Aspetti psicologici correlati al cibo: nuovi studi ne parlano

Il cibo influenza il nostro umore. Eh già, è proprio così! Chi è alla ricerca della felicità deve sapere che il nostro umore è in stretta connessione con quello che mangiamo. Da anni sappiamo che mangiare è un atto che compiamo per sopravvivere, di cui quindi non possiamo farne a meno. Ma non solo: mangiare è gioia, condivisione, amicizia, amore, famiglia.

A chi di noi non viene l’acquolina in bocca alla vista e all’odore del cibo? Chi di noi non si sente felice davanti a una bella tavola imbandita? Nessuno, proprio così! Cibo è sinonimo di felicità, mangiare ci fa sorridere. Se la nostra mente sta bene, anche il corpo lo sarà. Tutto merito delle endorfine rilasciate dal cervello, che vengono prodotte quando mangiamo, regalandoci un immediato senso di benessere.

Molti alimenti ci regalano sorrisi, ad es. la cioccolata (meglio se fondente) che innalza il livello di serotonina o meglio ancora una dieta equilibrata. Chi intraprende uno stile alimentare sano ed equilibrato è più felice, sotto tanti punti di vista. Ci vediamo in forma, mangiamo meglio e il nostro umore è alle stelle.

Cattivo umore e alimentazione: la correlazione esiste

Gli acidi grassi trans, o idrogenati, sono uno degli esempi più classici di cibi ad effetti negativi; difatti sono stati banditi dalle grandi industrie alimentari per lo più americane, ma sono ancora presenti in molti prodotti commerciali che acquistiamo ogni giorno, come creme spalmabili, brioches, cornetti e vari altri prodotti, soprattutto di pasticceria. Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Plos One sugli acidi grassi idrogenati ha evidenziato come questi siano in grado di scatenare irritabilità nei soggetti che ne consumano anche quantità moderate. Da qui nasce quindi la correlazione tra l’ingestione di acidi grassi trans e l’origine di comportamenti aggressivi nei soggetti che li consumano. A quanto pare questi tipi di grassi nocivi sono in grado di ostacolare l’azione dei grassi “buoni”, ovvero gli omega-3, che hanno azione diametralmente opposta, ovvero quella del miglioramento dell’umore e del comportamento (“Serum omega-3 fatty acids are associated with variation in mood, personality and behavior…” ). Quindi già da qui si evince quanto umore e alimentazione siano legati.

Altri fattori che possono influire sul peggioramento dell’umore sono correlati al consumo di alimenti nervini, soprattutto caffè e bevande caffeinate di diverso genere che, se introdotte in quantità eccessive, possono indurre irritabilità, ansia e agitazione.  Pertanto uno stile di vita sano, cominciando già con l’eliminazione di taluni prodotti industriali, può essere d’aiuto nel miglioramento del nostro umore.

Umore buono, alimentazione di qualità

A sostegno di ciò, uno studio recente in Nuova Zelanda ha messo in evidenza gli effetti benefici dei cibi di origine vegetale sul comportamento: i soggetti analizzati in questo studio hanno dimostrato di essere felici e di buon umore, calmi e pieni di energia in relazione al consumo di buone porzioni di frutta, verdura e ortaggi, con effetti positivi protratti anche fino al giorno successivo all’ingestione, quindi non solo limitato alle prime ore dopo il pasto. Lo zucchero, che è uno dei più temibili veleni dell’alimentazione moderna, può essere coinvolto nella genesi dell’irascibilità proprio perché la sua ingestione genera i picchi insulinici, con alterazione dell’equilibrio glicemico.

Quindi cambiare abitudini alimentari è il primo passo per stare meglio, per combattere stati di depressione e di ansia, di irritabilità e di faticabilità o svogliatezza che possono aggravarsi nei soggetti che consumano abitualmente i cosiddetti “junk food”, cibi spazzatura. L’associazione di giuste quantità di carboidrati complessi, fibre, proteine e grassi buoni (monoinsaturi e polinsaturi) è in grado di dare i primi miglioramenti. Alcuni cibi particolarmente positivi sono: il cioccolato fondente, la valeriana, il coriandolo, il basilico, il mango, il limone e il bergamotto.

Ovviamente non possiamo affermare che la depressione, l’irritabilità e l’apatia derivano solo da ciò che mangiamo senza tener conto delle componenti psicologiche che stanno alla base di questi stati d’animo, ma senz’altro l’alimentazione ha un ruolo chiave nella prevenzione e nel miglioramento di tali condizioni; quindi perché non aiutare a prevenire l’insorgenza o il peggioramento di questi stati con un’alimentazione sana?

Il glutine può avere influenza sull’umore?

Vorrei riportarvi, come ultima cosa, questa importante review che affronta l’argomento alimentazione-disturbi dell’umore che in particolar modo si sofferma sul glutine, la proteina costituita da gliadina e glutenina presente in cereali quali il frumento, la segale, il farro, il kamut, ecc. La review dimostra come l’eliminazione del glutine possa rappresentare una strategia efficace di trattamento per i disturbi dell’umore nei soggetti con sensibilità al glutine. Circa 300 milioni di persone soffrono di depressione in tutto il mondo, l’OMS nel 2015 stimava che il 4,4% soffrisse di depressione clinica con un aumento del 18,5% rispetto al 2005. I prodotti contenenti glutine sono ormai la principale fonte di carboidrati nella dieta occidentale; negli ultimi anni, le segnalazioni di sintomi gastrointestinali ed extra-intestinali, dovuti a cibi contenenti glutine, sono aumentate.

Un crescente numero di prove suggerisce che i sintomi dei disturbi dell’umore siano correlati al consumo di glutine. Si sono verificati miglioramenti della salute dopo aver seguito un piano alimentare senza glutine nei soggetti sofferenti della sensibilità al glutine non celiaca, sempre più riconosciuta come entità clinica, solo alcuni pazienti mostrano un aumento degli anticorpi verso i peptidi del glutine e generalmente non si osserva alcun danno alla mucosa.

Sempre più conferme si hanno su queste affermazioni.  Soprattutto perché recenti studi clinici hanno rilevato anticorpi correlati al glutine in pazienti con disturbo bipolare, depressivo maggiore e schizofrenia, mentre gli episodi di mania acuta potrebbero essere associati ad un aumento dei livelli sierici di anticorpi contro la gliadina. Quindi, vi sono prove crescenti di una relazione potenzialmente bidirezionale tra sensibilità al glutine e disturbi psichiatrici. Significativi miglioramenti nei disturbi dell’umore e del benessere psicologico sono stati riconosciuti in pazienti con celiachia, sensibilità al glutine non celiaca e IBS in seguito ad una dieta senza glutine, l’entità del miglioramento dipendeva proprio da una buona aderenza dietetica, essendo scomparsi sia gli anticorpi anti-gliadina che i marcatori dell’infiammazione sistemica.

Come possiamo notare, quindi, sempre più studi dimostrano quanto la proteina del glutine possa essere dannosa per il nostro organismo se consumata con costanza, soprattutto nei soggetti predisposti ad una sensibilità al glutine non celiaca o che soffrono di IBS. Sarebbe meglio limitare il suo consumo nell’arco della settimana, prediligendo cereali naturalmente senza glutine, quali il riso, la quinoa, il grano saraceno, l’amaranto, ecc. ed integrali.

Qundi, bisogna seguire la dieta?

Ecco allora che il regime alimentare da me sostenuto, ovvero la dieta di segnale, è migliore rispetto ad altre, perché ci fa sorridere. Non siamo più costretti a inutili pesate, non ci sono diete pre-impostate, o inutili schemi da seguire come tanti soldatini. Siamo meno stressati, meno depressi e più in forma. Stress e depressione combattiamoli a tavola inserendo nella dieta frutta, verdura, cereali integrali, carne, uova, pesce, semi oleosi.

Non è necessario fare delle restrizioni forzate, che sì fanno dimagrire ma con quali vantaggi? La maggior parte delle persone che segue queste “fantomatiche” diete fatte da altrettanto “sedicenti” dottori è insoddisfatta, delusa, in poche parole triste. Ecco perché è importante affidarsi a professionisti, che si prendono cura del tuo corpo e della tua mente. Basta poco per essere felici.

Fonte : Today