare fuori l’eroe perfetto e idealizzato di una volta. Il Mike di Will Smith infatti è sempre lo stesso, identico, e almeno Martin Lawrence gode di un pensionamento che dà un po’ di vivacità alla trama. Peccato che poi il film pensi sia una buona idea rivedere la politica sulla violenza (eccezionale, esagerata, onnipresente), come se davvero fosse qualcosa di realistico che va attenuato. Bad Boys è sempre stato un fumettone che non è mai passato dalla carta, una serie di film in cui niente ha senso e tutto è irreale, fare un discorso sulla violenza e attenuarla è davvero ridicolo.

Insomma se mai ci fosse stato bisogno di stabilire se un film della serie possa sopravvivere senza Bay ma solo con i due protagonisti a fare il loro, questo lo è. E dimostra che no, non può sopravvivere. Bad Boys For Life è un buono spettacolo d’azione che ricalca tutto quello che sappiamo senza saper andare oltre, senza usarlo per fare di più e metterci del proprio. Anzi, si compiace di imitare e risultare noto, risaputo, usuale.

Fonte : Wired