Freaks, la recensione del film con Emile Hirsch

Si intitola come il classico di Tod Browning dei primi anni ’30, ma tolto il tema dei “diversi” al centro del racconto le similitudini finiscono qui. Il Freaks del 2018 infatti è un film che si inserisce pienamente in quel filone della moderna sci-fi aperta a contaminazioni umaniste, capace di offrire – oltre alle canoniche dinamiche di genere – un approfondimento sulla società contemporanea attraverso uno sguardo metaforico, che fortunatamente non consuma mai l’anima ludica dell’insieme.
Presentata due anni fa al Toronto Film Festival e passata anche al nostro Trieste Science+Fiction Festival (dove ha vinto l’Asteroide Award per il miglior film internazionale di fantascienza), la pellicola è diretta a quattro mani da Adam B. Stein, al suo esordio per il grande schermo dopo diverse esperienze televisive, e Zach Lipovsky, già dietro la macchina da presa dell’adattamento da VG Dead Rising: Watchtower (2015).

Un mondo imperfetto

La storia vede per protagonista la piccola Chloe, di sette anni, che vive reclusa in casa fin dalla sua nascita. Il padre, rimasto vedovo, fa di tutto per evitare che la figlia entri in contatto con il mondo esterno, chiudendo finestre e porte come in una sorta di moderno bunker. La bambina però è stufa di trascorrere la sua intera esistenza tra le quattro mura e sogna di comprare un gelato dal misterioso Mr. Snowcone, un gelataio itinerante che col suo furgoncino sosta spesso vicino casa. Il genitore sostiene che le precauzioni da lui prese siano esclusivamente per la protezione di Chloe, la quale nel frattempo è sempre più spesso vittima di inquietanti allucinazioni riguardanti la madre o delle coetanee che abitano nel vicinato. E quando una misteriosa rivelazione su un evento avvenuto dieci anni prima, e che ha coinvolto il mondo intero, viene finalmente alla luce, la paranoia dell’uomo assume sempre più senso.

Un godibile intrattenimento di genere

Quella che sembrava inizialmente una semplice riproposizione in chiave fantastica e ambigua di un recente cult drammatico come Room (2015), che ha garantito un premio Oscar a Brie Larson, si trasforma ben presto in una solida produzione a tema che guarda a prototipi passati come Fenomeni paranormali incontrollabili (1984) e anticipa titoli futuri quali Brightburn – L’angelo del male (2019), il tutto in una confezione capace di esaltare al meglio il proprio budget a disposizione, non certo quello di un blockbuster. Freaks introduce chirurgicamente il background narrativo, tra voice-over e dialoghi che esplorano il predominante rapporto padre-figlia e servizi del telegiornale che ci informano della situazione nel “mondo esterno”, trovando un ottimo equilibrio almeno nella prima metà di visione.
Sussulti mystery e colpi di scena si susseguono in serie catapultando lo spettatore in una realtà tanto criptica quanto affascinante, spruzzata qua e là da inattesi sprazzi di violenza e da rimandi pseudo-horror che contribuiscono alla varietà del racconto. La mezz’ora finale mantiene questo efficace mix di influenze ma aggiunge forse troppa carne al fuoco, tra istinti supereroistici e un’evoluzione action vagamente stereotipata, epilogo in primis.

Una sbavatura di poco conto che non toglie fascino all’insieme, con la tensione sia psicologica che di genere costante fino ai titoli di coda, merito anche delle solide interpretazioni dell’eterogeneo cast. Il papà di Emile Hirsch e il “gelataio” di Bruce Dern sono figure ben caratterizzate e credibili, con la piccola Lexy Lolker (sette anni effettivi ai tempi delle riprese e già vista nella serie tv Agents of S.H.I.E.L.D.) più che convincente nei panni della tormentata, ma combattiva, bambina protagonista.

Fonte : Everyeye