5 differenze tra il nuovo e il vecchio Dylan Dog

Sin dal primo numero, Dylan ha avuto un look immutabile: le sembianze dell’attore Rupert Everett, infilate dentro un paio di jeans, una camicia rossa e una giacca nera. Dopo anni, si è scoperto che quel completo era il favorito dal suo defunto amore Lillie Connolly. Qui lo vediamo con degli abiti simili, ma non identici: la giacca è stata infatti sostituita da un più lungo e pesante cappotto, più adatto al look canonico del detective noir. Inoltre, il viso d’angelo di Dylan sfoggia ora una folta barba nera. Il cambio di look sembra rispecchiarsi in un nuovo carattere, con un Dylan meno sardonico e più deciso, a tratti strafottente, seppur cupo. Se già questo basta a sconvolgervi, e a invocare a gran voce la necessità di una lametta, aspettate di scoprire le altre più sostanziali differenze Questa è probabilmente la novità più difficile da mandare giù per i fan di lunga data, e per chiunque abbia letto almeno un albo di Dylan Dog. Groucho era e rimane uno dei personaggi più amati nell’universo creato da Tiziano Sclavi. Con le sue battute assurde e la sua lealtà incrollabile nei confronti di Dylan, il sosia del celebre comico Marx è sempre stato indissolubilmente associato alle avventure dell’indagatore dell’incubo. E per il momento il candido e corpulento Gnaghi, il nuovo assistente di Dylan, conosciuto in un passato da guardiano dei cimiteri che rimanda a Dellamorte Dellamore (un’altra creazione di Sclavi), non convince. Bisognerà concedergli il beneficio del dubbio per un po’ di numeri, ma è difficile che alla fine riesca a scalzare nel cuore dei fan l’indimenticato Groucho. Anche perché le scene in cui Dylan è l’unico a comprendere i suoi “Gnà”, tramutandoli in discorsi complessi, ricordano sin troppo da vicino gli intermezzi comici di Star Wars con protagonisti Han Solo e Chewbecca, o C-3Po e R2-D2 Gli hobby dell’Indagatore dell’Incubo sono ben noti: suonare il clarinetto, costruire un modellino di galeone che finisce sempre disfatto come una tela di penelope. Il nuovo Dylan Dog condivide diverse passioni della sua precedente versione (le donne, la musica, i film horror, la pizza) ma ha completato il galeone affiancandolo al modellino di un teschio, e non ha ancora imparato a suonare il clarinetto (ma gliene è rimasto l’istinto…). In compenso, sembra avere una nuova attitudine più aperta per la tecnologia, presentandosi con un biglietto da visita che ha persino email e numero di cellulare (impensabile, in passato!); si diverte a smanettare con i motori, e parla bene anche dei videogiochi, affiancandoli a film, libri e fumetti come fonte di ispirazione e conoscenze utili Il buon vecchio Bloch continua a seguire le avventure di Dylan Dog. Questa volta però non è un semplice ispettore, ma siede finalmente alla scrivania nell’ufficio del tanto temuto soprintendente e la pensione non sembra neanche sfiorare i suoi pensieri. Il dipartimento di polizia di Londra può inoltre fare affidamento sull’ispettore Tyron Carpenter (un cognome, una citazione) e sul sergente Rakim; il primo nero, la seconda musulmana, introducono un pizzico di moderna diversity nella Londra più contemporanea in cui si muove Dylan. L’unico a sembrare immutato tra i tanti comprimari è l’inossidabile Jenkins, sempre al fianco di Bloch (per il suo tormento), sempre pronto a fraintendere anche le frasi più innocue. E c’è anche un cattivo storico pronto a riaffacciarsi con le solite trame sinistre Attenzione, perché qui si entra in territorio spoiler. Inevitabilmente, la confusa e contraddittoria storia passata di Dylan Dog, narrata o accennata da sceneggiatori diversi in più di 30 anni di albi mensili, è da considerarsi azzerata. Alcuni capisaldi sembrano confermati: sì, Dylan è stato un poliziotto, ed è stato un alcolista. Ma è stato sposato, e ha divorziato. Prima di diventare indagatore dell’incubo è stato guardiano di un cimitero, dove ha conosciuto Gnaghi. La sua mitica Giardinetta? Appena acquistata. Ah, e lo scoop più grande è che suo padre potrebbe non essere chi ci immaginiamo. Leggere per credere

Fonte : Wired