Coronavirus e vaccino, le possibili vie secondo un massimo esperto

L’impegno di esperti e aziende farmaceutiche alla ricerca di un vaccino contro il coronavirus cinese, ufficialmente denominato SarsCoV2, è sempre più intenso. A confermarlo, in un’intervista all’Ansa, è anche uno dei maggiori esperti internazionali di vaccini, ovvero Rino Rappuoli, chief scientist e head of external di GSK, azienda farmaceutica che sviluppa e produce farmaci, vaccini e prodotti innovativi per la salute. (DOMANDE e RISPOSTE del Ministero della Salute)

Diverse strade da seguire

Decine di aziende sono già scese in campo e tante sono le strade da seguire, molto diverse fra loro, tra colture, centrifughe, pipette e animazioni al computer della struttura del virus. “Ci sono molti modi per ottenere un vaccino e negli ultimi anni sono state messe a punto tecnologie che permettono di raggiungere l’obiettivo in modo più veloce”, ha spiegato Rappuoli, a cui di recente l’Università di Würzburg ha conferito un riconoscimento per il suo impegno scientifico a livello mondiale nella prevenzione delle malattie. Ma la strada più lenta, seppur molto valida, è quella tradizionale, sottolinea l’esperto. Si tratta in sostanza di percorso all’interno del quale i vaccini vengono creati facendo crescere il virus, uccidendolo e iniettandolo insieme a sostanze che ne potenziano l’azione, chiamate in gergo “adiuvanti”.

Il vaccino a Rna

“Negli ultimi dieci anni sono però state messe nuove tecnologie, più rapide”, ha osservato Rappuoli, riferendosi ai vaccini a Rna, a cui tra l’altro sta lavorando, negli Stati Uniti, l’Istituto Nazionale per lo studio delle malattie infettive Niaid (National Institute of Allergy and Infectious Diseases), diretto dall’immunologo Anthony Fauci, il quale ha ammesso che verrà testato un vaccino nel giro di 2-3 mesi. Cosa si intende quando si parla di vaccino a Rna?”Il vaccino a Rna è un vaccino sintetico fatto di nucleotidi, ossia di brevi sequenze genetiche del virus”, dice Rappuoli. La procedura per crearlo consiste nel partire dalla mappa genetica del virus per ottenere le informazioni necessarie a costruire poi un gene sintetico che controlla la produzione di una delle proteine di superficie utilizzate dal virus per entrare nelle cellule. Proprio questo gene diventa l’elemento che, una volta iniettato nell’essere umano, può stimolare la reazione del sistema immunitario. “Il prototipo di un vaccino di questo tipo si può ottenere in una settimana, come abbiamo fatto nel 2013 per ottenere il vaccino contro l’influenza”, ha detto Rappuoli. (Dal primo caso ai contagi, LE TAPPE)

La via del gene sintetico

Potrebbero però essere contemplate anche altre strade. Un’altra via, ha proseguito l’esperto, consiste nell’ottenere un gene sintetico, trasferirlo in un virus di tipo diverso, come ad esempio un adenovirus, modificato per renderlo inoffensivo e poi trasferito nelle cellule. “Si tratta di una tecnologia più moderna e sicura ed è stata registrata nel 2019 per ottenere il vaccino contro il virus responsabile della febbre emorragica di Ebola”, ha ancora rilevato.

Tempi ridotti

Detto questo, è chiaro che ottenere il prototipo di un vaccino è la procedura più breve, mentre molto più lunghi sono ovviamente i tempi necessari per la sperimentazione e per superare l’esame delle agenzie regolatorie, responsabili della sorveglianza sui farmaci. “Se per rendere disponibile sul mercato un vaccino ottenuto con le tecnologie tradizionali erano necessari da 15 a 20 anni, già con il vaccino contro l’Ebola i tempi si erano ridotti a cinque anni e adesso si è capito che si può accelerare ancora, riducendo i tempi da uno a tre anni”, ha concluso Rappuoli.  

Fonte : Sky Tg24