Coronavirus, tutto ciò che c’è da sapere nello studio più completo

In poco più dell’80% dei casi la malattia ha comportato sintomi lievi, mettendo però particolarmente a rischio il personale medico, le persone più anziane o quelle già in condizioni cliniche compromesse. Nella provincia di Hubei e in particolare nella sua città più popolosa, cioè Wuhan che è stata ufficialmente identificata come epicentro della crisi sanitaria, il tasso di letalità del virus è stato del 2,9%, mentre nel resto della Cina è stato finora dello 0,4%. Sono questi solo alcuni dei dati emersi nel recente rapporto diffuso dal Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie cinese (CCDC) il più completo e aggiornato sin qui, basato sulle analisi mediche relative ad un campione di 44mila casi confermati di Covid-19, la malattia causata dal nuovo coronavirus, ormai denominato dalle autorità SARS-CoV-2. Gli ultimi dati ufficiali, diffusi dalla Cina, hanno portato il bilancio delle vittime a 1.868 con 72.436 infezioni. Gli esperti, inoltre, hanno sottolineato i 98 nuovi decessi e i 1.886 nuovi casi solo il giorno prima della pubblicazione del rapporto, con 93 morti e 1.807 infezioni avvenuti solo nella provincia di Hubei. Inoltre, stando ai numeri ufficiali, più di 12.000 persone sono guarite. (DOMANDE e RISPOSTE del Ministero della Salute)

I dati certi

Il documento del CCDC, pubblicato lunedì e diffuso sul Chinese Journal of Epidemiology oltre che da altri siti web d’informazionbe, ha esaminato come detto oltre 44.000 casi confermati di Covid-19 in Cina, a partire dall’11 febbraio. Mentre i risultati confermano ampiamente le precedenti descrizioni del virus e i modelli di infezione, il rapporto include una suddivisione dettagliata dei 44.672 casi confermati in tutta la Cina. Esaminando i dati si scopre che l’80,9% delle infezioni è classificato come lieve, il 13,8% come grave e solo il 4,7% come critico. Il numero di morti tra le persone infette, noto come tasso di mortalità, rimane basso ma aumenta tra le persone con più di 80 anni. Sono gli uomini ad avere maggiori probabilità di morire (2,8%) rispetto alle donne (1,7%). Lo studio inoltre ha identificato anche quali malattie già preesistenti possono aver messo a rischio i pazienti. In testa ci sono le malattie cardiovascolari, seguite dal diabete, dalle malattie respiratorie croniche e dall’ipertensione. Sottolineando il rischio per il personale medico, il documento afferma poi che 3.019 operatori sanitari in tutto sono stati infettati, 1.716 dei quali si sono tramutati in casi conclamati. Cinque erano morti l’11 febbraio, l’ultimo giorno utile per la raccolta dei dati inclusi nel rapporto.

Le incertezze

Lo studio fornisce una visione nitida di ciò che sta accadendo, ma il quadro è tutt’altro che completo, in quanto in continua evoluzione, tanto che altri scienziati hanno stimato che potrebbero esserci molte più persone infette (circa 10 volte in più) che potranno essere contemplate nelle statistiche ufficiali. Questo significa che il tasso di mortalità complessivo è probabilmente inferiore a quello riportato in questo studio. Un altro dato incerto riguarda il picco dell’epidemia: il rapporto del CCDC suggerisce il culmine sia stato raggiunto alla fine di gennaio, ma è troppo presto per saperlo con certezza. L’unica cosa di cui tutti sono certi è nel concordare sul fatto che questa analisi descrive chiaramente che si sta parlando di un virus “altamente contagioso” che si diffonde “in maniera estremamente rapida”. (Dal primo caso ai contagi – FOTO)

Le prospettive per il futuro

Guardando al futuro, il documento rileva che “la curva epidemica dell’insorgenza dei sintomi” ha raggiunto il picco intorno al 23-26 gennaio prima di diminuire intorno all’11 febbraio. Lo studio suggerisce dunque che tale tendenza potrebbe significare che “l’isolamento di intere città, la comunicazione tempestiva di informazioni utili (lavarsi le mani, indossare le mascherine ad esempio) attraverso più canali e la mobilitazione degli esperti stanno contribuendo a contenere l’epidemia”. Inoltre gli autori avvertono anche che per molte persone che ritornano da una lunga vacanza, il Paese “deve prepararsi per il possibile rimbalzo dell’epidemia”.

Fonte : Sky Tg24