L’Infinito di Leopardi in emoji. “Abbiamo tradotto l’Io poetico”

Una montagna, il volto di un neonato e il deserto. È così che Leopardi avrebbe potuto comporre L’Infinito se duecento anni fa fossero esistiti gli emoji. Tradotto già in 27 lingue, tra cui l’aramaico e il gaelico, alla lunga lista delle lingue straniere si aggiunge ora la versione in emojitaliano: quella delle faccine – con tanto di  vocabolario, sintassi e grammatica – sviluppata dai ricercatori dell’Università di Macerata, già noti per aver ‘riscritto’ le avventure di Pinocchio e la Costituzione italiana.La trauduzione su TwitterCome già accaduto per il racconto di Collodi, anche questa volta il lavoro di traduzione e di combinazione tra emoji e parole è stato collettivo e si è svolto su Twitter, con l’aiuto della community #scritturebrevi. Tra vecchie e nuove criticità, il lavoro non è stato semplice. “Da subito la sfida della traduzione poetica si è presentata al nostro orizzonte”, dice la docente Francesca Chiusaroli.
 
A livello semantico la prima difficoltà è stata quella di trovare pittogrammi per tutti i concetti espressi nella versione originale della poesia. “Cosa non sempre facile –  aggiunge –  benché oggi il repertorio di emoji messo a disposizione da Unicode sia molto consistente e variegato”. Poi una criticità mai affrontata prima: restituire la bellezza del linguaggio poetico in ogni suo aspetto, dalla struttura della frase all’estetica degli emoji scelti.
L’Io poetico in emoji“Volevamo costruire l’Emojitaliano poetico, senza tuttavia snaturare la struttura della nostra lingua – continua Chiusaroli –  Nella scelta degli abbinamenti tra emoji e parole, abbiamo quindi lavorato, come sempre, sul significato, operando sul piano della metafora e delle altre figure linguistiche per la trasposizione dei significati sia astratti che concreti”. Così la figura del pianeta traduce la parola ‘sovrumani’, mentre la clessidra e il simbolo dell’infinito traducono rispettivamente ‘sempre’ e ‘infinito’.Oltre la siepeTra le parole che hanno dato più filo da torcere ai ricercatori ce n’è una che per questa poesia è fondamentale: ‘siepe’. “Un problema non da poco che abbiamo risolto dopo aver eletto a ‘siepe’ uno degli emoji a forma di albero, quello col fogliame più compatto”. Non proprio una traduzione fedele si potrebbe contestare, ma “basta osservare altre traduzioni dell’Infinito per accorgersi che molte lingue hanno dovuto elaborare altrettanto ‘infedele’ il concetto di siepe, non avendo un equivalente linguistico diretto a disposizione”.
 

Fonte : Repubblica