L’autorità palestinese rompe le relazioni con Israele e Stati Uniti

L’autorità nazionale palestinese rompe le relazioni diplomatiche con Israele dopo la presentazione del piano Trump per il cosiddetto “Accordo del Secolo”. Lo ha annunciato il presidente dell’Anp Abu Mazen comunicando la sospensione di tutti gli accordi con lo stato di Israele.

“Non accetterò l’annessione di Gerusalemme e non voglio passare alla storia come colui che ha venduto Gerusalemme”.

Intervenendo alla riunione straordinaria convocata dalla Lega Araba al Cairo per discutere del piano elaborato dagli Stati Uniti, Abbas ha detto che ”Israele non è la patria solo degli ebrei, ma anche dei musulmani e dei cristiani” e ha accusato Trump di aver ”dato agli israeliani oltre il 90 per cento delle terre palestinesi”.

Il piano americano presenta, tra le criticità, l’annessione a Israele di colonie create dopo l’occupazione nel 1967, in particolare quelle nella valle del Giordano. L’Onu e una gran parte della comunità internazionale considera illegali quelle colonie. Inoltre riconosce solo ad Israele la possibilità di stabilire a Gerusalemme la propria capitale.

“Gli Stati Uniti non sono più un Paese amico dei palestinesi”.

”Mi sono anche rifiutato di parlare con Trump”, ha aggiunto Abbas riferendosi al rifiuto del colloquio telefonico chiesto dal presidente americano, annunciando che si recherà al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per spiegare ”la posizione’ dell’Anp”.

Il piano di pace di Trump per il Medio Oriente non è un piano di pace 

Questa mattina aerei da guerra israeliani avevano condotto diversi raid aerei nella notte sulla Striscia di Gaza in risposta al lancio di due razzi dall’enclave palestinese verso gli insediamenti.

L’escalation di tensioni dopo la presentazione alle cancellerie mediorientali di una proposta di spartizione territoriale della palestina per porre fine alle guerre arabo-israeliane che hanno sconvolto l’area nella seconda metà del secolo scorso. 

Quello che è stato offerto ai palestinesi come base per la trattativa è la possibilità di creare uno staterello demilitarizzato, privo di una integrità territoriale che verrebbe garantita grazie a “ponti e tunnel”.

Una proposta che ricalca e per certi versi cristallizzerebbe lo status quo della colonizzazione israeliana dei territori della Cisgiordania. Per di più riconoscendo solo ad Israele la possibilità di stabilire a Gerusalemme la propria capitale e relegando la futura capitale dello stato palestinese nel villaggio di Abu Dis, nei sobborghi orientali della Città Santa.

Fonte : Today