Il futuro di Virginia Raggi, tra possibile ricandidatura e aspirazioni al M5s nazionale

A oggi i sondaggi prevedono un tonfo alle urne. Nel 2021 il M5s a Roma potrebbe raggiungere a fatica un risultato a doppia cifra. E, salvo sorprese, sarà arduo recuperare consenso nel solo anno che separa la Capitale dalle elezioni del nuovo sindaco. Cosa farà Virginia Raggi? Si lancerà nell’impresa delle imprese di una ricandidatura, rischiando però di tornare a occupare uno spazio marginale tra gli scranni dell’opposizione, o punterà piuttosto a ritagliarsi un ruolo nel nuovo assetto, tutto da definire, del Movimento Cinque Stelle nazionale? 

L’ipotesi di un Raggi bis 

Sono in molti tra i suoi a spingerla per una nuova corsa al Campidoglio. A poche ore dal tracollo dei grillini in Emilia Romagna e Calabria alle scorse regionali, il capogruppo Giuliano Pacetti la difendeva a spada tratta: “Si riparta dagli esempi delle amministrazioni virtuose a Roma e Torino”. Un’altra spalla arrivava dall’assessore al Personale, uno dei fedelissimi della sindaca, Antonio De Sanctis: “La vera politica si fa sui territori”. Come a dire: guardate nelle città a trazione grillina se il Movimento funziona o meno. Insomma, la sindaca il suo gruppo di supporter all’ombra del Marc’Aurelio ce l’ha. 

La paura del tracollo alle urne

Tecnicamente, essendo al suo secondo mandato, non potrebbe presentarsi. Luigi Di Maio ha introdotto mesi fa il “mandato zero” che però non vale per i sindaci con alle spalle una consiliatura all’opposizione. Per Raggi si affaccerebbe allora l’ipotesi di una lista civica a sostegno del Movimento, progetto che però in diversi vedono di corto respiro e di non facile attuazione in termini numerici. 

Più probabile approdare a un ulteriore cambio di regole sui due mandati, d’altronde di principi cardine a cinque stelle ne sono stati scardinati già parecchi. A preoccupare piuttosto è il crollo del consenso anticipato dai sondaggi – l’ultimo diffuso dall’agenzia di stampa Dire elaborato da Teché dà Raggi al 10% – e ben palpabile tra i romani che sempre più spesso ne contestano l’operato. Rientrare tra i consiglieri di minoranza con la coda fra le gambe sarebbe una batosta non da poco. Meglio pensare a un piano b. 

A lavoro in parallelo per un ruolo nazionale 

Così la prima cittadina sta coltivando pure un’altra sponda, quella del Movimento nazionale, dove si cerca disperatamente di riorganizzare la macchina dopo le dimissioni dell’ex capo politico Luigi Di Maio e l’emorragia di parlamentari in polemica con la Casaleggio. A un occhio attento ai messaggi social della sindaca, curatid da un nutrito staff di comunicatori e videomaker, non sarà sfuggita l’attenzione su fatti e vicende non romane.

I continui commenti alle questioni nazionali – il 18 febbraio, per dirne una, Raggi sarà in Senato accanto al ministro Bonafede per discutere della legge Spazzacorrotti – le repliche quasi quotidiane al leader della Lega Matteo Salvini, il piede schiacciato sull’acceleratore di temi che c’entrano sì con Roma, ma che risultano spendibili anche a livello nazionale: su tutti la lotta alla legalità, al malaffare, alla criminalità organizzata, con l’abbattimento delle villette dei Casamonica di novembre 2018 che puntuale ritorna nella narrazione social di “Virginia”. E’ il M5s che recupera le origini di forza di opposizione ai “poteri forti”. O che almeno prova a farlo nei racconti. 

La narrazione social della sindaca

“La legalità è il principio semplice su cui si fonda questa amministrazione” scrive Raggi a commento di un video postato qualche giorno fa: una sintesi in tre minuti dei “risultati più visibili raggiunti per la città”. Si parla anche di strade riqualificate e piste ciclabili (ancora in gran parte da fare), nulla sui rifiuti – capitolo che vanta ben pochi successi per l’amministrazione M5s – dei nuovi bus acquistati, e anche dei grandi eventi che hanno contribuito a dare lustro all’immagine della città: la Formula E (un piccolo risarcimento dopo il no alle Olimpiadi), e le visite in Campidoglio di Papa Francesco e del giudice antimafia Antonino Di Matteo. Perché è così rilevante quello che la sindaca scrive sui social? Ricordiamo che porta in dote quasi un milione di followers sulla sua pagina Facebook, un primato sui sindaci di tutta Europa. Un milione di utenti a cui rivolgersi, molti non romani. 

Verso gli Stati Generali 

Insomma, Raggi sembra muoversi nel tentativo di occupare anche una casella nel nuovo assetto grillino ai piani alti. Equilibri tutti da rivedere, sui quali molto verrà deciso in occasione degli Stati Generali del partito in programma per marzo. D’altronde la sua omologa di Torino Chiara Appendino è finita subito nel toto nomi del post Di Maio. Perché non pensare anche per Raggi a un ruolo nazionale. Per lei tifano i suoi del Campidoglio, i”raggiani”, e quella fetta di Movimento delle origini capeggiata da Max Bugani, non a caso assunto di recente nella macchina capitolina come capo staff. Storico consigliere comunale di Bologna, prima numero due dell’associazione Rousseau, molto vicino a Davide Casaleggio, in ottimi rapporti con Beppe Grillo, oggi in aperta rottura con i vertici e con un pessimo rapporto con Di Maio. I due divorziarono in maniera alquanto burrascosa già lo scorso agosto.

Raggi e la battaglia anti Salvini 

Un punto a suo favore e della sua area, ora che Di Maio si è fatto da parte e una folta corrente di grillini vuole una nuova fase caratterizzata da una più netta collocazione politica del Movimento. Basta con la “terza via”, quella equidistante dalle “ideologie”, e avanti invece nel campo progressista e, soprattutto, antidestra. A spingere in questa direzione ci sono le due romane, Paola Taverna e Roberta Lombardi, e lo stesso Bugani, che contro Salvini e la destra si esprimeva a chiare lettere anche quando era alleato di Governo. 

Anche la sindaca sembra volersi ritagliare ora un ruolo da “anti Salvini”, con tanto di hashtag continuamente rilanciato dai suoi appena il leader della Lega tocca Roma: #salvinichiaccherone. Una linea che servirà in un eventuale nuova campagna elettorale romana, perché il Carroccio giocherà a fianco di Fratelli d’Italia una battaglia con ogni probabilità all’ultimo voto, ma anche nel grande cantiere nazionale. Un ruolo d’altronde non esclude l’altro.

Fonte : Roma Today