Aldo Giovanni e Giacomo al cinema: le migliori scene del trio

Il nuovo Odio l’estate sarà la decima pellicola di Aldo Giovanni e Giacomo: la prima in cui il trio non avrà firmato anche la sceneggiatura. Soprattutto, sarà il ritorno dietro la macchina da presa di Massimo Venier, regista dei loro primi cinque film. Dopo il passo falso di Fuga da Reuma Park, l’attesa da parte dei fan è altissima, a dimostrazione di quanto il trio appartenga a quel substrato culturale di molte generazioni, che dal 1997 a oggi continuano a utilizzare le frasi cult come citazioni quotidiane, quasi versi religiosi da recitare, adatti a qualsiasi situazione.
Per questo motivo abbiamo deciso di raccogliere in un breviario i momenti più topici e indimenticabili della filmografia di Aldo Giovanni e Giacomo, quelli che sono entrati nella nostra testa e nel nostro cuore e non se ne vogliono assolutamente andare.

L’omicidio di Frankie Culo di Gomma

Nel 2002, Aldo Giovanni e Giacomo decidono di vestire i panni di tre gangster degli anni Cinquanta nella New York criminale, i corrispettivi Al, John e Jack, impegnati in numerose attività agli ordini del boss Sam Genovese. Il film è un tripudio di eventi memorabili, di aneddoti che viaggiano dalla sfida a dama tra smarties e anfetamine di John La Paglia fino al famoso succo di more del fratello di Al, Herbert. Il momento che maggiormente resta impresso nella testa di tutti, però, è uno degli elementi scatenanti della linea narrativa del film: l’omicidio di Frankie Culo di Gomma. Il trio viene incaricato di porre fine alla vita della spia, che ha venduto numerosi uomini di Sam Genovese all’FBI, ma nel tripudio dei loro continui sbagli ed errori caricano in macchina il Frank sbagliato, il Contropelo, il barbiere del quartiere. Tra il famoso indovinello di quale sia la capitale della Birmania e del cerbiatto che non si trova a New York, i tre vengono convocati dal boss, dopo che Al ha spiegato ai fratelli La Paglia come memorizzare i numeri utilizzando un metodo insegnatogli da uno di Salerno basato sugli anni di Cristo.
A rapporto da Sam Genovese, il trio si può salvare soltanto dopo il lancio dei dadi scegliendo il loro numero fortunato. Dopo il 50, irrealizzabile, arriva l’8, con i dadi che fanno uscire un 4 e un 3.
Il boss resta basito dalla fortuna del trio, ottenuto il risultato di 8 dalla somma. Jack non perde occasione per provare a correggerlo, segnalando che 4 e 3 fa 7: l’immancabile colpo di John che lo stende prima che possa terminare la correzione chiude la scena. Un insieme di situazioni centrali nella storia, che danno vita a eventi che fanno parte oramai della cultura cinematografica italiana.

Fuori dal letto…?

In Chiedimi se sono felice, in quel magazzino di via Mecenate nel quale Aldo si ritrova a vivere su gentile concessione di Giovanni, si sta preparando la cena per trovare una fidanzata a Giacomo, presentandogli una delle amiche di Silvana, la fidanzata di Aldo. La preparazione della cena è un insieme di gag che si diramano dalla centrale di queste, che cita la canzone Teorema di Marco Ferradini, del 1981.
Da uomo ferito, il protagonista della canzone di Ferradini ragiona su come bisognerebbe comportarsi con una donna durante una relazione d’amore, insegnamenti che lo stesso Aldo prova a infondere in Giacomo, molto inesperto sull’argomento.
Mentre Giovanni si preoccupa, quindi, degli interessi che si impennano – “pem!” – e che le 500 lire nel carrello sono un capitale immobilizzato, Aldo elegge Ferradini a “guru” dell’amore. Per Giacomo non ci sono speranze: persino i fermenti lattici sanno quali sono le risposte giuste. “Fuori dal letto, nessuna pietà” e “Cerca di essere un tenero amante”.

La sapete quella del tipo di colore?

Così è la vita è un film fatto di poche situazioni e di tanta narrazione, sentimento e morale, in grado di offrire un finale agrodolce e di rendere Aldo Giovanni e Giacomo degli autori anche attenti alla commedia e non solo alla comicità pura.
L’inizio del film, però, smorza un po’ i toni e soprattutto utilizza un espediente già provato in Tre uomini e una gamba: in entrambi i film, un componente del trio si rivede in televisione a recitare una parte diversa. Se nella prima pellicola accade con una scena che fa praticamente da anticipazione a La leggenda di Al, John e Jack, con Così è la vita ci troviamo dinanzi ad Aldo Giovanni e Giacomo impegnati con i lavori forzati .

Durante una breve pausa, un baffuto e capelluto Aldo racconta una barzelletta. “C’è un tipo di colore” – “Che tipo di colore?” è il preambolo di una barzelletta che non verrà mai raccontata, a causa delle interruzioni di Giacomo, nei panni dell’ingenuo di turno, e di Giovanni, pignolo all’estremo.
Nel climax che porta Aldo a innervosirsi per le interruzioni e Giacomo a ridere alla narrazione di Giovanni, a salvare Giacomo è solo la famosa campanella.“T’ha salvato la campanella” diventa una melodia che entra nella testa di tutti e che non fa arrendere Giacomo: la fine della barzelletta la voleva comunque sapere.

Ajeje Brazorf

Dite a qualunque vostro amico di chiamarvi Ajeje e non mancherà di far partire immediatamente tutte le citazioni possibili sulla scena del controllore e del biglietto non pagato sul tram. Nel pieno di Tre uomini e una gamba, Aldo, Giovanni, Giacomo e Chiara si fermano al cinema nell’attesa che possa riaprire il meccanico. Qui si trovano dinnanzi a una pellicola neorealista, in bianco e nero: Giacomo è un anziano impiccione, Giovanni un controllore pignolo e Aldo è il famigerato Ajeje Brazorf, un uomo che non ha pagato il biglietto del tram e viene fermato, intimato a fornire le generalità. Ne nasce un botta e risposta eccezionale: l’invenzione del nome e cognome, Giacomo anziano molesto e invasivo, Aldo che nemmeno ci voleva salire su quel tram, perché lo avevano costretto. La naturalezza della scena è data anche dal fatto che gli attori sono presi dalla strada. Nella cultura popolare Ajeje Brazorf è diventato un mantra, ma anche il trio ha saputo riconoscerne la forza e, nel più semplice dei fan service, nel film Il ricco, il povero e il maggiordomo viene citato un tale Ajeje Abdir Brazorf Uzmin III, figlio del petroliere Samir Uzmin, personaggio interpretato sempre da Aldo.

Italia-Marocco

La partita organizzata da Giacomo in Tre uomini e una gamba per recuperare il Garpez è sicuramente la scena più famosa e maggiormente incastonata nel cuore dei fan del trio, ma anche degli appassionati di cinema e di cultura popolare. Dopo aver invitato Chiara a unirsi al loro viaggio di traversata da Milano a Gallipoli, i quattro si fermano nei pressi di un lago per un bagno ristoratore, durante il quale, però, il nuovo Ringhio urina sulla gamba. Giovanni, nel tentativo di lavarla, la fa scivolare in un fiume, facendola finire alla foce: qui viene raccolta da un gruppo di muratori marocchini. Giacomo per recuperarla li sfida a una gara di beach soccer. La scena che ne viene è una citazione a Marrakech Express di Gabriele Salvatores. Diversamente dal film con Diego Abatantuono, però, il trio perde 10-3. Restano comunque memorabili i tre gol segnati al Marocco: tra questi l’esultanza di Giovanni e il ritorno della “grande Inter”, il rigore parato da Chiara, e infine l’incornata di Aldo che emerge dalla sabbia sotto la quale si era nascosto e trasforma un bellissimo cross di Giovanni.
Il gol di Aldo passa alla storia, come se fosse quasi più iconico del gol di Fabio Grosso a Germania 2006: un’azione che va oltre la passione per il calcio e che trascende il concetto di cinema. Come abbiano fatto poi a perdere 10-3 è un mistero, spiegato solo dalla difesa alta e dall’aver preso gol in contropiede.

Una menzione d’onore la riserviamo alle seguenti altre scene: la maglia di Sforza come pigiama per Giacomo durante la sua colica renale, perché quella di Ronaldo era finita. Con quella divisa nerazzurra lo svizzero Ciriaco Sforza è passato alla storia più di quanto abbia potuto fare da calciatore; lo zoccolo di gnu e la vertebra di moffetta che impediscono ad Aldo di raggiungere Giovanni, mettendolo nella condizione di non poter né scendere, né salire; la cochina e il panino riscaldato da Max Pisu sul treno che porta Giacomo e Giovanni in Sicilia da un malato Aldo.
Al di fuori dei film, invece, facendo un salto verso gli spettacoli teatrali del trio, è impossibile non citare la famosa scena del viaggio da Milano a Pizzo Calabro a bordo della Subaru modello baracca, leggermente ripresa nella traversata dello Stivale in Tre uomini e una gamba; accanto a questa anche l’altrettanto famosa scena di Pdor, figlio di Kmer, destatosi dal suo sonno per ricevere Aldo e Giacomo, in viaggio per incontrare la grande divinità.

Fonte : Everyeye