No, i lampi radio veloci non sono segnali alieni

Di recente è stato osservato per la prima volta un Fbr davvero particolare. Ma ecco perché, secondo la scienza, l’ipotesi che sia generato dagli alieni è davvero improbabile

(foto: Costfoto / Barcroft Media via Getty Images)

Eccoli tornare un’altra volta dalle profondità dell’Universo. Sono i Fast Radio Burst (Fbr), o lampi radio veloci , che ormai da anni catturano l’attenzione dell’intera comunità scientifica. Di recente, infatti, i ricercatori della Cornell University hanno identificato per la prima volta un Fbr che seguiva uno schema molto particolare: un ciclo di 16 giorni, suddiviso in 4 giorni di pulsazioni e altri 12 di silenzio assoluto. Il primo Fbr, da quando sono stati scoperti nel 2007, a essersi ripetuto in questo modo. E per i non addetti ai lavori, una delle possibili spiegazioni a questi misteriosi fenomeni cosmici potrebbe essere quella che siano generati da altre forme di vita intelligenti.

Sebbene non sappiamo ancora cosa generi queste esplosioni estremamente potenti che si manifestano come impulsi radio transitori della durata di pochi millisecondi a miliardi di anni luce di distanza, l’assenza di una spiegazione scientifica solida non vuol dire che dobbiamo automaticamente credere che sia opera di una qualche civiltà extraterrestre. “Ricorrere agli alieni è diventato ormai un modo troppo sistematico, troppo facile e troppo sensazionalistico per attirare l’attenzione del pubblico”, ha spiegato l’astrobiologo Charley Lineweaver della Australian National University in un’intervista rilasciata a Science Alert. “Mi ricorda il modo in cui si invocavano gli dei, ma invece delle divinità ora abbiamo gli alieni”.

Ricordiamo, per esempio, che nel 2017 alcuni astrofisici avevano ipotizzato che gli Fbr potevano essere segnali emessi da una tecnologia molto avanzata di una lontana popolazione aliena. In particolare, i lampi radio veloci sarebbero creati da trasmettitori grandi quanto un pianeta (e ciò spiegherebbe il loro rilevamento a distanze così enormi) fondamentali per alimentare le vele solari, una forma di propulsione spaziale che sfrutta la pressione di radiazione. Altri esperti, invece, hanno ipotizzato che poteva trattarsi di una forma di comunicazione aliena.

Ma le probabilità che si tratti di segnali alieni sono davvero molto, ma molto, scarse. Per prima cosa perché degli Fbr finora identificati, oltre ad avere proprietà molto diverse tra loro, possono provenire da miliardi o da centinaia di milioni di anni luce di distanza. E già questa potrebbe una ragione sufficiente per scartare l’ipotesi che possano essere una forma di comunicazione aliena. “Come potrebbero gli alieni occupare così tanta parte dell’Universo da riuscire a trasmettere lo stesso tipo di segnale”, commenta l’astronomo Seth Shostak dell’Istituto Seti. “Non c’è stato abbastanza tempo dal Big Bang per coordinare un lavoro di squadra così ampio”. Inoltre, se gli Frb fossero davvero originati artificialmente, almeno 100 specie aliene diverse dovrebbero aver sviluppato tecnologie talmente tanto avanzate da riuscire a produrre un segnale così potente che possa viaggiare nello Spazio ed essere rilevato anche da noi. Ma non solo: tutte queste ipotetiche civiltà aliene avrebbero dovuto sviluppare le loro tecnologie contemporaneamente, in modo che tutti i loro segnali raggiungessero la Terra nello stesso identico periodo.

Fino ad oggi, infine, non abbiamo avuto prove scientifiche solide che possano esistere altre forme di vita intelligenti al di fuori del nostro Sistema solare. E, quindi, ci sono buone ragioni per pensare che i lampi radio veloci siano di origine naturale e non, quindi, aliena. Come è stato dimostrato per il famoso sigaro spaziale interstellare ‘Oumuamua, che alcuni esperti avevano ipotizzato essere una navicella spaziale extraterrestre arrivata da un’altra galassia. Qualsiasi oggetto misterioso potrebbe teoricamente essere manodopera degli alieni, ma ciò non vuol dire che quando un fenomeno sfugge a una spiegazione convenzionale significa allora che sia automaticamente frutto di forme di vita extraterrestri.

Fonte : Wired