Coronavirus, modelli epidemia poco affidabili: l’ipotesi sul picco

Gli epidemiologi di tutto il mondo stanno cercando di elaborare dei modelli utili per valutare la possibile evoluzione dell’epidemia di coronavirus (QUI la diretta di Sky TG24), responsabile della malattia respiratoria Covid-19 (abbreviazione di coronavirus disease 2019), ma l’assenza di alcuni dati di base non permette di ottenere delle previsioni certe. È quanto emerge da un’analisi pubblicata sulle pagine della rivista specializzata Science. Lo studio indica che gli esperti potranno elaborare delle previsioni affidabili sull’andamento dell’epidemia solo quando riusciranno a ottenere due dati: il tasso di contagio, ossia il numero di individui che possono essere infettati da chi ha l’infezione, e quello di letalità, vale a dire la percentuale di persone che perdono la vita a causa del coronavirus.

I modelli epidemiologici sviluppati finora

Per Dirk Brockmann, fisico e professore presso l’Istituto di Biologia dell’Università Humboldt di Berlino, “non ci sono strumenti per fare previsioni quantitative”. Secondo l’esperto, per il momento i modelli elaborati dagli epidemiologi possono solamente suggerire delle “intuizioni” ai decisori politici. Un altro elemento che non è stato ancora determinato con precisione è il periodo di incubazione del coronavirus (LO SPECIALE DI SKY TG24), ossia il tempo che trascorre dal momento dell’infezione alla comparsa dei primi sintomi. “Ci sono molti elementi che devono essere ancora chiariti e soppesati e per questo è molto difficile elaborare dei modelli affidabili”, osserva Alessandro Vespignani, fisico della Fondazione Isi per l’Innovazione e lo Sviluppo di Torino e della Northeastern University di Boston. Il 17 gennaio è stato elaborato uno dei primi modelli epidemiologici del coronavirus dai ricercatori dell’Imperial College di Londra e nei giorni successivi è stato utilizzato come punto di riferimento da gruppi di ricerca di molti Paesi. Vespignani spiega che però la situazione si evolve così rapidamente che “gli eventi di due settimane fa sembrano già vecchi di due anni”.

A Wuhan possibile picco a fine febbraio

Secondo l’esperto Vespignani, il picco dell’epidemia di Covid-19 a Wuhan, città epicentro dalla quale è partita la diffusione del virus 2019-nCov, potrebbe verificarsi a fine febbraio o inizio marzo. Nel resto della Cina, dove il virus si è diffuso solo in un secondo momento, il picco potrebbe non arrivare o verificarsi tra i mesi di aprile e maggio. “Bisogna distinguere fra Wuhan, dove l’epidemia è cominciata ed è esplosa, e il resto della Cina, dove l’epidemia è arrivata più tardi”, ha spiegato l’esperto, che ha seguito e studiato l’andamento dell’epidemia fin dagli inizi. “A Wuhan il picco è possibile fra 2-3 settimane, ossia tra fine febbraio e primi di marzo: in questi calcoli c’è sempre un margine di incertezza nell’ordine di una settimana. Nel resto della Cina, ha aggiunto, si presentano almeno due scenari, che dipendono dalla capacità delle autorità sanitarie di controllare o meno l’epidemia”.

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Fonte : Sky Tg24