Scoperti virus enormi a metà strada tra la vita e la non-vita

Un team di ricercatori ha appena scoperto che alcuni batteriofagi hanno dimensioni e complessità molto maggiori rispetto ai tradizionali virus. Caratteristiche che spostano il confine tra il mondo vivente e quello non vivente.

(immagine: Getty Images)

Il confine tra ciò che è vita e ciò che è non lo è sembra oggi essere meno netto. Potrebbe sembrare un’affermazione stravagante, ma non se si parla dei batteriofagi, virus che si cibano di batteri, finora non considerati come dei veri e proprio organismi, in quanto non capaci di eseguire i processi biologici sufficienti a sopravvivere autonomamente, se non chiedendo appunto l’aiuto a un altro organismo. Eppure, un team di ricercatori della University of California di Berkeley, in collaborazione con l’Università di Melbourne, in Australia, ha appena scoperto batteriofagi che hanno dimensioni e complessità molto maggiori rispetto a quelle finora conosciute, considerate tipiche degli organismi viventi e che, perciò, potrebbero rendere più sfumato il confine tra il mondo vivente e quello non vivente. Lo studio è stato appena pubblicato su Nature.

Per saperne di più su questi insoliti parassiti, i ricercatori hanno passato in rassegna i dati di un ampio database sul dna di campioni raccolti in quasi 30 ambienti differenti in tutto il mondo, dall’intestino di donne in gravidanza alle stanze degli ospedali, da un bioreattore sudafricano agli oceani, laghi e sorgenti tibetane. Dalle analisi, i ricercatori hanno identificato ben 351 diversi fagi, tutti di dimensioni enormi e con genomi 4 o più volte più grandi del genoma medio di un fago tradizionale. Tra questi, ne hanno individuato uno, il più grande trovato fino a oggi, con un genoma di circa 730mila coppie di basi azotate, ossia 15 volte più grande di quello di un fago, e addirittura di quello di molti batteri. “Esplorando i microbiomi della Terra a volte emergono cose inaspettate”, commenta l’autore dello studio Jill Banfield, dell’Università della California, Berkeley. “Questi fagi sono ibridi tra un batteriofago non vivente e gli organismi viventi, come batteri e archaea”.

virus(Foto: UC Berkeley image courtesy of Jill Banfield lab)

Dai risultati, inoltre, è emerso che molti dei loro geni codificano per proteine che sono ancora del tutto sconosciute, e che alcuni sono in grado di sintetizzare una proteina (soprannominata Cas phi) analoga alla Cas9, che fa parte del rivoluzionario sistema di editing genetico Crispr-Cas9. “In questi fagi enormi c’è molto potenziale per trovare nuovi strumenti per l’ingegneria del genoma”, coomenta il co-autore Rohan Sachdeva. “Molti dei geni che abbiamo scoperto sono sconosciuti, non hanno una funzione chiara e possono essere una fonte di nuove proteine per future applicazioni industriali, mediche o agricole”. Altri geni, inoltre, codificano per le proteine necessarie al funzionamento dei ribosomi, complessi molecolari che hanno il compito di tradurre materiale genetico in proteine, e che non si trovano nei virus. “In genere, ciò che separa la vita dalla non-vita sono i ribosomi e la capacità, quindi, di svolgere il processo chiamato traduzione. Questa è una delle principali caratteristiche distintive che separano virus e batteri, non-vita e vita”, conclude Sachdeva. “Abbiamo scoperto che alcuni grandi fagi hanno molti degli strumenti per eseguire processi complessi e stanno quindi spostando il confine tra il mondo vivente il non vivente”.

Fonte : Wired