Le ragioni per non farsi prendere dal panico da coronavirus

L’Oms ha dichiarato lo stato di emergenza globale, l’Italia ha bloccato i voli da e per la Cina. Ecco quanto è davvero pericoloso il coronavirus e come non farsi prendere dal panico, rimanendo sempre con gli occhi aperti

Un’impiegata all’aeroporto di Roma Fiumicino si prepara al check di passeggeri di rientro da Wuhan in data 23 gennaio 2020 (foto: Tiziana Fabi via Getty Images)

Il coronavirus è arrivato a quasi 10mila casi, al 31 gennaio (qui la mappa in continuo aggiornamento), e l’Oms ha dichiarato lo stato di emergenza globale. Mentre l’Italia ha bloccato i voli da e per la Cina e anche il nostro Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza. In questa cornice, la paura del contagio è molto alta, tanto da diventare quasi una psicosi. Alimentata a volte anche da fake news e da idee non del tutto corrette, come il fatto che l’uso delle mascherine sia ovunque necessario e per forza risolutivo, o addirittura da casi di pregiudizi e discriminazione verso i cinesi.

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Ma come difendersi dalla psicosi e non farsi prendere dal panico? L’arma migliore sono come sempre i numeri, che parlano di un’infezione contagiosa, ma con un tasso di mortalità per ora più basso rispetto a quello di altre epidemie su scala globale degli ultimi anni, come la pandemia influenzale del 2009, nota come influenza suina. Ecco alcuni dati e informazioni sul coronavirus per rimanere sempre coi piedi per terra.

Come non farsi prendere dal panico (ma mantenere gli occhi aperti)

Farsi prendere dal panico non ha senso, fermo restando che è bene seguire giorno per giorno le indicazioni delle autorità sanitarie sulle misure essenziali da prendere. Per esempio, negli scorsi giorni l’Oms indicò di evitare di andare in Cina salvo necessità non rimandabili, una misura “di buon senso e opportuna”, come aveva commentato su Wired Gianni Rezza, responsabile delle malattie infettive all’Istituto superiore di sanità (Iss).

Mentre alla data del 30 gennaio i medici di famiglia della Fimmg, Federazione italiana di medicina generale, si sono espressi sulla situazione coronavirus invitando tutti alla vaccinazione contro l’influenza, come riportato da diverse testate. Il vaccino, infatti, anche se non è contro il coronavirus, protegge dall’influenza e aiuta a ridurre i casi. In questo modo gli ospedali potrebbero avere un carico minore di pazienti e, qualora si presentasse l’evenienza di un contagio da coronavirus, si sarebbe maggiormente in grado di distinguerlo dalla normale influenza. Insomma, per tenere gli occhi aperti è bene rimanere aggiornati sulle misure indicate dalle autorità ufficiali.

Nuovo coronavirus, i numeri

Per non cedere al panico, poi, è bene tenere a mano i numeri, che per ora mostrano che il nuovo coronavirus ha un tasso di mortalità più basso rispetto a molte recenti epidemie note e importanti, che hanno spaventato il mondo, fra cui la Sars, l’aviaria e l’influenza suina. Il paragone immediato è quello con la Sars, una polmonite virale causata da un altro coronavirus, che nel 2003 causò 774 morti.

Nuovo coronavirus, il confronto con la Sars

La Sars apparve per la prima volta in Cina, nel novembre 2002, a Guangdong, che è anche una delle provincie cinesi fra le più colpite dal nuovo coronavirus del 2019 (con ben 393 casi). Ma la notizia fu diffusa da parte del governo cinese soltanto nel gennaio 2003, dunque qualche mese dopo la sua apparizione – mentre in questo caso la comunicazione è stata più rapida, come anche l’isolamento e il sequenziamento del nuovo coronavirus, che è arrivato pochi giorni dopo, il 12 gennaio 2020.

La Sars ha colpito in tutto 8.096 persone, in tutto il 2003, mentre il nuovo coronavirus già quasi 10mila casi da (9.776 al 31 gennaio) in un mese, dal 31 dicembre al 31 gennaio. Tuttavia la Sars conta ben 774 decessi, con un tasso di mortalità del 9,6%, mentre il nuovo coronavirus è associato a 213 morti su 9.776 casi, con un tasso di mortalità del 2,2%, dunque per ora più basso della Sars.

Nuovo coronavirus e altre epidemie

Un’altra epidemia degna di nota per i numeri importanti, è sicuramente la pandemia influenzale del 2009, (anche nota come A/H1N1 o influenza suina), originata in Messico e causata da un virus dell’influenza A sottotipo H1N1. Il virus era molto contagioso, dato che colpì 214 paesi, contando oltre 1,6 milioni di casi e quasi 285mila morti, con un tasso di mortalità del 17,6%.

Non da meno, purtroppo, l’aviaria, nel 2013 in Cina, con relativamente pochi casi (1.568), come riporta un articolo su Business Insider, e solo tre paesi colpiti, ma molti morti (616 persone) e dunque un tasso di mortalità del 39,3%. Anche se con le dovute differenze, a confronto col tasso attuale di mortalità del nuovo coronavirus, pari al 2,2%, queste epidemie risultano ad oggi più letali. Ma non bisogna abbassare la guardia, anche considerando il numero elevato di casi (quasi 10mila) e la diffusione internazionale.

Fonte : Wired