Esperti Nfi bocciano Nutri-Score: “Informa ma non educa”

Milano, 1 feb. (AdnKronos Salute) – Informa, senza educare. Il sistema di etichettatura nutrizionale Nutri-Score – sviluppato in Francia e utilizzato anche in Spagna e Belgio, oggetto di un dibattito fra i Paesi Ue – è “un sistema puramente informativo e non educativo per il consumatore, che finirà inevitabilmente per identificare alimenti ‘buoni’, da promuovere, in contrapposizione ad alimenti ‘meno buoni’ o addirittura ‘cattivi’, di cui va scoraggiato il consumo”. Un approccio “in contrasto con l’opinione, ormai largamente prevalente nella comunità scientifica, che l’alimentazione vada invece valutata nel suo complesso”. Sono alcune delle “considerazioni di natura tecnico-scientifica” firmate da Andrea Poli e Franca Marangoni della Nutrition Fountation of Italy-Nfi.

Gli esperti provano a fare chiarezza sul tema, partendo dal presupposto che la discussione sull’opportunità che l’Italia adotti o meno il Nutri-Score è polarizzata su due posizioni contrapposte. Ma “nessuna di queste sembra in realtà prendere le mosse da un’analisi rigorosa delle caratteristiche del sistema e delle possibili implicazioni”. Il primo rilievo riguarda i “criteri nutrizionali alla base” del sistema, che ad ogni alimento assegna un ‘voto’ espresso con un colore e una lettera: “A fronte di elementi in generale condivisibili (l’attenzione alla densità energetica degli alimenti, al contenuto in sodio e sale, alla presenza di frutta e verdura e al tenore di fibra, per esempio) – osservano Poli e Marangoni – altri sono di solidità scientifica incerta”.

Per esempio, spiegano, “Nutri-Score si focalizza molto sui nutrienti a effetto ‘sfavorevole’ contenuti in un alimento, che possono conferire fino a 40 ‘punti negativi’ e pesano sul risultato finale molto più dei nutrienti con effetti ‘favorevoli’, ai quali possono essere attribuiti al massimo 15 ‘punti positivi’. I dati scientifici più recenti suggeriscono la necessità di adottare un approccio opposto, più focalizzato sui componenti favorevoli della dieta”. Gli specialisti Nfi si soffermano anche su alcune lacune: non è previsto alcun punteggio positivo per la presenza negli alimenti di cereali integrali. Ancora: sul fronte grassi, Nutri-Score riconosce effetti protettivi solo all’olio d’oliva (senza differenziarne le tipologie), all’olio di colza e a quello di noci, mentre non vengono considerati, “nonostante il loro ruolo protettivo sia confermato dagli studi più recenti”, gli omega-3 a lunga catena tipici del pesce grasso e gli omega-6 di molti oli vegetali.

Il secondo problema di Nutri-Score, messo in luce dall’analisi Nfi, sono i “criteri esclusi” dalla valutazione di un cibo: dalla qualità delle materie prime alle tecnologie impiegate nella produzione, agli aspetti relativi alla sicurezza. “Anche i concetti di porzione e frequenza di consumo dei diversi alimenti sono completamente trascurati dal sistema – notano Poli e Marangoni – il cui punteggio è parametrato a 100 grammi di prodotto”, quando invece l’effettiva unità di consumo può essere molto superiore (pensiamo a una pizza surgelata) o molto inferiore (cioccolato). In questo senso “il sistema non incentiva in alcun modo le iniziative di riduzione delle porzioni da parte dell’industria alimentare, che si sono invece dimostrate tra gli interventi più efficaci per contribuire a contenere l’apporto calorico totale della dieta”.

L’ultimo rilievo degli esperti è che “Nutri-Score non sembra in grado di orientare una scelta consapevole nemmeno se impiegato esclusivamente per comparare alimenti simili o equivalenti, come propongono gli estensori. Ad esempio, nel caso dello yogurt da latte intero con aggiunta di frutta, il punteggio può risultare più favorevole per i prodotti con il tenore più basso di frutta nel prodotto finito, che hanno quindi un minore contenuto di zuccheri, ma sono probabilmente meno interessanti sul piano nutrizionale”.

Insomma, secondo Nutrition Fountation of Italy, “dare un ‘voto ‘agli alimenti sulla base esclusivamente di alcuni parametri composizionali, per quanto ben scelti, è un esercizio nella migliore delle ipotesi inadeguato”, visto che i componenti con effetti sulla salute “sono numerosissimi ed è impossibile pensare di includerli totalmente in un sistema di punteggio”. In conclusione: “Nutri-Score non appare, a una lettura attenta, un sistema adeguato a supportare il ruolo di indirizzo delle scelte responsabili e dei consumi di 300 milioni di persone che vorrebbe attribuirgli chi lo propone come il criterio principale per orientare le abitudini alimentari”. Senza contare che, “nel nostro Paese, l’assenza di vantaggi per il consumatore potrebbe effettivamente combinarsi con concreti danni per l’economia nazionale, penalizzando molte nostre tipicità”.

Fonte : Today