Coronavirus, dai sintomi alla psicosi: facciamo un po’ di chiarezza

Dalla Cina il cosiddetto coronavirus è arrivato anche in Italia, dove due cittadini cinesi, in viaggio a Roma, sono risultati positivi ai test. Da quando il virus ha fatto la sua comparsa, in Cina ci sono stati oltre 200 decessi e migliaia di contagiati, con l’allarme che si è diffuso a macchia d’olio. Molte compagnie aeree hanno sospeso i voli da e per la Cina, con il governo italiano che ha dovuto provvedere con un volo speciale al rientro degli 80 italiani che in questo momento si trovano a Wuhan, cittadina da cui è partita l’epidemia. Lunedì i nostri connazionali atterreranno in Italia, dove verranno sottoposti ai dovuti controlli. Nel frattempo il governo ha decretato lo stato d’emergenza sanitaria “in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”. Lo stato d’emergenza nazionale per rischio sanitario da coronavirus durerà sei mesi. La misura conferisce al governo il coordinamento nazionale della gestione del virus, per cui è stato deliberato uno stanziamento iniziale di 5 milioni di euro.

Ma così come un virus, si diffondono anche psicosi e fake news, che generano preoccupazione e disinformazione, motivo per cui è necessario fare chiarezza su un tema così delicato e di stretta attualità. Per capire bene cosa sia il coronavirus, quali siano i suoi sintomi e le possibili contromosse da prendere per debellarlo, abbiamo chiesto lumi ad Angela Santoni, Direttore scientifico dell’Istituto Pasteur Italia e Professore Ordinario di Immunologia e Immunopatologia del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università La Sapienza di Roma.

Che cos’è un coronavirus e che sintomi dà?

“Intanto va chiarito che il coronavirus non è un virus solo ma una famiglia di virus, che vanno da quello del raffreddore, che dà sintomi lievi, fino a malattie molto più gravi come la polmonite o la sindrome respiratoria acuta. Si presenta quindi con sintomi simili a queste malattie, un po’ come la SARS, sviluppatasi sempre in Asia, e la MERS, la sindrome mediorientale, esplosa in Arabia Saudita”. 

Da dove arriva il coronavirus?

“Il nuovo coronavirus denominato 2019-nCoV, così come SARS e MERS, vengono definiti virus zoonotici, in quando ad un certo punto fanno un ‘salto’ di specie e passano dagli animali all’uomo. Per la SARS l’epidemia partì dallo zibetto, una mammifero asiatico simile ad una faina, la MERS ha avuto origine dai dromedari, mentre per il nuovo coronavirus ancora non abbiamo un’origine certa, anche se, dalle ultime informazioni, il principale indiziato sembra essere il pipistrello. Il nome coronavirus deriva dalla sua forma: morfologicamente presenta delle protuberanze, molto simili a quelle di una coroncina”.

Come avviene il contagio?

“Il contagio, in genere, avviene tramite il contatto diretto e prolungato. Soprattutto nei luoghi affollati, ma anche in famiglia o in ambiente sanitario, dove il personale è sempre a contatto con i malati. Il principale modo di prevenire il contagio e il diffondersi del virus è quello di individuare e isolare i casi sospetti”.

Coronavirus, quanto è pericoloso e come si è diffuso?

“Il coronavirus arriva come ben sappiamo da una regione della Cina e si è diffuso attraverso il contatto diretto, favorito soprattutto dall’elevato numero di persone che ogni giorni viaggia e si sposta attraverso quella zona. Il periodo di incubazione è di circa due settimane, con i primi sintomi che di solito sono febbre, tosse e difficoltà respiratorie, ma possono arrivare alla polmonite nei casi più gravi. Per questo motivo i due casi individuati in Italia sono stati riscontrati dopo il loro atterraggio: quando sono passati da Malpensa i sintomi non si erano ancora manifestati. Poi c’è un aspetto che va messo in chiaro: dalle prime notizie giunte dalla Cina, risulta che i pazienti deceduti avessero già altre patologie, problemi cardiaci, respiratori o indebolimento delle difese immunitarie”.

Al momento non c’è un vaccino. Quanto tempo ci vorrà per svilupparlo?

“Vero, attualmente non c’è un vaccino e per realizzarlo ci vuole tempo. Quando parlo di tempo non intendo mesi, ma anni anche se di recente Anthony Fauci, luminare delle malattie infettive e capo  dell’istituto statunitense National Institute of Allergy and Infectious Diseases, ha detto che entro un anno potremmo avere un vaccino.Quello che posso dire con certezza è che l’Unione Europea metterà a disposizione un finanziamento per le ricerche che riguardino lo sviluppo di un vaccino e di metodi diagnostici”

Come contrastare la diffusione dell’epidemia? Quali raccomandazioni e consigli?

“Il fatto che i cinesi abbiano condiviso subito la sequenza del virus ha fatto sì che noi potessimo riconoscerlo, individuare prima i casi sospetti e iniziare a lavorare ai possibili rimedi. La prevenzione è il modo migliore per contrastare la diffusione del virus. E’ importante l’isolamento delle persone contagiate per contenerne il numero. Per ridurre l’eventuale trasmissione di malattie respiratorie è consigliabile il mantenimento dell’igiene delle mani e delle vie respiratoriem, oltre che una particolare attenzione all’alimentazione: evitare carne cruda o frutta e verdura non lavata”.

Tra mascherine acquistate in farmacia per proteggersi il viso da un pericolo che non esiste e fake news che girano sui social, in Italia c’è una sorta di “psicosi Cina”. Perché tutto questo allarmismo secondo lei?

“L’allarmismo attuale è un tantino esagerato. Anche l’uso delle mascherine, dipende dall’ambiente in cui si vive: se si ritiene che sia maggiormente esposto ad un possibile contatto la si può usare, ma al momento non mi sembra indispensabile”.

Sono due finora i casi accertati di contagio da coronavirus in Italia. C’è da preoccuparsi?

“In questa fase ci si può preoccupare, ma non in maniera esagerata. Sappiamo ancora poco di questo virus e molte cose vanno definite: in questo momento c’è più la paura dello sconosciuto. Va però chiarito un dato statistico: al momento la mortalità dall’infezione da parte del nuovo coronavirus è intorno al 2%, una percentuale ben più bassa della SARS, vicina al 10%, e della MERS, con il 30%”.

Fonte : Today