Con la sparata sull’aborto, Salvini dimostra di non avere più argomenti per i suoi elettori

Salvini gioca la carta dell’aborto per tornare visibile parlando di “pronto soccorso” e immigrati che usano la sanità come un bancomat. Ma dopo la sconfitta in Emilia appare sempre più confuso (e disinformato)

Questa volta Matteo Salvini ha parlato di diritto all’aborto. “Non puoi arrivare a prendere il pronto soccorso come la soluzione a uno stile di vita incivile per il 2020”, ha dichiaratodurante la manifestazione del Carroccio di Roma. Poi ha declinato il tutto in chiave sovranista, per non farsi mancare nulla: “Ci sono immigrati che hanno scambiato i pronto soccorso per un bancomat sanitario per farsi gli affari propri senza pagare una lira”.
Sebbene quella del leader leghista non sia stata un’invettiva dichiaratamente contro l’aborto – altrimenti ciò gli avrebbe imposto di informarsi e un ragionamento minimo per sostenere un proprio puto di vista, non sia mai! – e lui abbia premesso che la donna ha diritto di scelta, vale comunque la pena specificare perché il diritto all’aborto ha tutte le ragioni di sussistere. E, a margine, di evidenziare come il leader leghista anche nelle sue provocazioni, sia ormai così nebuloso e approssimativo che si fatica persino ad argomentare contro di lui.

L’interruzione volontaria di gravidanza in Italia è legale dal 1978, quando dopo anni di battaglie venne approvata la legge 194. L’aborto è consentito nei primi 90 giorni di gestazione, mentre nel quarto e quinto mese è possibile ricorrervi solo per motivi di natura terapeutica. L’ultimo rapporto ministeriale sul tema è quello del 2017 e mostra che le interruzioni volontarie di gravidanza, in Italia, sono in calo. I neanche 60mila aborti del 2016 costituiscono una riduzione del 74,7% rispetto ai dati del 1982.

In Italia le interruzioni volontarie di gravidanza non sono cominciate nel 1978, con l’approvazione della legge sul tema. Come in ogni stato in cui l’aborto è un reato penale, si ricorreva a operazioni clandestine a base di ferri di calza e altri strumenti, che incidevano spesso in modo grave sulla condizione sanitaria della donna, causandone anche il decesso. La legge sull’aborto è allora stata una conquista anche da questo punto di vista, ma oggi gli aborti clandestini non sono scomparsi, si stima che ne avvengano ancora 10-13mila all’anno. Ci sono diverse ragioni dietro a questi numeri, una delle più incisive è data dal fatto che a oltre 40 anni dalla legge, interrompere la gravidanza è ancora considerato un tabù, qualcosa di cui vergognarsi e da nascondere. A questo contribuisce la dialettica politica come quella salviniana, ma anche l’odissea che una donna deve affrontare negli ospedali per poter esercitare quello che è un suo diritto, l’interruzione della gravidanza appunto.

L’Italia è un paese di obiettori di coscienza ed è questo il vero scandalo di cui bisogna parlare. Sempre secondo l’ultimo rapporto ministeriale del 2017, nel 2016 in Italia il 70% dei ginecologi era obiettore, a fronte del 69,3% del 2010 e del 2011 e del 70% del 2013. In regioni come il Molise la percentuale arriva addirittura al 97%. Se c’è un problema in Italia, allora, esso sta nel fatto che quella che è una grande conquista di civiltà avvenuta decenni fa faccia fatica a trovare applicazione, a causa di personale medico e di una dialettica politica che vorrebbe scegliere cosa sia giusto o meno per la donna, violando di fatto la sua intimità.

L’intervento di Matteo Salvini è allora doppiamente squallido. Rappresenta il solito paradigma dell’uomo che pretende di poter dire alla donna cosa deve e non deve fare, in barba alla leggi in vigore e senza minimamente masticare la materia. Qualcuno gli dica ad esempio che gli aborti non avvengono in pronto soccorso e non sono un contraccettivo, richiedono piuttosto un lungo e complesso iter tra consultori e sale operatorie. Ma quella del leader leghista è anche l’ennesima strumentalizzazione della figura della donna, e del suo dolore, per fini elettorali. Schiacciato dalla bruciante sconfitta in Emilia-Romagna, dai sondaggi che lo danno in calo a fronte di una Meloni che si sta imponendo proprio sui temi della famiglia e da una cronaca globale a base di coronavirus che lo ha un po’ messo in disparte, il leader leghista ha fatto un all in estremista affinché si riaccendessero i riflettori su di lui.

Pensava di darci una lezione di civiltà, in realtà ci ha ricordato quanto di incivile ci sia in un paese che non applica le sue leggi, ma anche nella crociata medievale che la Lega e la sua compagnia conducono, tra congressi per la famiglia, finanziamenti internazionali delle lobby integraliste cattoliche e messa in discussione quotidiana delle conquiste civili di base.

Fonte : Wired