Politica italiana, non fare di Air Italy una nuova Alitalia

È notizia di pochi giorni fa che Air Italy ha chiuso i battenti. La compagnia aerea basata su Milano Malpensa e Olbia non è riuscita a fare fronte alla competizione e si è ritrovata fuori mercato. Il vettore, partito solo due anni fa e continuazione della storica Meridiana, ha infatti perso lo scorso anno circa 200 milioni di euro, con un fatturato inferiore ai 300 milioni di euro. Per tale ragione i soci, l’Aga Khan e Qatar Airways hanno deciso di procedere con una liquidazione in bonis e non continuare la dispendiosa avventura.

Air Italy – che al momento della partenza aveva grandi piani – si è ritrovata troppo piccola e troppo debole per poter competere in un mercato aereo sempre più competitivo. Si può ben dire che sia una piccola Alitalia, che però rimane la compagnia commissariata dai diversi governi. Infatti anche Alitalia registra delle grandi perdite, vale a dire circa 600 milioni di euro l’anno, che attualmente sono pagati dal contribuente italiano.

Lo storico vettore italiano condivide anche un altro elemento con Air Italy: rimane troppo piccola e debole per il mercato europeo e globale dove combattono i diversi colossi dei cieli. Solo per citare due esempi, Ryanair o il gruppo Lufthansa hanno quasi 8 volte il numero di passeggeri di Alitalia, e 80 volte quello di Air Italy.

È anche vero che mentre i soci di Air Italy hanno deciso per una liquidazione, che vedrà anche il rimborso dei biglietti emessi, Alitalia continua a operare solo grazie ai prestiti ponte: prestiti che negli ultimi due anni e mezzo sono costati oltre 1,5 miliardi di euro con gli interessi per il contribuente italiano.

Il fatto forse più paradossale è che il continuare a sussidiare Alitalia non ha fatto per nulla bene ad Air Italy. Le due compagnie si sono pestate i piedi sulle rotte verso la Sardegna, con Alitalia che continuava a mantenersi in piedi grazie ai soldi pubblici e ha fatto concorrenza sleale al vettore più piccolo. È vero anche che Air Italy aveva i suoi problemi di incapacità a essere competitiva nel corto raggio contro le low cost e nel lungo raggio per la mancanza cronica di una rete di vendita, ma gli aiuti di stato ad Alitalia non hanno aiutato.

La domanda sorge quindi spontanea; mettendo insieme Alitalia e Air Italy, si possono salvare capre e cavoliChiaramente la politica tende a rispondere a questa domanda, ma il problema è che capre e cavoli sono molto care per il contribuente italiano: 800 milioni di euro l’anno.

La stessa politica, quella italiana, vorrebbe continuare a mantenere il controllo delle due aziende, senza però prendersi veramente la responsabilità per lo spreco di denaro pubblico.

Inoltre, insieme le due compagnie avrebbero circa 23 milioni di passeggeri: sempre troppo pochi per essere competitivi a livello globale. Il tasso di riempimento degli aerei rimarrebbe molto basso, e dunque vi sarebbe anche un serio problema di ricavi.

Tutte queste crisi delle compagnie aeree italiane non si ripercuotono però sul mercato aereo italiano: questo è infatti cresciuto di oltre tre volte dal 1997 – anno della liberalizzazione – al 2019. Siamo passati ad avere oltre 160 milioni di passeggeri rispetto ai 53 milioni di poco più di 20 anni fa. La connettività italiana continua a crescere.

Le istituzioni dunque hanno interesse a intervenire per mantenere il controllo diretto delle aziende, probabilmente più per fini di controllo dei voti che per un interesse pubblico. Gli stessi politici che indirettamente hanno provocato la chiusura di Air Italy tramite i sussidi sleali ad Alitalia, ora si accingono a trovare nuove soluzioni pubbliche. Con i nostri soldi.

Fonte : Wired