Roma terreno fertile per le “piccole mafie” e la corruzione

Piccole mafie sempre più radicate nei territori e reati di corruzione in aumento. Il procuratore generale facente funzione della Corte d’Appello di Roma, Federico De Siervo nella relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario ha fatto un punto toccando diversi temi confermando “la presenza di un significativo numero di organizzazioni criminali qualificabili ai sensi dell’art. 416 bis del codice penale, secondo lo schema interpretativo delle piccole mafie, elaborato dalla Corte di Cassazione negli ultimi anni”

“Quello che negli anni scorsi era apparso come un fenomeno criminale assolutamente innovativo, ma ancora in fase iniziale ha trovato nell’ultimo periodo plurime importanti conferme, sia a livello investigativo che processuale”, spiega. 

“Accanto alla vera e propria novità della presenza di organizzazioni mafiose di matrice autoctona – sottolinea De Siervo – opera una composita galassia criminale, tanto nutrita quanto pericolosa, fatta di singoli o gruppi che costituiscono altrettante proiezioni, in senso ampio, delle organizzazioni mafiose tradizionali, della ‘ndrangheta, innanzitutto, di diversi gruppi di camorra, ma anche di Cosa Nostra”.

“Roma città favorevole alle infiltrazioni dal sud”

“Le organizzazioni criminali tradizionali (soprattutto ‘ndrangheta e camorra) da lungo tempo acquisiscono, anche a prezzi fuori mercato, immobili, società ed esercizi commerciali nei quali impiegano ingenti risorse economiche provenienti da delitti. In tale ambito – prosegue De Siervo – le organizzazioni mafiose non hanno dovuto impegnarsi nel contendere l’egemonia” e “di conseguenza, nel Lazio e soprattutto a Roma, in linea di tendenza, non hanno operato secondo le più consuete metodologie, cioè attraverso comportamenti manifestamente violenti ma hanno cercato di mantenere una situazione di tranquillità in modo da poter agevolmente realizzare il loro principale obiettivo: la progressiva penetrazione nel tessuto economico ed imprenditoriale del territorio, e soprattutto della Capitale, allo scopo di riciclare e reimpiegare con profitto capitali di provenienza criminosa”.

103 clan operanti a Roma e nel Lazio

Ecco perché, in questi anni, “è in aumento il numero di iscrizioni per corruzione (da 45 a 71 a noti e da 11 a 10 ignoti), così come è confermato il trend in aumento delle iscrizioni per corruzioni in atti giudiziari che, benché costituito da numeri ridotti, è pari al doppio dell’anno precedente, dove pure si era registrato un consistente aumento (passano a noti da 13 a 25 e a ignoti da 1 a 4). E aumenta anche il numero di iscrizioni per concussione”, conclude il procuratore generale De Siervo, nella relazione.  

Fonte : Roma Today