L’altra epidemia, 6 donne morte in 5 giorni: “Rendere più efficace il codice rosso”

L’ultimo femminicidio a Genova nel quartiere di Marassi il 31 gennaio 2020. FOTO ANSA/LUCA ZENNARO

Frasi a mezza voce che giustificano in qualche modo, che si ostinano ancora a definire tutto come ”amore folle”, ”gelosia”, ”raptus”. Poi ci sono i dati che parlano di una strage continua: sei donne uccise negli ultimi cinque giorni. Allargando lo spettro le statistiche sono ancora più preoccupanti e dicono di una donna uccisa ogni tre giorni. Storie sempre uguali: denunce per violenze, poi denunce ritirate, solitudine, difficoltà ad uscire dalla condizione di soggiogamento. E la morte incontrata in casa, o vicino casa.

“Sintomi di una malattia più letale è contagiosa di un qualunque Coronavirus” afferma Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-Leu. “Una malattia che ha a che fare con la cultura di fondo della società  secondo cui la donna è proprietà, il suo corpo oggetto da possedere in via esclusiva, senza possibilità di autonomia e di scelta.

“Per quanto sia in calo il numero degli omicidi, quello dei femminicidi stenta ad abbracciare una decisa curva discendente” scrive su Facebook il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte che annuncia di voler rendere più efficace il codice rosso.

“La violenza sulle donne è anche un problema culturale ed è per questo che lavoreremo nelle scuole, tra i ragazzi e le ragazze, perché è da lì che deve partire il cambiamento”

“Sensibilizzando le famiglie, con il contributo di insegnanti ed educatori questa battaglia si può vincere – conclude Conte – Le nuove generazioni devono essere migliori di quelle che le hanno precedute”.

Femminicidi, la scia di sangue da Bolzano a Mazara del Vallo

L’ultimo delitto è avvenuto a Genova dove ha confessato Eduart Zyberi, il 53 anni che venerdì ha ucciso la moglie 42enne Laureta Zyberi accoltellandola al culmine di una lite. 

L’arma del delitto, ritrovata, sarebbe un coltello da cucina con cui l’uomo avrebbe infierito decine di volte sulla donna per poi rivolgere la lama verso il proprio addome tentando il suicidio. Estubato sabato mattina, ha potuto rispondere alle prime domande dei poliziotti, ammettendo con poche frasi confuse e sconnesse di avere ucciso la moglie per motivi di gelosia.

Violenza contro le donne, cosa prevede il ddl Codice Rosso

Il Codice Rosso approvato nel luglio scorso non punta solo su un generalizzato inasprimento delle pene per combattere il dilagare di violenze, maltrattamenti e femminicidi, ma agisce sul ‘fattore tempo’. I 21 articoli che compongono la legge individuano un catalogo di reati attraverso i quali si esercita la violenza domestica e di genere e, in relazione a queste fattispecie, interviene sul codice di procedura penale al fine di velocizzare l’instaurazione del procedimento penale e, conseguentemente, accelerare l’eventuale adozione di provvedimenti di protezione delle vittime.

Indagini e processi più veloci

Gli articoli da 1 a 3 del ddl intervengono sul codice penale prevedendo, a fronte di notizie di reato sui delitti di violenza domestica e di genere che la polizia giudiziaria, acquisita la notizia di reato, riferisca immediatamente al pubblico ministero, anche in forma orale. Alla comunicazione orale seguirà senza ritardo quella scritta. Il pubblico ministero, entro 3 giorni dall’iscrizione della notizia di reato, assume informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti di reato e nel caso scattano le indagini di polizia giudiziaria. 

Le norme in vigore che disciplinano il reato di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, vengono rafforzate e punite con la reclusione da sei mesi a tre anni per chiunque violi gli obblighi o i divieti previsti dall’autorità giudiziaria.

Una delle innovazioni introdotte dal Codice Rosso è l’articolo che punisce, con la reclusione da uno a 5 anni, il delitto di costrizione o induzione al matrimonio che colpisce chi “con violenza o minaccia costringe una persona a contrarre vincolo di natura personale o un’unione civile”, approfittando delle condizioni di vulnerabilità o di inferiorità psichica o di necessità di una persona. La disposizione, vista la dimensione ultranazionale del fenomeno da colpire, stabilisce che il reato sia punito anche quando il fatto è commesso all’estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia.

Il nuovo articolo contiene le circostanze aggravanti del reato di matrimonio forzato: la pena è aumentata se i fatti sono commessi ai danni di un minore di 18 anni é aumentata da 2 a 7 anni se viene colpito un minore sotto i 14. Si vogliono così contrastare, in attesa di una legge organica, il fenomeno delle spose-bambine e dei matrimoni precoci e forzati. Sul fronte delle risorse, la legge recepisce il finanziamento di 7 mln a partire dal 2020, già previsto nella Legge di Bilancio. L’articolo 9 interviene sui delitti di maltrattamenti contro familiari e conviventi e di atti persecutori, elevando la pena minima a 3 anni, fino a una massima di sette; se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da 4 a 9 anni; con una lesione gravissima, la reclusione da 7 a 15 anni. I caso di morte la morte, la reclusione raddoppia da 12 a 24 anni. La fattispecie viene ulteriormente aggravata quando il delitto di maltrattamenti è commesso in presenza o in danno di minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità.

Codice Rosso e revenge porn

La lotta al revenge porn è un altro aspetto innovativo della legge, che punisce chi realizza e diffonde immagini o video privati, sessualmente espliciti, senza il consenso delle persone rappresentate per danneggiarle a scopo di vendetta o di rivalsa personale. Punito anche chi ‘condivide’ le immagini on line. Il reato viene punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000 e prevede una serie di aggravanti nel caso, a esempio, se il reato di pubblicazione illecita è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato o da una persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.

L’articolo 11 modifica il codice penale intervenendo sull’omicidio aggravato dalle relazioni personali, di cui all’art. 577 c.p., per estendere il campo d’applicazione delle aggravanti consentendo l’applicazione dell’ergastolo anche in caso di relazione affettiva senza stabile convivenza o di stabile convivenza non connotata da relazione affettiva. Da 8 a 14 anni di carcere a chi causa lesioni permanenti personali gravissime, come la deformazione o lo sfregio permanente del viso. La cronaca riporta ormai decine di casi di donne rimaste irreparabilmente offese per essere state colpite al volto dall’acido corrosivo lanciato da uomini che non si erano rassegnati all’interruzione del matrimonio o di una relazione sentimentale.

L’articolo 13 inasprisce le pene per i delitti di violenza sessuale che, in caso di violenza su un minore di dieci anni, parte de un minimo di 12 fino a un massimo di 24 anni di reclusione.

Prevista la possibilità per i condannati per delitti sessuali in danno di minori, di sottoporsi a un trattamento psicologico con finalità di recupero e di sostegno, suscettibile di valutazione ai fini della concessione dei benefici penitenziari. La legge stabilisce l’attivazione di specifici corsi di formazione per il personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia penitenziaria “in relazione alla prevenzione e al perseguimento dei reati di violenza domestica e di genere”.

Fonte : Today