A Milano apre una nuova casa per le startup del fintech

Plug and play, acceleratore della Silicon valley, apre il suo secondo polo in Italia, dedicato alle imprese innovative nell’ambito della finanza e dei pagamenti digitali

Il distretto di Porta Garibaldi a Milano con la torre Unicredit (Getty Images)

Un nuovo polo dedicato al fintech per mettere in contatto le aziende italiane con le startup attive nel settore finanziario. A inaugurarlo a Milano è Plug and Play, una delle maggiori piattaforme di open innovation al mondo, nata in Silicon valley negli anni Duemila come investitore di – tra gli altri – Paypale e Dropbox. È presente in 30 città tra America, Europa e Asia. La piazza di Milano è entrata nel suo programma strategico già lo scorso anno, quando ha aperto nella capitale lombarda un primo programma dedicato al foodtech. Il riscontro è stato positivo, e quindi ha deciso di raddoppiare, espandendosi all’ambito finanziario, dove c’è grande domanda di innovazione.

A livello mondiale Plug and Play nel 2019 ha fatto accelerare 1.400 startup, presentandole a oltre 350 partner. Dalla sua fondazione, ha riscosso oltre 7 miliardi di dollari da venture capitals. Il suo modello non prevede che vengano chiesti equity o tasse alle startup stesse. Queste vengono selezionate in continuazione, durante tutto l’anno, e finiscono in una sorta di grande archivio interno, che a oggi ne conta 23mila. Poi a seconda dei programmi e delle necessità dei partner da tutto il mondo, è la stessa Plug and Play a trovare i profili più adeguati alle esigenze specifiche, per poi creare un ponte con le aziende.

Il piano per l’Italia

Sono due i soggetti con cui parte per il progetto milanese dedicato al fintech: una banca, Unicredit, e Nexi, che opera nei pagamenti digitali e che in Italia ha come clienti 150 banche. Ma in futuro potrebbero aggiungersi altri nomi, esattamente come avviene per il mondo alimentare.

Sia Unicredit che Nexi sono già in contatto con l’hub di Plug and Play di Francoforte, sempre dedicato al fintech, dove si sono mosse per trovare realtà che corrispondessero ai profili che stanno cercando. Faranno così anche in Italia. “Continueremo a essere presenti in entrambi gli Stati, per essere internazionali e per servire al meglio i clienti che abbiamo nei singoli Paesi”, spiega Marco Pusterla, head of innovation orchestration e fintech strategy di Unicredit.

Due gli obiettivi, spiega Andrea Zorzetto, managing partner di Plug and Play Italia: “Attirare nel nostro Paese fintech e talenti con cui collaborare per generare business e fare innovazione”. E poi: “Esportare le eccellenze del made in Italy e dare loro visibilità, in modo che possano individuare nuovi partner e finanziamenti ed estendersi all’estero”.

Il programma di incontro tra startup e aziende avverrà con “giornate dedicate a un singolo verticale, a un argomento specifico. Si tratta di eventi tematici dove presentiamo alle imprese un numero ristretto e selezionatissimo di startup che avranno la possibilità di farsi conoscere”.

Che cosa cercano le aziende?

La parola d’ordine è open banking. “Cambierà il modo di fare banca, portando nuove sfide e grandi opportunità. Vogliamo aiutare le banche a coglierle, per poi trasformare i ricavi in nuovi servizi per i clienti”, racconta Roberto Catanzaro, business development director di Nexi. La società è interessata ad altri due ambiti: “Vogliamo trasformare il terminale pos in un oggetto sempre più intelligente, che aggiunga servizi a valore. E poi investigare ancora di più i mobile payment. Nell’ultimo anno abbiamo investito 167 milioni in nuove tecnologie. Da qui al 2023 investiremo altri 142 milioni”.

Unicredit intende aiutare i propri clienti che non per forza agiscono nell’ambito fintech e finanziario. “Plug and Play ha favorito finora i contatti con 25 startup che potrebbero fare il caso nostro. Con alcune di queste stiamo lavorando”, precisa Pusterla. La banca è attiva con programmi di open innovation da anni, su ambiti come open banking, prestiti e Kyc (Know your customer).

Grazie all’aiuto di alcune startup ha avviato da tempo percorsi mirati. Con l’islandese Meniga ha potuto integrare un sofware che consente ai clienti di gestire conti e movimenti attraverso uno strumento personalizzato, dove avere una visione sintetica di tutte le transazioni su carte e conti correnti e fare pianificazioni finanziarie. Con la milanese Findynamic ha invece fatto proprio un servizio che consente ai fornitori di visualizzare automaticamente le fatture e di selezionarle in modo semplice per ottenere il pagamento anticipato. Si tratta di una piattaforma online che massimizza la gestione della liquidità ed ottimizza le relazioni di filiera.

Fonte : Wired